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8 novembre 2011 / miglieruolo

prove di stato di polizia. e il pd?

Il sindaco Alemanno emette un’ordinanza che vieta per un mese le manifestazioni a Roma. Un atto grave, un ulteriore gradino della distruttiva scalata allo stato di diritto operata dalla destra fascista e berlusconiana. Uno si aspetterebbe una risposta di fuoco,

il finimondo nel consiglio comunale, raccolta di firme, proteste, interrogazioni parlamentari. Nulla di tutto questo. Qualche critica, storcere di nasi adusi a ogni fetore, un sospiro di rassegnazione e poi un complice voltare di spalle, dato che ci sono cose più importante da fare.
Poi venerdì tre novembre l’intervento preventivo della polizia contro un possibile corteo di studenti, identificati in quanto potrebbero commettere reato (a esempio, quello di violare una anticostituzionale ordinanza del sindaco). Nessuna reazione. Nulla, o quasi nulla, viene fatto per contrastare la permanenza di simili pratiche. Niente di adeguato alla gravità dell’accaduto, quantomeno. La “sinistra” è distratta da questioni più gravi, come ogni volta che si tratta di NON difendere i diritti perennemente attaccati dei lavoratori (mentre trova tempo e energie per solidarizzare con chi li attacca, alias Marchionne), come ogni volta che si tratta di NON difendere la libertà di critica (vedi censure televisive) e di NON difendere la cosa pubblica dagli attacchi dei predatori privati. Tra le scuse accampate da questi “sinistri” quella che più mi piace citare è quella che sostiene che l’Italia è ancora una grande democrazia. Sarà, ma temo che a furia di ripetere questo mantra e fare troppo poco per difendere l’agibilità collettiva, a breve, di democrazia ne rimarrà ben poca. Consoliamoci con l’aglietto, si dice a Roma: consoliamoci con quello che ancora c’è, finché c’è e non pensiamo a altro!
A questo proposito osservo che il PD manifesta volentieri la sua volontà di “mettersi di traverso”. Poi però non lo fa, o si limita a alzare il gradiente bassissimo della sua attività di opposizione parlamentare. Mai però che interpreti questo mettersi di traverso, come chiunque sano di mente intenderebbe, in termini di mobilitazione popolare, grandi campagne di denuncia e, dato il pericolo grande, sistematico ostruzionismo (e ne avrebbe ampi motivi. Non a mio dire: a sentire gli stessi ineffabili segretari del partito, che evidentemente alzano la voce per coprire l’assordante silenzio conseguente al vuoto di iniziative incisive e concrete).
Per dubitare delle buone intenzioni è sufficiente osservare quel che NON fanno quando qualcuno, considerata l’assenza di iniziative politiche serie, assume in proprio quella di mobilitarsi. Che fa il PD? Diventa parte attiva, coopera, incoraggia? O invece fa il pesce in barile e si limita a impossessarsi dei risultati, quando questi arrivino? Chiunque ne segua le gesta saprà rispondere a questo interrogativo, non occorre lo faccia io.
Mi sembra allora legittimo e persino opportuno operare un parallelo tra l’innamoramento dell’economia del “lasciar fare” (questi incredibili arnesi della politica!) e ciò che praticano sul piano ormai quasi esclusivamente istituzionale. L’uno è l’altro caso sarebbero dominati da un elemento salvifico che, se lasciato libero di operare, col tempo metterebbe in equilibrio tutti gli elementi. Da una parte basterebbe aspettare la magia salvifica del mercato. Dall’altra, esaurito il dovere di pigiare un pulsante, elevare vibrata protesta, fare appello ai sacri valori, basterà aspettare per ottenere la ricomposizione corretta del quadro politico. Sarà la stanchezza medesima degli elettori, l’illuminazione conseguente all’avere provato gli effetti del berlusconismo, a volgerli nella direzione giusta. Mercato e stanchezza, si sa, possono fare miracoli. Anche quando gli interessi materiali, politici e ideologici, storici e immediati delle masse sono stati abbandonati all’inclemenza della destra, se non violati direttamente dalla sinistra.
C’è proprio da chiedersi a che punto saremmo non ci fossero state le iniziative dal basso delle donne, del popolo viola, dei precari, degli indignati! L’interrogativo si fa più pressante quando si esaminino le assenze o tiepide presenza del PD nei momenti più caldi che attraversa il paese. A esempio con l’attuazione dell’editto bulgaro e l’eliminazione dai palinsesti RAI dei programmi e conduttori migliori. Con danno per la RAI, per gli Italiani e la stessa democrazia. A esempio, quando la polizia impedisce i cortei “a prescindere” e identifica i cittadini sempre “a prescindere”; quando il Maroni vieta l’ingresso ai Centri di Detenzione persino a parlamentari, oltre che alla stampa ecc. Mi fermo qui, per non stancare nessuno (e ce ne sarebbe di che stancare un Parlamento degno di questo nome!).
Ancora più pressante diventano interrogativi e perplessità ogni volta che capita di imbattersi in qualcuna delle “cortesie”, alias aiuti illegittimi, delle quali Berlusconi ha goduto; “cortesie” volute dagli attuali dirigenti del PD e che Violante ha ben descritto in un suo intervento in Parlamento. A questo proposito è opportuno consulatare la seguente clip

Ci si farà il sangue amaro, ma si capirà meglio il motivo della sua resistibilissima ascesa e permanenza nelle istituzioni. Pur trattandosi di una mediocrissima figura di statista che, a parte gli incensatori interessati del “meno male che Silvio c’è”, ha trovato estimatori che hanno voluto definirlo “genio della comunicazione” persino a sinistra. Tra costoro spiace annoverare Vendola, che avrebbe potuto risparmiarsi, un attimo in più di riflessione, di incorrere in tale infortunio. È facile essere “geni” di qualcosa quando si è messi, tutti gli strumenti in mano, a confronto con il nulla.
La unica ragionevole risposta che a questo punto ci si possa dare è che al PD, in fondo, ma non troppo in fondo, molte delle nefandezze della destra (salvo condoni e “scortesie” istituzionali), più che infastidire facciano comodo. Che anche i “sinistri” vedano con il fumo negli occhi personaggi incontrollabili, con il vizio di dire ciò che pensano e vedono, tipo Guzzanti, Dandini, Santoro, Luttazzi; che l’intensificazione delle prassi repressive costituisca una strumento ammissibile di sgoverno per chi si accinge a andare a sgovernare. Tutti compresi nel ruolo di esecutori di un disegno reazionario, che viene da lontano, forse più lontano dell’Europa medesima, di aggressione allo stato sociale, ai diritti, al potere d’acquisto dei lavoratori, la sinistra non può che accettare tutto il peggio voluto dal capitale finanziario. Incluso pratiche politiche che, considerato il bacino elettorale a cui fanno riferimento, equivalgono al suicidio.
Temo allora che la passività o timidezza nell’opporsi, l’alzare i toni di quel ripetuto e mai applicato “mettersi di traverso”, non sia altro che sintomo di un pensiero risposto. Cioè solo l’eco deformata della intenzione segreta di, ancora una volta, far andare di traverso ai loro elettori tutto ciò che sempre più scarsamente mangiano.
M.A. Miglieruolo

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One Comment

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  1. grandeclaudios / Nov 8 2011 11:13

    Hai fondamentalmente ragione, mauro, però…
    però, visto da che personaggi è composto il PD, è pure troppo quello che fanno (?) o troppo poco quello che NON fanno (di negativo).
    purtroppo non si vede all’orizzonte nessun “partito rivoluzionario”, nessuna chiara idea o proposta globale alternativa, né rivoluzionari possono definirsi quelli che tu chiami “…personaggi incontrollabili, con il vizio di dire ciò che pensano e vedono, tipo Guzzanti, Dandini, Santoro, Luttazzi…” e nemmeno gli studentelli della stazione tiburtina (di 14/15 anni!) identificati dalla polizia, come dici tu “a prescindere”.
    purtroppo non possiamo che constatare la totale assenza di un valido interlocutore. i “partiti della sinistra” si sono disintegrati, bertinotti viene visto come un reperto dell’antichità….
    PS. quando, nel lontano 1986 mi sfrattarono dalla casa dove (ancora) abito, andai da tutti i quotidiani di roma a informare che i preti, proprietari dello stabile, stavano per buttare fuori tutti gli inquilini. persino “il tempo” pubblicò la notizia. il direttore del quotidiano “di sinistra” l’avanti (non era ancora lavitola), mi guardò e mi disse: “embé?, qual’è il problema? lo possono fà!”

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