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16 marzo 2011 / miglieruolo

Forte con i deboli

Una notizia, tra le tante impossibili che ogni giorno ci avviliscono, e alle quali infaustamente stiamo diventando progressivamente insensibili. Una notizia (apparentemente) piccola, ma significativa, tant’è che è riuscita a attraversare la barriera dell’abitudine e a indignarmi. All’Aquila otto studenti vengono allontanati dalla provvisoria Casa dello Studente e privati della borsa di studio per essersi fumati “qualche sigaretta, contravvenendo al regolamento interno” (vedi Il Fatto Quotidiano di Domenica 6 marzo). Non una semplice multa, come prevede la legge, ma una specie di pena capitale per gli otto che in pratica vengono privati della possibilità di proseguire gli studi.
Quel che colpisce della notizia è che uno dei firmatari del provvedimento è tra gli indagati per il crollo della vecchia Casa dello Studente, nel quale sono periti diversi di quei giovani. Naturalmente questo severissimo amplificatore delle sanzioni amministrative è ancora in carica (non avrebbe potuto infierire, altrimenti), nel pieno delle proprie funzioni. Gli studenti invece ormai non più, licenziati in tronco.
Messe a confronto le due infrazioni, quella del funzionario e quella degli studenti, non trovano termini di paragone. La morte di alcune persone, evento che di là dalla colpevolezza giuridica degli indagati dovrebbe pesare sulla coscienza e indurre quantomeno alla moderazione, non si riesce proprio a confron-tarla con il “crimine” di accendersi una sigaretta. La prima però non produce effetti, almeno non effetti immediati; la seconda invece sì.
Il solito della ingiustizia all’Italiana, debole con i forti, forte con i deboli? Certamente. Ma c’è qual-cosa in più che è necessario mettere in evidenza: l’ulteriore salto di squalità nel degrado politico, etico e sociale il cui esempio viene dall’alto (molto in alto) e dal quale siamo oltraggiosamente afflitti. La pretesa cioè di rovesciare i ruoli. Di fare (all’inizio) dell’indagato il giudice e del giudice il colpevole che osa perseguire il reato (ignobile propensione a delinquere che pesa sulla maggioranza, se non su tutti, i Magistrati italiani). Per poi completare l’opera dissolvendo ogni possibile imbarazzo, e ogni logica comune, nella licenza di ergersi a severissimo sanzionatore delle pagliuzze negli occhi altrui. Cioè, il mondo alla rovescia.
Non siamo dunque al dura lex sed lex, siamo alla norma sono io, il più forte. Come nel selvaggio west dell’ottocento, in cui vigeva la legge della pistola, diventata oggi quella del ruolo (un potere) che si viene chiamati a svolgere. Non un servizio, dunque, ma un’arma da usare contro chiunque e comunque. A discrezione dei propri umori, interessi, idiosincrasie.
O della propria cattiva coscienza.

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