Vai al contenuto
14 febbraio 2012 / miglieruolo

Italiani voltagabbana?

Nota: ho scritto il pezzo che segue prima dell’esplosione del movimento dei forconi. Lo ripropongo introducendo pochi e piccolissimi ritocchi. Ognuno giudichi se è valsa la pena conservarlo fino a oggi.


Non mi chiedete però il numero dal quale ho preso spunto. Non lo ricordo più. Giusta punizione per i distratti disordinati che dislocano l’attenzione su dieci staffe.

Leggo sulla prima pagina del “Fatto Quotidiano” Marco Travaglio che se la prende con un certo tipo di italiano colpevole di avere nei confronti del potere un atteggiamento volubile, da perfetto voltagabbana. Temo che questa volta il giornalista del Fatto Quotidiano e di Servizio Pubblico, in genere brillante e spesso condivisibile, in questa occasione si sia lasciato fuorviare dal combinato disposto di una analogia (le analogie sono spesso traditrici) e di un luogo comune. L’analogia con gli osanna del recente passato e il luogo comune degli italiani osannanti sotto i balconi dei vincitori e pronti a appiccare per i piedi gli sconfitti.
In tutti i paesi vi sono strati consistenti di popolazione facilmente strumentalizzabili dai demagoghi, strati pronti a rivoltarsi quando la realtà finisce con il leggere il bluff sul quale si basano le seduzioni degli uomini della provvidenza. Non c’è nulla di strano in questo, nulla da stigmatizzare: al massimo sottolineare l’estrema ingenuità di chi ha voluto credere nell’incredibile; ma fino a un certo punto è ammissibile enfatizzare la sottolineatura. Gli uomini tutti (non solo gli italiani) sono spinti da molteplici istituzioni e dalla stessa condizione reale a fare propria la forma mentale adatta a produrre questa apertura di credulità. Lo sono dalla religione, dalla scuola, dalla stessa famiglia… educati a volte dallo stesso interesse che scaturisce dalla condizione materiale che vivono: nulla di cui meravigliarsi, allora, nulla di che recriminare. Su questo tema anzi si è ricamato sin troppo. Specialmente in Italia, dove il il predominio della Chiesa di Roma, con il suo accentuato fideismo religioso, ha reso più forte e più visibile la tendenza. È giunto il momento di caldeggiare l’opportunità di non insistere su tali banalità fuorvianti, le quali ostacolano la comprensione e impediscono di individuare le misure da prendere.
Inutile ricorrere a analogie storiche e fare sfoggio di malumori. Quel che è utile invece è individuare le caratteristiche della particolare congiuntura che stiamo attraversando.
Anzitutto a me sembra perfettamente naturale l’entusiasmo che ha circondato, e circonda, l’operazione Monti. Non se ne poteva proprio più del governo Berlusconi. Di lui e del personale impolitico (persone arroganti, aggressive, avide, menzognere e succubi del capo) da cui si era circondato. Naturale quindi che un forte alleluia si sia sollevato subito dopo le dimissioni di quell’infausta compagine governativa. Alleluia rafforzati dalla constatazione dell’assoluta diversità di stile dei nuovi rispetto ai predecessori, tra i quali aprire un contenzioso con la giustizia sembrava un viatico, una raccomandazione, una garanzia, non un impedimento per essere ammesso a gestire la cosa pubblica. La sobrietà dell’uomo e la serietà del professionista hanno inoltre indotto le persone a prendere forse un po’ troppo sul serio gli slogan con i quali il nuovo Primo Ministro si era presentato: rigore, equità, crescita. Come non esaltarsi allora? Io stesso che pure ho sollevato dubbi ben prima dell’insediamento ho dovuto ricorrere a petizioni di principio per articolare questi dubbi. Esempio: il suo essere un tecnico, mai i tecnici essendo al servizio delle masse; ed essere palesemente di destra; l’esistenza di oscure forze politiche che avevano manovrato per il suo avvento ecc. ecc. (Noto di passaggio che queste forze sono le medesime che domani, in assenza di una seria opposizione di massa, non riuscisse a Monti o chi per quest’ultimo, a domare le masse, non esiterebbe un istante a ritentare l’avventura nazista. Con nuovi nomi, nuove forme, ma quello si arriverà se non si riuscirà a smascherare il ruolo reazionario svolto da quasi tutte le organizzazioni presenti, PD incluso).
Dunque, un’apertura di credito. Dopodiché però arrivano le solite stangate. Arrivano le bastonate sui soliti gropponi, risparmiando quelle dei soliti ricconi. Lasciando indenne Sua Maestà la Finanza, Sua Maestà il capitale, La Santa Chiesa, I Santi Evasori, le Sacratissime Spese Militari. Manco a parlare poi di rovistare tra gli sprechi. Come dire, gettare un’occhiata nei clienti e nei patron dei politici.
Contro una tale sfacciata riproposizione dei sacrifici a senso unico, unita alla solita beffa dei due tempi, nei quali il secondo non arriva mai (son qui per augurarmi il contrario: che arrivi una patrimoniale seria, il dimezzamento del costo della politica e delle spese militari, la guerra ai grandi evasori ecc.), non è sorprendente che si sia levata la protesta di tanti. Non sorprendente che l’immagine di Monti, agli occhi di strati consistenti di popolazione, si sia rapidamente appannata. E si notino i segni di una ancora embrionale offensiva di massa. Non segno di ritardo, dunque, di opportunismo o dabbenaggine. Anzi è segno positivo di intelligenza, di una reattività che fa sperare bene.
Segno che la misura è colma. Che basterà un niente se non si fa niente per abbassare la tensione, a vedere il vaso traboccare.
Mauro Antonio Miglieruolo

5 commenti

Lascia un commento
  1. grandeclaudios / Feb 14 2012 13:28

    Mi è piaciuto l’articolo dove si dice “….Gli uomini tutti (non solo gli italiani) sono spinti da molteplici istituzioni e dalla stessa condizione reale a fare propria la forma mentale adatta a produrre questa apertura di credulità. Lo sono dalla religione, dalla scuola, dalla stessa famiglia…”.
    questo sarebbe un bel dibattito/forum/ discussione: come si creano gli “idoli” nella popolazione. dio, patria, famiglia, resurrezione, il partito ecc ecc. quali sono i meccanismi istituzionali e le persone (scuola, figure autorevoli, professori, politici e preti) che portano a credere nelle illusioni. come è possibile “perdere” la ragione. ma di questo non si parla mai. si preferisce credere nei “miracoli”.
    poi però nel finale (del “maurarticolo” of course) spunta il solito “vecchiomauro” con alcune “soluzioni” (e che soluzioni!) demagogiche, di vecchio stampo, tipo “tassare i ricchi” o addirittura “eliminare le spese militari”.
    ma sono impensabili in un regime capitalista! e chi le dovrebbe prendere queste misure?. forse questi vecchi professori e professoresse, cariatidi rugosi/e, che hanno già “sistemato” i propri figli/ figlie nei posti di comando ed irridono i giovani bamboccioni “fannulloni e mammoni”?
    l’unica “soluzione”, secondo me, è di “non avere illusioni”, non credere fideisticamente in nessuno. non adorare nessun dio né alcun “vitello d’oro” in sostituzione.
    non dimentichiamoci che anche vendola aveva invitato don verzé in puglia…a costruire un “polo d’eccellenza”. e vendola, che sembra così bravo, è cattolico e va pure a messa…

  2. miglieruolo / Feb 14 2012 16:30

    La politca del possibile la fa già il PD, con risultati nulli. La prospettiva di fare ciò che è possibile fare, cioé quello che piace al capitale, o non è incompatibile con il capitale, porta proprio a queso: al nullismo totale. A un seguito di sconfitte, una più pesante dell’altra. Se invece passa la lihnea di chiedere quello che serve, non quello che piace a sua Maesta il Capitale, allora o si ottengono risultati, oppure tutti si convincono della necessità di cambiare il sistema, per raggiunge quegli obiettivi condivisi.
    Portando avanti l’Hegeliano principio del reale che è pure razionale invece, non si fa altro che pestare l’acqua nel mortaio, inseguire i Bersani, Veltroni, D’Alema sul terreno dell’ordinaria amministrazione e dell’ordinaria e straordinaria amministrazione dei sacrifici a senso unico. Con il bel risultato di far sparire le responsabilità del sistema e di far apparire invece quelle degli agenti del sistema (Veltroni, D’Alema ecc.); e dei “settori reazionari” che bisognebbe sconfiggere per raddrizzare le cose. Figuriamoci… Più utopia di questa?
    In cento anni di lotte il Movimento Comunista, scontando pure le molteplici deviazioni e le tante sconfitte, qualcosa è pur riuscito a ottenere. La valanga reazionaria, guarda caso, ha iniziato a precipitare proprio con la sconfitta dei residui di comunismo che la caricatura di comunismo sovietico comunque preservava. Nello stesso periodo la politica delle compatibilità socialdemocratiche è riuscito a ottenere solo ciò che gli “estremisti” rivendicavano. Avocandole a sé e rivendicandole a loro volta, quantunque devitalizzando gli obiettivi, e per sottrarre terreno agli “estremisti” stessi. Di successi dei “moderati” (in genere smodati) io non ne conosco. Qualcuno me li potrebbe enumerare, per favore?
    Un’altra domanda: chi è utopico e chi realista, allora? Chi si pone gli obiettivi giusti o chi quelli dichiarati realizzabili dalla stampa di regime, e mai realizzati?

  3. miglieruolo / Feb 14 2012 18:32

    Ma poi perché tassare i ricchi dovrebbe risultare utopistico?
    Perché dimezzare le spese militari un obiettivo irrealizzabile?
    Trenta anni fa i ricchi pagavano più di quello che pagano oggi e il sistema era uguale, funzionava pure un po’ meglio. Le spese militari oggi pesano più che nel passato, perché non dovrebbe essere possibile, data l’emergenza, ridurle di un bel po’?
    Perché, soprattutto, negli ultimi trenta anni la divisione delle risorse prodotte si è modificata a favore del capitale e, nonostante l’aumento consistente della produzione, la parte che tocca ai meno abbienti è diminuita?
    Perché, pur essendo aumentata la produzione, oggi ci sono più poveri che ieri?
    Questo un realista dovrebbe essere in grado di spiegarlo. Non ne conosco nessuno che sia in grado di fornire una spiegazione ragionevole. Solo dire, delle rivendicazione degli “utopisti”, che sono “impossibili”. L’unica cosa che per i “realisti” è possibile, e praticabile, è l’unica veramente effettivamente impossibile: continuare a spremere chi già è al limite. Questa è la strada giusta per correre verso il disastro. Fingendo di voler salvare gli italiani dal disasstro (in realtà si salvano solo i bilanci delle banca e i guadagni degli speculatori), li si guida dritto nella fossa della miseria. La Grecia ce lo insegna.
    Una societò dis traccioni, come nell’Ottocento, è questo che vogliamo?
    Speriamo di non dover diventare anche noi un esempio dell’irrealtà galoppante dei realisti!

  4. grandeclaudios / Feb 14 2012 18:57

    un giorno i topi, terrorizzati dalla moria dei loro compagni, divorati tutti i giorni in gran numero dal gatto, si riuniscono in assemblea e cercano di trovare una soluzione a questa ecatombe.
    fioccano le proposte, finché il topo più saggio fa la proposta di …attaccare un campanello al gatto, così che ogni suo movimento possa essere monitorato e pertanto tutti i topi possano fuggire in tempo e salvarsi.
    la proposta viene approvata ALL’UNANIMITA’.
    poi però, sorge un problema: chi attacca il campanello al gatto?
    pertanto ripeto la domanda: chi dimezza le spese militari e fa pagare le tasse ai ricchi? IN ITALIA ORA?

  5. miglieruolo / Feb 14 2012 20:36

    Perché poni a me la domanda? Non è mia la contraddizione, ma di chi queste spese militari ha fatto lievitare indebitamente e indegnamente. Io mostro solo una via d’uscita alternativa, che permetterebbe di NON tagliare le pensioni e ridurre i sacrifici da imporre a chi non è più in gardo di pagarli. Una parola d’ordine che comunque non resterà inefficace. I vampiri che amano chiamarsi Datori di Lavoro, un prezzo lo dovranno pagare. Il prezzo politico di un crescente scetticismo nei confronti del sistema. Prezzo che non pagherebbero se ci si limitasse a quello che Lor Signori sono graziosamente disposti a cedere (che oggi eqivale a quasi niente). Inoltre, vedendo l’opposizione crescere, non resa inefficace da coloro che in partenza rinunciano alla lotta, qualche limite è pure possibile se lo impongano. Non è rinunciando ai giusti obietti “perché è difficile” che si ottiene qualcosa. Non è evitando lo scontro, ma anzi alzandolo sempre più, per mostrare a chi ancora si illude sulle possibili vie d’uscita,che si ottiene di consolidare una opposizione sociale che sia vera opposizione. Natuaralmente che impaniato nel pensiero unico, unico punto di vista ammesso, tutto questo non lo può vedere, perché non vuol vedere. La realtà colpirà crudelmente e costringerà a vedere. Se non si crea una opposizione radicale e energica, l’andazzo preso dal capitale continuerà e questo andazzo prevede sempre e solo sacrifici, sacrifici e ancora sacrifici: ma per noi; per loro ulteriore ricchezze. E altra ricchezza ancora.

    Il mio limite non è nelle mie posizioni, ma è determinato dalla scarsa visibilità del blog. Cioé dalla scarsa capacità di incidere sulla realtà. Ma poiché non sono il solo, devo adattarmi a aspettare il tempo giusto per veder diventare la mia posizione esigenza piena delle masse. In ogni tempo e sempre, l’interrogativo di chi vuol vivere in pace (mi ci includo: voglio vivere in pace: solo non accetto di illudermi: non mi daranno pace) sarà, ma come, credi possibile tutto questo OGGI? e sarà sempre l’oggi di un qualsiasi domani in cui mi si obiettarà: proprio oggi? e Naturalmente dopodomani: oggi? La battuta di Totò: ti pago domani; e domani: ho detto che ti pago domani, e domani ti pago. Bisogna spezzare questo circolo vizioso. Dandosi un prgramma. Scuotendosi dalle illusioni. Alcuni obiettivi giusti. SONO COLORO CHE HANNO IDEALI CHE FANNO LA STORIA, non quelli che si appiattiscono sulle difficoltà del momento.
    Il prblema dunque è di convincere le masse (e come se non con obiettivi giusti e per i quali valga la pena di batteris?). A quel punto, avendo le masse dalla propria parte, non ci sarà uno a dover attaccare il campanello, ma milioni e milioni di topi che provvederanno. Il topo non potrà far nulla di serio. Cadrà come sono cadute decine di dittature e pure qualche democrazia. Cerchera forse di salvarsi piegandosi a concedere qualcosa, ma a quel punto che elimini le spese militari, aumenti le pensioni, dia garanzie ai lavoratori, servirà a ben poco. A quel punto dovrà cedere tutto. Tornando nella metafora: diventare vegetariano o morire di fame.

    Cito solo gli eventi epocali (moltiplica per dieci e avrai l’idea dei gatti con campanello attaccato o gatti morti): I Re d’Inghilterra e Francia (finiti al patibolo); lo zar di tutte le Russie, l’Imperatore di Germania, l’imperatore Cinese, la dittatura Porifirista in Messico, Mubarack, Alì Babà e i quattromila ladroni, la burocrazia sovietica (purtroppo a favore di quattrocentomila ladroni), i regimi a sovranità limitata nei paesi dell’est (quasi tutti senza colpo ferire) e non mi ricordo più che altro.
    Poveri gatti con tutta questa gente che si sveglia d’improvviso, smette di avere paura (è successo anche in Cile) e non fa altro che attaccare campanelli loro addosso!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: