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9 settembre 2012 / miglieruolo

Dossier FS 25 – La fantascienza italiana di Urania

La fantascienza italiana di Urania degli ultimi anni
Di Dario Tonani

Niente di brusco. Ma una virata c’è stata, inutile negarlo. La fantascienza italiana degli ultimi anni ha imboccato una strada impensabile (o quasi) solo negli anni 90. L’ucronia e i viaggi nel tempo, tanto cari ad autori come Costantini[1], Fabriani[2], Grasso[3] e Ricciardiello[4] – generazione uraniana di mezzo del panorama di casa nostra – hanno lasciato il posto a quello che lo scrittore scozzese Richard K. Morgan ha definito, con una fortunata sintesi di parole, Future Noir.

Complice una formula che al cinema sembra andare per la maggiore,

anche la science fiction letteraria nostrana approda a pieno titolo nell’era della contaminazione conclamata tra generi attigui, diventa ibrido, crossover di temi, icone e ambientazioni.

E in qualità di “ingrediente” dimostra una vitalità che il mercato invece stenta a riconoscerle, quantomeno in forma pura. E’ il burro, meglio l’olio, di una cucina narrativa che mischia il futuro al presente, le suggestioni della tecnologia più spinta con quelle di personaggi – quando non addirittura di una società intera – che mal si adattano al cambiamento. La partnership tra science fiction e noir si dimostra la più solida, non fosse altro che per la plasmabilità degli elementi che derivano dall’uno e dall’altro genere. Nel 2007, il romanzo del sottoscritto “Infect@”[5] apre per certi versi la via: non si afferma al Premio Urania, ma ci va tanto vicino che l’editor di allora, Sergio Altieri, decide di derogare alla consuetudine di pubblicare solo il vincitore. E da Mondadori arriva persino il contratto per un seguito (“Toxic@”[6]) e per un altro volume (“L’algoritmo bianco”[7]). E’ un segnale, che nel giro di un anno, col vincitore dell’edizione successiva del premio, Giovanni De Matteo (“Sezione Pi Quadro”[8]), si consolida e diventa addirittura un trend, un nuovo per certi aspetti appunto “inimmaginabile” percorso. Arrivano le opere di Francesco Verso[9], Alberto Cola[10], il recente Maico Morellini[11] e persino dell’eclettico Donato Altomare, che con il suo “Il dono di Svet”[12] si lascia suggestionare per una volta dalle atmosfere di una storia a sfondo poliziesco.

Bellissima immagine, non poteva mancare


Con la nuova infornata di opere altamente “contaminate” la fantascienza italiana sembra allinearsi a quello che accade anche su altri scaffali della libreria: gli steccati tra generi vacillano, le etichette diventano sempre più aleatorie. Non è ovviamente solo il noir a suggestionare con le sue atmosfere, ma la stessa possibilità di attingere liberamente, intrecciandoli, a elementi dell’uno e dell’altro genere. E’ il cinema a sparigliare ovviamente le carte più ancora che la narrativa, ma la pagina scritta mostra di adeguarsi in fretta ai nuovi gusti. Il noir però porta in dote alla fantascienza non solo i suoi protagonisti tormentati, le sue ambientazioni torbide, con una brutta parola “i suoi clichet”, ma una cupezza d’insieme che va a innestarsi perfettamente su ciò che gli autori cyberpunk avevano lasciato in eredità alla morte del movimento: la dirty visual e ancora di più la consapevolezza che la coda “sporca” del futuro sia già tra noi. Le storie di De Matteo, di Verso e di Morellini, come quelle del sottoscritto, ritraggono ambienti sordidi e dark, in cui non è più il volto salvifico della scienza a giocare il ruolo da protagonista, ma anzi al suo opposto la deriva di una tecnologia che sfugge sempre di più alla funzione per cui era stata sviluppata.

Da qui, inutile negarlo, la diatriba accesa da molti lettori proprio in merito alla ridondanza di cupezza della nuova fantascienza italiana, incapace di cogliere gli elementi di solarità di cui il genere era stato portatore in lunghi frangenti della sua storia. Peccato italiano o circoscritto alla sensibilità intrinseca di certi autori?

Il punto, lasciatemelo dire, è che nella fantascienza, chi scrive è spesso assai più giovane di chi legge. Chi lamenta la presenza di derive dark nei personaggi e nelle ambientazioni lo fa perché legato ad altri contesti socio-politico-culturali e alla fantascienza che li riverberava.

Insomma, oggi il futuro è questo! Immaginarlo diametralmente diverso è persino fuori della portata degli scrittori di fantascienza. Quantomeno di quelli che vivono profondamente integrati nel proprio tempo, sentendone ogni giorno sulla pelle contraddizioni e disillusioni…

Non dimentichiamo poi quanto la science fiction ha perso per strada negli ultimi cinquant’anni; per il fatto stesso che i suoi lettori hanno smesso d’interessarsene. Due esempi su tutti: la fascinazione verso l’esplorazione spaziale e l’ignoto, la seduzione del meraviglioso. Pilastri fondanti della fantascienza degli anni d’oro, oggi purtroppo relegati alla sensibilità di pochissimi autori (Paolo Aresi[13], grande appassionato di astronautica, Gianluigi Zuddas[14] e Mariangela Cerrino[15]).

Il fatto poi che si viva letteralmente immersi nella fantascienza – pensiamo non solo al cinema ma a tv, pubblicità, videogames, commodities di tutti i giorni – non agevola certo il compito degli scrittori di genere. C’è un sovraccarico, quando non addirittura una saturazione di sollecitazioni che rimandano al futuro. Risultato: il domani è diventato quasi esclusivamente “visuale” e ha perso ogni attrattiva sul piano della speculazione letteraria. Interessa solo che il futuro ci venga mostrato e non contestualmente raccontato per parole. E’ l’affermazione dello schermo sulla pagina scritta. Scrittori e lettori ne prendano atto, con tutta la serenità possibile. E’ il futuro di oggi, ragazzi!

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[1] “Terre accanto” (Urania 1478, nov. 2003); “Stella cadente” (Urania 1516, nov. 2006).

[2] “Lungo i vicoli del tempo” (Urania 1453, nov. 2002); “Nelle nebbie del tempo” (Urania 1504, nov. 2005).

[3] “Ai due lati del muro” (Urania, 1189, ott. 1992); “2038: la rivolta” (Urania 1403, dic. 2000)

[4] “Ai margini del caos” (Urania 1348, nov. 1998); “Radio aliena Hasselblad” (giu. 2002”).

[5] “Infect@” (Urania 1521, apr. 2007).

[6] “Toxic@” (Urania 1574, sett. 2011).

[7] “L’algoritmo bianco” (Urania 1544, mar. 2009)

[8] “Sezione Pi quadro” (Urania, 1528, nov. 2007).

[9] “E-Doll” (Urania 1552, nov. 2009).

[10] “Lazarus” (Urania 1565, nov. 2010).

[11] “Il Re nero” (Urania 1576, nov. 2011).

[12] “Il dono di Svet” (Urania 1540, nov. 2008).

[13] “Oltre il pianeta del vento” (Urania 1492, nov. 2004); “Korolev” (Urania 1569, apr. 2011).

[14] “I computer dell’apocalisse” (Urania 1528bis, nov. 2007).

[15] “Cronache dell’epoca Mu” (Urania Fantasy 2, ott. 2008).

***
Tutte le immagini dedicate ai libri di Dario Tonani. Se lo merita, per quanto ha fatto per sé e per la fantascienza italiana.
Mauro Antonio Miglieruolo

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