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21 aprile 2011 / miglieruolo

L’alieno

L’alieno
Ciao Piero, ovunque tu sia sarai sempre con me.

Il primo alieno di cui prendiamo conoscenza, dopo i genitori, siamo noi stessi. Ci guardiamo nello specchio e spesso non ci riconosciamo. O non ci ammettiamo. Ma guarda, ho pensato la prima volta che mi sono visto, io sono così! Ero quello, infatti, uno strano tipo che, un po’ sornione, mi controfissava di là dalla superficie lucida dello specchio. Non male, ma diverso da come mi immaginavo.


Il primo alieno invece con il quale sono venuto in contatto, trenta e più anni or sono, è stato su un treno, nel percorso Belluno-Padova-Roma, che compivo un due tre volte l’anno. In realtà si trattava di tre alieni, tre neri giganteschi, alti sul metro e novanta, due snelli uno sul voluminoso corpulento tipo lottatore di Sumo, ben vestiti, colletti bianchi immacolati, polsini muniti di gemelli, doppiamente alieni più a causa dell’opulenza che spirava da tutti i pori che per il nero viola scuro della pelle. Altro che povero nero: in quel caso si poteva legittimamente dire “povero bianco”! Cioè io.
Mi è bastato rivolgere loro la parola per comprendere il mio equivoco. Non si trattava di alieni (ero stato ingannato dalla fantasia di fantascientista doc), ma miei banalissimi vicini di casa (di là dell’Atlantico). Erano me esattamente quanto io ero loro. Lo stesso modo di sentire, ragionare, sragionare, sogghignare e fraintendere. Uguali. A parte che loro parlavano un Italiano orrendo (peggiore del mio) e io un inglese che gridava vendetta.
Da allora è stato tutto un susseguirsi (direi vano) di alieni autentici (anche se non veri), incantatori di serpenti, mangiafuoco, santoni indiani che si lasciano crescere le unghie nel palmo della mano, torvi invasati invasori travestiti da Capi Ufficio, Cani Parlanti (ho conosciuti anche quelli) e Vigilesse dalla Multa facile.
Finché un giorno arriva l’ultimo, quello buono, l’unico vero, un tipo normalissimo, uno strano soggetto alto, viso angoloso, accento siculo, proprio una brava persona. Stravolto da una influenza apocalittica non riuscivo a uscirne fuori. Si presenta questo tizio sostenendo di essere appena sceso dalla Luna. Ho una casetta nel Mare della Tranquillità, afferma. Niente di che il posto, ma mi piaceva il nome. Esci, ordina e usciamo. Cammino a fatica, ma sempre meno a fatica. Io lo guardo di sottecchi e mi chiedo, ma questo chi è? Non fa cose strane, non dice banalità, non pretende di vendermi niente, anzi mi offre una cioccolata calda, che diavolo vuole da me?
Niente. Non vuole niente. Solo che esca da me stesso e mi dia una mossa.
Per questo sostengo che è un alieno e gli credo quando afferma di venire dalla Luna. Da dove altro, con quelle caratteristiche, se non dall’esterno del Pianeta Terra?
Mauro Antonio Miglieruolo

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2 commenti

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  1. claudio s. / Apr 21 2011 13:31

    questo racconto proprio non l’ho capito. ma ci dev’essere un significato recondito, o no? o c’è un seguito? i francesi usano un termine tutto loro.”BOF!” A+ (sai cos a vuol dire A+?)
    claudio

  2. miglieruolo / Apr 21 2011 17:42

    Certo che c’è un significato, Claudio. Sta nella dedica. Ho voluto descrivere un individuo eccezionale che non è più tra noi. Tanto eccezionale da sembrare uno di quei straordinari alieni che pullulano nei romanzi di Fantascienza. A me che l’ho conosciuto e che conosco la Fantascienza l’accostamento mi è venuto spontaneo e ho voluto scriverci un pezzo sopra. Un pezzo non per me, ma a edificazione di tutti.
    Lo stimolo a scriverlo nasce anche dalla mia propensione a ripetere certi vezzi della Fantascienza rovesciandone le prospettive. In genere l’alieno è anche il cattivo invasore, il distruttore, il nemico che hai dentro e proietti fuori. A me piace immaginarlo come un soccorritore, piuttosto che come un sopraffattore (a proposito vedi il mio racconto “Metamorfosi” che è il più esemplare da questo punto di vista – lo trovi su MC Microcomputer 44 e sull’antologia “Assurdo Virtuale” con il quale ho vinto il premio Italia – nel 2007, mi pare). Per me l’alieno non costituisce un pericolo, ma è qualcuno come quel mio amico, capace di avere cura di sé e cura degli altri.
    Questo era Piero. Un invasore umano. Un essere di questo mondo che cercava di applicare le regole di cui molti si fanno belli, ma che in effetti sono difficilmente reperibili in questo mondo. Uno strano individuo, un invasore umano; uno che nascondeva la propria umanità dietro il suo essere clown. Uno che se decideva di esserti amico lo era incondizionatamente. Che dava senza mai pretendere nulla in cambio. Senza mai aspettarsi nulla in cambio. Ti era amico e basta.
    Si può tacere di una persona così?
    Di una persona QUALSIASI capace di essere così?
    No.

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