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26 gennaio 2012 / miglieruolo

Parliamo di editoria…

Parliamo di editoria…
di Mauro Antonio Miglieruolo

Una notizia curiosa: lo scherzo giocato dal Sunday Times all’industria editoriale Britannica. L’illustre quotidiano ha inviato a 20 Case Editrici e Agenzie Letterarie i primi capitoli di due libri che al loro apparire negli anni settanta (non dunque recentissimi, ma neppure dell’età della pietra) avevano ottenuto critiche entusiastiche.

Uno dei due libri aveva poi vinto un premio letterario e l’autore dell’altro, Naipaul, era stato successivamente insignito del Premio Nobel per la Letteratura. Non gli ultimi arrivati, dunque, ma anzi due autori che ci si aspettava ricevessero una larga messe di consensi. Invece nulla, tutte e 20 le imprese editoriali avevano bocciato e respinto senza misericordia le proposte ricevute; né, pur avendo tra le mani un Premio Nobel (che si suppone dovrebbe essere ben conosciuto), sono state in grado di riconoscere che si trattava di materiale oltre che ottimo anche già edito.
E pensare che un esperimento simile, era stato tentato anni prima, con analoghi sconfortanti risultati. L’incapacità dell’industria editoriale di governare la materia di cui tratta è evidentemente arrivata a un punto di totale incapacità e impotenza.
Prima legittima domanda: ma i selezionatori delle Case Editrici leggono? O leggono – superficialmente – solo quel che giunge in redazione? Sembra che non leggano neppure quello. Sono in molti a sostenerlo; e che per le pubblicazioni si affidino alle Agenzie di Lettura (che si fanno pagare profumatamente il servizio da parte degli aspiranti scrittori); o alle segnalazioni di autori già affermati (alias raccomandazioni). Un amico mi ha confidato anni fa di aver verificato personalmente questa prassi mettendo in circolazione un suo elaborato. Prima però aveva provveduto a unire insieme le prime pagine con una piccola goccia di colla. Ebbene i dattiloscritti gli sono erano stati restituiti tutti intonsi e uno addirittura senza neppure aprire il plico che lo conteneva. Aggiungo la mia esperienza in merito: anni fa, quale risposta all’invio di un romanzo, una casa editrice specializzata in fantascienza, presso la quale verosimilmente dovevo essere conosciuto (non ne faccio il nome per carità di patria), ha risposto con una missiva nella quale “consigliava” esattamente quanto sopra (raccomandazione o ricorso all’agenzia di lettura). Più una terza opzione: quella di ricorrere all’editoria a pagamento. Loro non intendevano più prendere in esame il materiale arrivato in redazione.
Potrebbe esserci di peggio?
La verità è che le vecchie Case Editrici che facevano cultura oltre che profitti, che erano interessate a crescere insieme agli autori che pubblicavano, che si affidavano alla eccellenza dei loro cataloghi piuttosto che al rientro immediato dei capitali investiti (un buon libro fa guadagnare sempre, uno cattivo al massimo una sola volta) sono praticamente scomparse. L’industria editoriale odierna, in particolare la grande industria editoriale, è del tutto indifferente alla qualità dei libri e pertanto è diventata anche inabile a valutarne il valore. Anzi si dimostra addirittura fobica nei confronti dei libri di valore, perdendo in questo modo le occasioni per rendere un buon servizio a se stessa e ai lettori. È nello spazio di eccellenza abbandonato dall’Editoria Importante che il piccolo e medio editore trova le proprie fortune. Clamoroso il caso Feltrinelli che negli anni sessanta fondò le proprie fortune puntando sui testi rifiutati dalle altre edizioni (testi eccellenti, spesso veri e propri capolavori). Il motto non detto, ma praticato, sembra essere: “pochi, maledetti e subito” e “dopo di me il diluvio”.
Ne consegue un livellamento al basso tale che contribuisce a produrre il progressivo senso di estraneità di molti nei confronti del libro e della cultura in genere. Specialmente in Italia si legge troppo poco e sempre meno. Come, d’altra parte, dar torto a questi NON lettori se si considera che il 90% di ciò che si pubblica, secondo Sturgeon (opinione che sottoscrivo), propria per la sciatteria editoriale, è pattume?
La morale di tutto questo? Una lezione sull’avidità e sulla sterilità dei valori in circolazione (denaro e successo). Perdere di vista lo scopo per fissarsi esclusivamente sul guadagno non solo impoverisce professionalmente, ma alla lunga si traduce in un ostacolo specifico nei confronti della stessa capacità di guadagno.
L’avidità non contenuta si volge contro se stessa, vanifica i suoi propri fini; e finisce con divorare l’integrità dell’individuo o del gruppo che se ne fa portatore e vittima. Anche per questa via possiamo comprendere allora che il collocarsi in una prospettiva positiva, il voler rendere un servizio alla comunità di cui si è parte, è il modo migliore per rendere un servizio anche a se stessi. Per la propria crescita umana e per venire incontro ai bisogni materiali che comporta l’esistere.

7 commenti

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  1. Luigi Petruzzelli / Gen 26 2012 08:49

    Al riguardo della selezione dei testi, mi e’ capitato un paio di sere fa di leggere il racconto “Il denebiano Yutzy Brown”, di Pino Puggioni, I Romanzi del Cosmo n.129, Ponzoni Editore, 1963.
    Quasi cinquant’anni fa… a chi riesce a procurarsene una copia, lo suggerisco 🙂

    Luigi

  2. cristina bove / Gen 26 2012 12:04

    l’avidità è ormai alla base di ogni impresa odierna, che si tratti di abbigliamento o musica o scrittura o qualsiasi attività poco importa.
    è il profitto che conta.
    e stiamo affondano nel pattume, perciò…

  3. Claudia Marinelli / Gen 26 2012 14:58

    Sono d’accordo gli editori non leggono e non sono in grado di capire il valore di certe opere, inoltre spesso non hanno coraggio, io prevedo in un periodo di tempo non troppo lungo, la decaduta degli editori, la gente finirà per pubblicarsi da sola on line, con conseguenze che non so valutare-

  4. grandeclaudios / Gen 27 2012 22:48

    una cosa bisogna aggiungere: i “grandi successi editoriali” che ogni anno vengono “sfornati”, e che vendono “miriadi” di copie (Bruno Vespa, il fu Enzo Biagi, Rizzo e Stella, Enzo Bianchi il priore pazzo di Bose, il “grande” psicologo Umberto Galimberti) sono per lo più scritti da “Altri”. poveracci o gruppi di poveracci che raccattano il materiale che poi viene assemblato dallo “pseudo autore”. il quale poi se ne attribuisce il merito. un po’ come il discorso sui NEUTRINI della Gelmini. a parte che lei non ne sapeva nulla (dei neutrini), ma questi discorsi, dichiarazioni ecc. e anche i libri, sono sempre più opera di una manovalanza ignota, spesso sottopagata (o qualche volta superpagata, come il segretario alla presidenza del consiglio o della repubblica). se poi un autore “Vende bene” allora bisogna sfruttare il filone e “arricchirlo di nuovi titoli”. non a caso quello che vende di più è “la fascetta” con scritto “100.000 copie vendute in America!”. o “il nuovo capolavoro di…”. e il popolo bue compra.
    a tal proposito andatevi a vedere il sito wikipedia su umberto galimberti, che “ha copiato intere pagine di altri autori e l’ha pure ammesso”. e lo credo! il professore non poteva certo dichiarare che i libri glieli scrivono i suoi “scrivan serventi”! ogni anno esono cinque, sei sette libri di galimberti. e lo stesso è professore di università, interviene in TV, convegni ecc. ecc.

  5. frantzisca / Gen 28 2012 14:25

    Tutto vero dalla prima all’ultima riga,
    ma condivido ancora di più la tua opinione sul pattume.
    Io che ho divorato libri per circa cinquant’anni, in quest’ultimo decennio mi sono allontanata dalla lettura: trovo tutto scontato, dejà-vue, già letto, e oltretutto scritto male che più male non si può…
    un insulto alla mia intelligenza di inveterata lettrice (duemilaottocento) libri all’attivo compresa la fantascienza dal numero zero di Urania sino a quindici anni fa, quando ho smesso di comprarla perchè trovavo buono un libro su dieci; ma quello che ho letto prima è stato decisamente appagante.
    Letteratura italiana, russa, francese, inglese, etc.etc.etc certo roba che hai giovani d’oggi magari sembra indigesta, io ci nuotavo dentro e senza affogare, come invece mi succede spesso nell’imbattermi nella più recente, e il problema è quello che hai detto…i bravi scrittori spesso rimangono nell’oblio del non pubblicato.

  6. miglieruolo / Gen 31 2012 14:51

    No, perché? se ti riferivi ai buoni autori che non vengono pubblicati, la candivido. Io non sono tra questi, i migliori lavori però ho sempre faticato a pubblicarli. Uno ancora non sono riuscito. Spero a breve.
    Anche io avevo smesso di leggere fantascienza e mi ero non affogato ma avevo galleggiato con gli scrittori che citi. Negli ultimi tempi però qualcosa è cambiato. Qualcosa di discreto emerge. A volte ottimo. Cormac a esempio (La strada). Anche in Italia. Leggi Vitiello.
    Non mi dilungo. Sono uscito dal letto (influenza) per rispondere ai commenti più urgenti e il tuo mi è sembrato tale.

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