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14 luglio 2011 / miglieruolo

Umberto Eco & la Fantascienza

Umberto Eco & la Fantascienza
di Mauro Antonio Miglieruolo

(Avvertenza: da oggi e fino a metà settembre i post su questo blog avranno una cadenza quindicinale. Dalla fine di settembre riprenderanno invece il solito ritmo plurisettimanale. Buona estate a tutti!)

In un intervista pubblicata sul numero 20 dell’Espresso (19 maggio 2011) Umberto Eco tra le tante risposte ne fornisce una sulla Fantascienza

che non esito a definire azzardata. Egli infatti le attribuisce la capacità di andare “là dove la scienza può al massimo fare qualche prudente ipotesi. Ma su dieci anticipazioni che fa la fantascienza, cinque si verificano nella realtà. E può anche darsi che questa narrativa di anticipazione faccia da stimolo alla scienza.” E più oltre: “La fantascienza può essere rigorosissima […] molte delle ipotesi che circolano nel mondo scientifico sono frutto della scienza.” Ora mentre non ho alcun dubbio, né ho saputo di altri che ne abbia, sulla capacità della fanta-scienza di essere da stimolo per la scienza, non però in quanto indicazione di un strada da percorrere, ma come ginnastica mentale, abitudine (e attitudine) a andare oltre l’abitudine; sono invece in disaccordo là dove conferisce alla fantascienza meriti che non solo non ha, ma sarebbe pernicioso avesse. Tipo la supervalutata capacità previsionale (cinque anticipazioni su dieci che si affermano); oppure sulle ipotesi fantascientifiche che circolerebbero nel mondo scientifico (essendo vero proprio il contrario).
Due parole per illustrare la pericolosità di tali affermazioni. La Fantascienza non è nata quale supporto allo sviluppo delle scienze, rispetto alle quali svolge anzi un ruolo parassitario, persino fuorviante. La realtà della scoperta scientifica anzi ha poco a che vedere con l’immagine che di quest’ultima si è fatta la società e gli scrittori di Fantascienza rappresentano. Se possiamo registrarne la presenza nei racconti fantastici moderni, questi non ne ripetono le dinamiche e neppure rispettano i presupposti (lo scrittore medio di Fantascienza non si cura della verosimiglianza dei concetti scientifica che spesso ignora: insegue i propri sogni); li utilizzano invece dopo averli convenientemente rielaborati (e non potrebbe essere diversamente) per adattarle alle esigenze della narrazione, esigenze che spesso travalicano le sue medesime tendenze. La scienza pertanto è presente nella Fantascienza in quanto suggestione, curiosità e presa d’atto delle conseguenze sulla storia prodotte dal tecnologico, conseguenze che possono essere riassunte nella parole mutamento (tutto cambia è l’implicito, che solo molto tardi verrà detto, che governa l’ispirazione di uno scrittore di fantascienza. Cambia in avanti e cambia all’indietro, ma cambia!).
Non nego che nella nascita della Fantascienza abbia avuto un ruolo decisivo, quale concausa, la scienza; quel che intendo sottolineare è il ruolo maggiore che hanno avuto nella sua formazione
a) il vuoto prodotto dal progressivo ripiegamento novecentesco della letteratura su se stessa, sull’avanguandismo, sul ripudio del romanzesco e il quasi abbandono dell’epico. Proprio per riempire questo vuoto che, negli anni venti, è nata quella straordinaria letteratura “scientifica di avventure” che noi chiamiamo Fantascienza.
b) l’influenza delle filosofie scientifiche e delle ideologie connesse (ideologie scientifiche e ideologie politiche) che hanno caratterizzato il Novecento (essenzialmente fascismo, comunismo, liberismo). Altrettanto decisivo che lo stupore per l’oggetto tecnologico (il cui avvento, con i suoi continui rivolgimenti negli stili di vita, svuotava dall’interno la visione contadina sulla circolarità immutabile del tempo) hanno avuto le Grandi Narrazioni, il cui venir meno nella seconda metà del secolo scorso ha pesantemente influenzato i destini della narrativa di anticipazione.
La Fantascienza dunque è essenzialmente un movimento letterario che, come tutti i movimenti letterari, ha lo scopo di fornire una rappresentazione sia esteriore che interiore dei propri tempi. Degli umori e degli uomini che lo attraversano, dei loro sogni e degli sforzi prodigiosi posti in atto per modificare l’ambiente costituito (la realtà) del quale sono pure l’effetto. Valorizzarla per mezzo della sua presunta capacità di previsione rappresenta allora una diminuzione; nonché un trappola psicologica, tramite la quale la già agonizzante fantascienza finirebbe con il dissolversi. Comprendo la difficoltà a non tenere conto di questo vasto pre-giudizio, alquanto diffuso nel sempre più ristretto spazio dei cultori; e però bisogna liberarsene, se non per riguardo agli autori, che ne resterebbero ingabbiati, almeno per la possibilità stessa di indagare nella realtà letteraria dei nostri tempi.
Meglio: nella realtà complessiva dei nostri tempi.
È perciò necessario ribadire, instancabilmente ribadire, che la Fantascienza è anzitutto tensione verso il futuro (È POLITICA), aspirazione a un mondo diverso, anche se, pieni di timori come gli uomini sono, esorcizza questi timori rappresentandosi il peggio.
Per quanto attiene invece alla capacità di previsione ho solo da dire che la previsione appartiene alle scienze e dalle scienze riverbera poi nelle fantascienze (sarebbe bene iniziare a declinarle al plurale) che le degradano (dal punto di vista scientifico) o le trasformano per adattarli a fini che con l’attività razional-scientifica hanno ben poco a che fare.
Cosicché nelle fantascienze noi possiamo reperire la presenza di aggeggi e dispositivi analogici e digitali che poi troveranno conferma nell’attività dell’industria e dall’industria nella società, ma che non sono gli stessi (o raramente sono quasi gli stessi: una volta su cento) che le scienze all’inizio hanno ideato e alla fine poi progettato.
D’altra parte come potrebbe essere, pur immaginando un rapporto di filiazione privilegiata tra scienza e fantascienza, che questo rapporto possa durare nel tempo? Non si tratta certo di dati anagrafici quelli di cui si parla, dati che erroneamente si presume siano immutabili (anche anagraficamente si può modificare il proprio nome e cognome e persino il proprio sesso). Si tratta invece di realtà mobili, in perpetua evoluzione secondo linee e spinte diverse. In una è la logica propria alla scoperta scientifica a comandare; logica nella quale la persona è solo esecutore delle necessità che lo stato di crisi delle scienze hanno prodotto. Nell’altra lo statuto della crisi letteraria non può prescindere dalla personalità dell’autore, che condiziona in partenza le forme e gli aspetti di questa crisi. Ma fossero anche state ambedue soggette alle stesse logiche è indubbio che un secolo (due secoli?) di pratiche li avrebbe certamente condotte molto lontane l’una dall’altra.
Concludo attirando l’attenzione sulla statura intellettuale della persona oggetto dell’intervista. Una che merita molto più di quel che nell’intervista si concede. Possiamo dunque leggere il testo dell’Espresso come il segnale più evidente dell’ancora incompleta riflessione sulla Fantascienza. Molto resta da studiare e approfondire. Mancano soprattutto studi esaurienti tesi a delimitare, confermare o negare i molti luoghi comuni che vi imperversano. Luoghi comuni che contribuiscono a produrre determinate diffidenze e disistime (c’è persino chi rifiuta a priori la lettura di un testo fantascientifico, o la considera con un sorriso); che impediscono non soltanto la comprensione di quel che è stato il fenomeno fantascienza, ma soprattutto di quel che è stato il Novecento. Perché la Fantascienza è, tra le forme di espressione artistica, quella che più e meglio ne ha saputo rappresentare i movimenti sotterranei, i tic, le problematiche, le speranze e i deliri. Capire la Fantascienza è in gran pare capire il Novecento.
Non possiamo allora permetterci di assumere acriticamente il materiale fin qui elaborato e su di esso costruirne dell’altro. Occorre rimetterci le mani per approfondire e se necessario correggere. Per approdare a una descrizione più vera e più solida. Rischiamo, in caso contrario, di privarci di uno strumento prezioso per il riconoscimento del presente e la decifrazione del passato. Il che equivale anche a limitare la nostra capacità di dare un’occhiata, squarciando i veli che lo occultano, sul prossimo futuro.

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One Comment

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  1. Claudia. / Lug 15 2011 09:11

    Ciao Mauro!
    bellissimo articolo, concordo in pieno. Mi stupisce il fatto che autori molto noti e di successo non abbiano riflettuto a fondo su di un genere letterario come la Fantascienza. Perché? E mi stupisce ancora di più che un autore e dunque creatore di un mondo parallelo, non riesca a scindere, nella letteratura di genere, la “cornice” dalla sostanza. Di fondo la fantascienza è una cornice che serve a mettere sulla carta le paure, le aspirazioni, gli interrogativi dei nostri tempi e spesso, come fa la buona letteratura, si interroga sulle ragioni profonde della nostra condizione umana. Un salutone! Claudia.

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