Skip to content
18 gennaio 2012 / miglieruolo

FILOSOFIA E FANTASCIENZA?

Ricevo da Panella e Ortino il testo chiarificatore sui contenuti della terza antologia di fantascienza, dopo le prime due già realizzate,

(Un calice di Soli, un Piatto di Pianeti & Volterra in giallo e nero) che i due curatori proporranno, ancora una volta, alle Edizioni della Vigna (http://www.edizionidellavigna.it/). Non si tratta che, come troppo modestamente ribadisce Luca Ortino, al quale avevo richiesto questi chiarimenti, di “una nota esplicativa […] delle finalità che si pone l’antologia di fantafilosofia di cui si parlò a tempo debito”. Poiché la nota in questione approfondisce determinati aspetti della fantascienza che, a mio parere, ne potrebbero prefigurare una nuova definizione, o quantomeno costringere a notevoli rimaneggiamenti delle precedenti, con il permesso degli autori la propongo ai frequentatori del blog. Permanenti o di passaggio.
Mauro Antonio Miglieruolo

—–
—–
—–

FILOSOFIA E FANTASCIENZA?

I puristi dell’uno e dell’altro genere (i cultori della filosofia come disciplina teoretica, gli appassionati o gli scrittori di hard science-fiction) forse potrebbero storcere il naso di fronte a una proposta di questo tipo. Eppure tra filosofia e fantascienza ci sono molti più rapporti di quanti si potrebbero credere e, soprattutto, c’è un continente intermedio che li collega: quello dell’utopia e della ricerca sulle sorti future dell’umanità, della ricostruzione del passato alla luce del “come se” o della prefigurazione del futuro alla luce delle magnifiche o perfide? sorti “progressive” del presente. Ma forse c’è ancora di più e di meglio: la filosofia tradizionalmente (da Socrate a Heidegger) tenta di individuare le ragioni dell’azione degli uomini, le loro motivazioni, le loro esperienze e, in fondo, anche i loro sogni di conoscenza. La fantascienza, esplorando i comportamenti oggettivi e soggettivi di quelli che saranno gli uomini del futuro, non fa forse lo stesso?
Il progetto di questa antologia nasce da questa sfida: provare che tra impresa teorica del pensiero e dibattito sul futuro degli esseri umani c’è un legame e che questo legame è narrativo. Quando Kant progetta “la pace perpetua tra gli uomini” e profetizza un “palazzo di vetro” dove le attività delle nazioni saranno visibili e disponibili alla comprensione e il giudizio di tutti non aveva anticipato il futuro Palazzo dell’ONU e la fine di ogni guerra e di ogni barriera tra i popoli? E quando Marx aveva prospettato una società futura in cui a tutti sarebbe stato dato secondo i suoi bisogni e ognuno avrebbe lavorato sulla base delle proprie capacità non cercava di anticipare una società di liberi, uguali e senza classi sociali a dividerli? Oppure quando Heidegger individua l’esistenza “autentica” nel fronteggiare la propria morte da parte di ogni presenza umana capace di confrontarsi con le vicende del proprio futuro non tenta di costruire una forma di soggettività “futura” in cui il rapporto con la verità subentrerà al di là del mondo della “chiacchiera”? E infine tutti i tentativi di costruire una società ideale nel mondo a venire partendo da quello del presente non sono altrettante incursioni in una dimensione che si può tranquillamente definire “di anticipazione”?
Attraverso racconti e narrazioni ambientati a partire dal presente (oppure da un passato rivisitato in nome del futuro), il nesso con la teoria filosofica può essere esaltato e i rapporti tra riflessione conoscitiva e prefigurazione del pensiero a venire possono essere resi capaci di produrre nuove forme di conoscenza. Attraverso la letteratura, attraverso la politica, attraverso la poesia delle situazioni rimesse in gioco.
Senza imporre a nessuno “collari” tematici o costringere con catene troppo strette la creatività di ciascun autore, il rapporto tra due fondamentali attività degli esseri umani (il pensare e il narrare) potrà essere coniugato in maniera adeguata alle aspirazioni di scrittura che caratterizzano i singoli narratori che vorranno essere presenti nell’ antologia.
L’importante è che la capacità di pensiero produca desiderio di espressione e di rappresentazione del futuro – mettere insieme l’aspirazione alla conoscenza con la sua messa in scena potrà essere non solo un risultato originale e positivo ma anche una pista che conduce verso un mondo che sarà e che potrà essere diverso dal presente solo se gli sforzi comuni di ognuno saprà orientarvi la propria azione consapevole e responsabile. Raccontare questo mondo non sarà forse, ancora una volta, uno dei compiti che la letteratura di anticipazione si concede da sempre?

Giuseppe Panella & Luca Ortino

Annunci

3 commenti

Lascia un commento
  1. Claudia Marinelli / Gen 18 2012 06:56

    Concordo in pieno, la fantascienza è a mio avviso, uno dei generi di narrativa più filosofici.

  2. philomela997 / Gen 19 2012 11:59

    Che bello trovare qualcun altro che la pensa come me!

  3. cristina bove / Gen 20 2012 21:05

    ne sono convinta anch’io.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: