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19 aprile 2011 / miglieruolo

I mutanti sono già tra noi?

Sono per uscire quando alla TV danno la “curiosa” notizia della scoperta di un vitello carnivoro. Immediatamente sedotto rinuncio alla visita al vicino panettiere e siedo davanti al computer alla ricerca di altri particolari sull’evento. Ecco quello che trovo.
Un contadino del Bangladesh lamenta la scomparsa di un numero considerevole di galline dal suo pollaio.

Il fatto appare inspiegabile in quanto continua anche dopo che la stia viene irrobustita con cordoli di cemento, sostituita la rete di protezione, rinforzata la porticina disconnessa e messo un cane da guardia bene addestrato. Altre galline scompaiono.
Improvvisatosi investigatore, con l’occhio reso acuto dalla necessità, il poveretto riesce a sciogliere l’enigma. Prima incredulo, poi stupefatto, è costretto a prendere atto dell’inaudita verità. A predare le galline è un suo vitello, che coglie sul fatto, mentre aggredisce e ne uccide una.
Colpito dalla notizia apro un file e metto giù la basi di queste brevi note.
A quanto sembra si tratta del primo bovino carnivoro di cui si sappia (o del quale io abbia avuto notizia). Ecco perché l’evento suscita scalpore, colpisce la fantasia della gente, finisce sui telegiornali. Colpisce in modo particolare la mia. La tentazione di costruirci sopra un racconto di Fantascienza è grande, ma poi non ne faccio niente. Lo stupore iniziale è infatti annientato dalla riflessione successiva.
Non sono tendenzialmente un apocalittico, perciò non leggo l’avvenimento come un ulteriore segno dell’imminente fine della civiltà, né nell’immediato, né nel prossimo futuro; ma neppure un benpensante che della sua voglia di tranquillità ha fatto la misura di tutte le cose. Sono un accanito (ex accanito) lettore di Fantascienza, cresciuto a pane e storie di mutazioni, con il companatico di alieni sotto mentite spoglie, perciò ormai assuefatto allo straordinario e al meraviglioso; tanto abituato che mi costringo a considerare il tutto una quisquilia, materia adatta al più per una onesta, ma anche ordinaria sottolineatura mistico-sociologica sui tempi nuovi che incombono, sul rovesciamento dei ruoli tra uomini e donne; nonché sugli interrogativi che molti si pongono sul resto che ci aspetta dietro l’angolo (le si può condividere o meno, ma hanno almeno il merito di permettere la riflessione sulla condizione umana). Diventeremo angeli o demoni? Spaziali, degli spazi profondi o Sotterranei sepolti in rifugi chilometrici? Esseri superiori o regredenti verso l’animalità più feroce? Toccherà a tutti o a qualcuno?
Rinuncio a darmi una risposta. Si è fatto tardi e rischio di trovare chiuso. L’appetito incalza, ed esco. Non appena sulla strada, sette piani più sotto, la risposta che cercavo, quella che mi è piaciuto trovare, anche in contraddizione con me stesso, sospinta del lettore di Fantascienza prepotentemente e ingiustamente accantonato, si affaccia alla consapevolezza: sì, certo, la classica mutazione improvvisa; sì, certo, un possibile fenomeno di adattamento alla dieta carnivora imposta agli animali d’allevamento Euroamericani (ma in Bangladesh?); sì, certo, abbiamo esagerato con la sfruttamento della Terra; e la Terra, aggredita, che risponde producendo ogni sorta di anticorpi, alcuni di quali pazzescamente sconcertanti e regressivi.

Ma se invece si trattasse di qualcosa di meno materiale? di un fenomeno di risonanza psichica che trascende gli ordinari meccanismi della natura? Il prodotto dell’influenza mentale dell’evoluzione culturale umana, approdata all’aberrazione di chiamare pace il fare la guerra? E produrre una pulizia etnica proprio a danno di chi si era accusato (e poi abbondantemente bombardato) di volerla fare?
Metto da canto allora la tentazione, per cavarmi di impaccio, di ricorrere a una frettolosa e liquidatoria spiegazione in termini evoluzionistici (una mutazione). O a qualsiasi altro fantasioso tentativo di spiegazione che puzzi di fuga dall’interrogativo. Il tema merita almeno un supplemento di ragionamento. E di filosofica presa di posizione. Quella solita banale delle troppe cose esistenti in terra per non avere agio sul cielo della più sfrenata immaginazione; e l’altra più seria sulla necessità di guardarci dentro per constatare se anche in noi si stia eventualmente verificando un analogo sconvolgente cambiamento. Se, per essere chiari, simili al vitello che si è trasformato in predatore, non si stia in procinto di trasformarci a nostra volta, aiutati magari dall’attuale crisi, tutti quanti in cannibali.
I mis-fatti di Rosarno, il lento crepuscolo dell’Italia, denunciato da parecchi indici, il moltiplicarsi del malcostume e della corruzione a tutti i livelli, “gli affaretti suoi se li sa fare” al posto dell’ormai stantio “nuovo che avanza” (ché in realtà voleva significare il “vecchio che galoppa”) sembrerebbe confermare la timida manifestazione di tale timore.
Io però, prima di consolidare questa o qualsiasi altra conclusione, e nell’attesa di ulteriori eventi che possano negare o confermare le opinioni che nel frattempo ce ne saremo fatte, ritengo opportuno rammentare chiunque legga questo scritto i postulati indeterministici della Fisica dei Quanti. Niente è davvero scontato. Come gli atomi di Epicuro che cadono interminabilmente, ma poi uno cambia direzione dando inizio alla Storia; nello stesso modo è possibile in qualsiasi momento per qualsiasi essere umano inserirsi negli eventi per dare inizio a una Nuova Storia. Crediamo dunque nella nostra possibilità di incanalare la realtà verso esiti differenti da quelli che incombono. Niente è davvero scontato. Un colpo di vento può scoperchiare i tetti di mille case chiuse e trasformarle in paradisi di cieli aperti. Basta solo mutare il punto di vista, e con esso l’Osservatore. Si creeranno allora nuove aspettative e nuova realtà. Nessuno di noi che già non lo sia (e ce ne sono) tornerà cannibale e all’umanità non spunterà di nuovo la coda, quella coda persa appena qualche milione di anni fa (cioè ieri).
Per quanto certe mentalità si adoperino e si ostinino a adoperarsi per muoversi in senso contrario, la tendenza generale è che il nuovo invecchi, non che il vecchio torni a nuovo. Perciò l’umanità andrà avanti e io spero con essa.
Mauro Antonio Miglieruolo

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