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21 gennaio 2012 / miglieruolo

RIFORMA DELLE PENSIONI O ESPROPRIO?

RIFORMA DELLE PENSIONI O ESPROPRIO?

Il pezzo che segue è stato già pubblicato sul quotidiano online “Il Dirigibile” (http://www.ildirigibile.eu/). Lo ripropongo a distanza di qualche tempo per mostrare a tutti quel che vuol dire operare aperture di credito nei confronti delle forze conservatrici,

le quali aspirano esclusivamente e con spietata determinazione a rinnovare il paese riportandolo all’Ottocento (meglio se al Settecento, a prima della Rivoluzione Francese). Non ritengo che Scalfari con il discorso che qui sotto trascrivo abbia voluto coscientemente favorire la reazione (neppure ritengo prevedesse che la manovra di Monti sarebbe stata tanto crudele); al contrario credo nella sua buona fede. I moderati sono fatti in questo modo, puri, ragionevoli, pacati, individui che credono fervidamente nell’immagine neutra, quasi celestiale che della società si sono fatta (e che purtroppo non si stancano di promuovere). Impaniati nelle loro illusioni, che operano affinché diventino illusioni delle masse, per quanta intelligenza e cultura li sorregga, non riescono a comprendere che ogni tentativo di un approccio razionale ai problemi, scendendo sul piano degli sfruttatori, non può che favorire le oscure potenze, ma non tanto oscure, che stanno dietro la crisi: potenze che la crisi hanno provocata, che ne hanno beneficiato e che la gestiscono; moltiplicandone anche il senso di impunità e perciò stesso le pretese. Nessun ragionevole compromesso con loro; non almeno in assenza di sindacati degni di questo nome e di forze politiche in grado di centralizzare le lotte e offrire la sponda istituzionale delle quali le masse hanno bisogno per crescere. Nella situazione attuale poi, situazione che vede le masse popolari inermi come mai nella storia rispetto ai disegni della destra, ogni condiscendenza costituisce un ulteriore colpo alla capacità di mobilitazione e di resistenza dei lavoratori. Abbandonati da tutti, dai sindacati come dai politici, che pure a loro si rivolgono per ottenere successi elettorali, la demoralizzazione non può che crescere, producendo ulteriore passività, anche se accompagnata da ulteriore rabbia.
Mi chiedo solo se Scalfari e insieme a lui chi ha creduto e propagandato le baggianata che potete leggere, misurando la astronomica distanza con quello che poi sulle pensioni è stato realizzato, si renda conto di quanto siano state di giovamento a Monti e a chi Monti manda avanti, perché a lui gli vien da ridere.

——

Era già mia intenzione scrivere quattro righe sul tema dei temi, l’ulteriore taglio delle pensioni; ho rimandato per cause di forza minore (salute, altro tipo di impegni, agghiacciante dimensione del tema: la truffa del secolo). Ascoltando le argomentazioni del fondatore di Repubblica sulla Sette di ieri 9 novembre, mi sono convinto a mettere da parte quanto già elaborato, insieme a impedimenti e pigrizie, e a affrontare (riformulandolo) subito il tema. Scalfari stesso mi ha fornito del bandolo per ri-snodare l’intricata matassa delle mistificazioni e bugie che coprono l’argomento. Dall’alto di un’età che incute rispetto e che richiama alla saggezza egli ha efficacemente posto in evidenza l’essenziale degli argomenti con i quali intendono coprirsi i riformatori. Nonché l’essenziale di ciò che li muove.
Sostiene il fondatore di Repubblica che la riforma delle pensioni non solo può essere fatta, ma DEVE essere fatta. Il salario differito (tale è la pensione, salario accantonato oggi per i bisogno dell’indomani), dopo i tanti tagli già subiti, è nuovamente in obbligo di subirne ancora, in obbligo di assoggettarsi a un ulteriore saccheggio. A patto, sostiene con delicatezza il rispettabile giornalista, che poi i denari risparmiati siano utilizzati per offrire una pensione “decente” alle nuove leve della forza lavoro: a quelli che Scalfari chiama genericamente e non è il solo, purtroppo, “i giovani”. Una esternazione di buone intenzioni atta a coprire la verità dei pessimi propositi. Non dico suoi, ma di coloro che stanno dalla sua parte e hanno il potere decisionale in mano.
Una argomentazione come tante. Che ricorda le mille già udite. Sul sacrificio della gallina oggi per ottenere l’uovo domani. La gallina viene sacrificata e divorata dagli orchi della finanza; l’uovo di consolazione per le masse (bell’affare i riformisti sanno proporre! Begli scambi!) per altro non arriva mai. O se arriva, arriva perché marcio.
Fuor di metafora non mi voglio qui soffermarmi, non è il momento, sul vecchio “divide et impera” riproposto instancabilmente da politici e mass media i quali, furbescamente, dividono il popolo (giovani contro vecchi) nell’atto stesso in cui affermano di non volerlo dividere. Noto solo che oggi centinaia di migliaia di giovani dipendono proprio dalla pensione che hanno o avranno “i vecchi” e che con l’atto di volere fare qualcosa per loro, questi magnifici stupendi dignitosissimi democratici, dopo aver massacrato un’intera generazione, tolgono a essa l’ultima possibilità di non morire di fame (la pensione di padri e nonni); nello stesso tempo che tolgono ai pensionandi la forza di opporsi a questo disegno.
Mi soffermo piuttosto sulla doppia mistificazione che sta dietro questa ennesima operazione di rapina. La prima è quella della crisi (ma l’INPS non pesa sul bilancio dello stato; anzi sgrava lo stato, pagando di tasca propria – le tasche dei lavoratori – tutta una serie di oneri, quali l’integrazione al minimo, le pensioni sociali, l’abbattimento degli oneri sociali per le aziende ecc. – che dovrebbero invece ricadere sul bilancio generale dello stato. Cioè essere pagate da tutti). La seconda invece è che, con la pensione, ai lavoratori venga dato qualcosa che a loro non spetterebbe. Mentre è esattamente il contrario: sono i lavoratori a non ricevere dall’INPS un tanto in più che dovrebbe essere dato e che, in ossequio alle inique leggi dello stato, l’INPS non da. Conti alla mano, un lavoratore che guadagna 2000 euro lordi mensili (26.000 annui), versa solo per la propria pensione circa 7000 euro l’anno. In quarantanni arriva a costruire un castelletto individuale di circa 280.000 euro di capitale, più gli interessi nel frattempo maturati. Calcolando una pessima gestione di quei soldi (pessima gestione inevitabile, trattandosi di danari dei lavoratori) si può pessimisticamente ipotizzare, al netto delle spese generali, di arrivare a costituire comunque un montante di quattrocentomila euro. Al 4% di interesse (che non è troppo trattandosi di fondi vincolati) abbiamo un 16000 euro di interesse annuo. Cioè circa 1250 lorde euro mensili, un poco al di sotto dell’’importo che il lavoratore prenderebbe oggi dall’INPS e che domani comunque NON prenderà (la copertura pensionistica del futuro coprirà al massimo il 50-60% della retribuzione. Per i precari, molto meno, 30-35%). Questo significa che alla propria morte, anche se avvenisse all’età di cento anni, il lavoratore lascerà parte del proprio capitale (e nel futuro lo lasceranno tutto, forse persino accresciuto) in eredità a coloro che verranno.
Non capisco allora che cosa si dovrebbe tagliare. A meno che con tagli non si intenda espropriare. Non si intenda applicare una gigantesca patrimoniale sui meno abbienti, nel mentre che si esita a imporne una insignificante ai ricchi.
Naturalmente si tratta di calcoli sommari, che non tengono conto della svalutazione, delle guerre capitalistiche (ma quella non le ha ordinate il dottore, le ordina sua maestà il capitale: se le paghi, se le vuol fare!); ma nella loro essenzialità sufficienti per farsi un’idea della posta in gioco. Della truffa gigantesca, epocale, consumata contro il mondo del lavoro. Non è un caso se MAI gli “economisti”, “giuslavoristi” e “politici” quando vanno in televisione a parlarne, entrano nel merito della questione, limitandosi a recitare le loro quattro insultanti formule, sempre le stesse, tendenti a presentare i pensionati quali parassiti della società (in realtà hanno contributo e contribuiscono con i loro soldi e prima ancora il loro lavoro, a tenere insieme la baracca), avversari delle generazioni future (la cui istruzione e sopravvivenza ben volentieri lasciano che gravi sulla loro spalle), peso morto della società, alla quale impedirebbero di progredire (solo perché dopo aver speso una vita a produrre profitto si ribellano a che non tocchi loro almeno una decina d’anni di tranquillità, tranquillità che poi consiste essenzialmente nello stare lontani dal cane del padrone, cane che abbaia e morde; e lontani da una organizzazione del lavoro sempre più alienata e opprimente).
Aggiungo per il momento, e ce ne sarebbe da dire, che il bilancio dell’INPS, a sentire almeno i commenti di Cazzola, parlamentare di destra (vedi: http ://www.libertiamo.it/2010/10/07/la-crisi-morde-anche-linps-il-bilancio-torna-in-rosso/), nel 2010 “torna in rosso” non a causa delle pensioni ma, essenzialmente, a causa della “Gestione dei trattamenti economici temporanei (ammortizzatori sociali, indennità economica di malattia e maternità, assegni al nucleo familiare, ecc.)”, mentre invece “si difende egregiamente il Fondo dei lavoratori dipendenti in senso stretto con un attivo di quasi 7 miliardi” (SETTE MILIARDI!) che diventa passivo di circa 522 milioni a causa dei “disavanzi degli ex fondi speciali (trasporti, elettrici, telefonici, ex Inpdai)”. Per non parlare del “lavoro autonomo (che) piange lacrime amare: artigiani -4,4miliardi; coltivatori diretti -3,2 miliardi; commercianti – 1 miliardo.” A questa strage dei soldi dei lavoratori dipendenti bisogna poi aggiungere l’ultimo oltraggio dell’entrata nell’Istituto dei dirigenti, il cui fondo ha portato in eredità un passivo ulteriore di miliardo circa di euro.
Come si vede, i lavoratori dipendenti in tutto questo non entrano. Anzi, è il disavanzo del loro conto corrente collettivo (altro non è, di là dalla finzioni giuridiche, il Fondo Pensioni) che permette al carrozzone INPS di non sfasciarsi. I lavoratori dipendenti pagano per le proprie pensioni e per quelle degli altri. Pagano persino per i clienti della coalizione scellerata governo-opposizione. Perché allora dovrebbero RI-pagare dopo che per decenni hanno ri-pagato i debiti di tutti?
Ri-pagare, ri-pagare sempre. Credo sia giunto il momento di dire basta. Comincio io.
BASTA!
Mauro Antonio Miglieruolo

4 commenti

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  1. cristina bove / Gen 21 2012 16:19

    ti seguo
    BASTA!!!!!

  2. pietro / Gen 22 2012 18:20

    Sono d’accordo con quanto detto dal Sig. Miglieruolo. Penso che quanto da lui esternato sia la vera realtà dei fatti. Anch’ io dico BASTA.

  3. iraida2 / Gen 24 2012 17:23

    …e continuo io, bastaaaa!
    Queste cose non le avevo mai sentite o lette,grazie per la chiarezza dei contenuti e dei dati.
    Un saluto a te.

  4. Alberto / Feb 28 2014 22:42

    Ho letto con soddisfazione quanto esposto, perché viene evidenziato in modo obiettivo il problema. Poiché confido nella disponibilità dialettica del blog mi permetto di offrire un contributo.
    L’intervento si divide in due momenti: descrizione del problema e, in seguito, un possibile punto di partenza per una soluzione.
    Tutto parte dalla definizione di pensione come stipendio differito a cui si aggiunge un principio ineludibile e cioè la sussidiarietà.
    Su questi due assunti perfettamente condivisibili si è sviluppata tutta la problematica delle pensioni. Purtroppo, invece di avere uno sviluppo virtuoso, il sistema pensionistico è diventato strumento di privilegi, di utilizzi illeciti, di impostazioni ideologiche fraudolente. Con la connivenza di parte della popolazione.
    Abbiamo assistito, per chi ha memoria, a fatti tipo:
    a) Cassa mutua “Gente dell’aria” delle compagnie aeree- “è in attivo, non può essere, va inserita nell’INPS”.
    b) Più recente “ sentenza Corte Costituzionale sui diritti acquisiti – la stessa regola si applicò nel 1975 sulla scala mobile dei bancari unica responsabile dell’aumento dell’inflazione arrivata al 24,6%. ( che sfortuna essere nell’euro, con la lira potremmo avere un’inflazione competitiva e meravigliosi mutui al 30%).

    Il tutto ci ha portato alla situazione attuale, che può essere così rappresentata:
    Un lavoratore per 40 anni svolge la sua attività e percepisce il suo reddito in due forme, una parte tramite lo stipendio, l’altra tramite una rendita differita, la pensione.
    Un parlamentare, invece, dopo una legislatura, matura il diritto di percepire la pensione.
    Sin qui e’ tutto regolare? E’ applicato il principio di sussidiarietà.
    Il problema nasce dal fatto che i contributi versati dal parlamentare sono ridicoli rispetto all’ammontare della pensione percepita. Dove si prendono i denari per pagare la pensione?
    Risposta: dal montante versato dai lavoratori. Il che porta ad una diminuzione della pensione percepita dal lavoratore.

    Non so se sono stato troppo sintetico, ma il solo basta non mi basta.

    Alberto MIgliorini

    (ps. Domanda : È consentito ad un cittadino italiano consultare gli archivi dell’INPS, con le naturali tutele della privacy?)

    Roma 28/02/2014

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