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14 marzo 2012 / miglieruolo

La mia Love story con la fantascienza

Avendone terminato la lettura torno, come promesso, sul volume di Vittorio Curtoni “Dove stiamo volando”

(Urania Collezione n. 109 – vedi anche:
https://miglieruolo.wordpress.com/2012/03/09/dove-stiamo-volando-di-vittorio-curtoni-2/
oppure: http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/02/22/dove-stiamo-volando-di-vittorio-curtoni-2/)
Non per aggiungere alcunché ai buoni racconti che mi hanno riportato ai tempi eroici della gioventù (gioventù mia e della Fantascienza italiana); ma per esprimere brevemente entusiasmo per il resoconto intitolato “La mia love story con la fantascienza” dello stesso Curtoni, un pezzo che è il resoconto più godibile che abbia mai letto intorno all’atmosfera e alle temperie e intemperie di quegli anni. Molto più che la parte narrativa mi ha riportato all’ormai lontano passato. Me che pure ho avuto un ruolo marginale in quegli avvenimenti. Sia perché in altre faccende affaccendato; sia per non essermi voluto spendere in diatribe delle quali non comprendevo l’utilità e la meta che aspiravano raggiungere. Ai miei occhi quegli anni erano la sagra delle liti “per futili motivi”.
Dopo averne letto il riassunto attraverso il filtro dello sguardo di Vittorio Curtoni, che pure in parte condivideva il mio giudizio (e pregiudizio), mi rendo conto ora che sottostante a quella futilità erano molte gravi questioni, che in quella sede sono state, e non poteva essere diversamente, appena sfiorate. Era la sudditanza culturale a ciò che veniva elaborato oltreoceano; era il provincialismo e ritardi di certa intellettualità italiana; gli equivoci diffusi tra alta e bassa cultura, quelli sul rapporto tra umanesimo e scienza; erano le tensioni accumulate nella società italiana (i ritardi grandi nella società tutta) che da lì a poco sarebbe esplosi provocando echi e atteggiamenti e prese di posizioni radicaleggianti in varie direzione: un insieme di ragioni che richiederebbero un approfondimento che qui ora non posso e non sono in grado di operare. Mi limito dunque all’enunciazione di una parzialissima e forse troppo severa autocritica. Gli impegni politici e sindacali assunti all’epoca non mi avrebbero comunque consentito di intervenire con l’intelligenza necessaria e il medesimo attivismo di tanti che all’epoca si sono spesi. Essendo il tempo libero che avevo appena sufficiente per soddisfare le esigenze corporali minimi. Mangiare, bere e dormire. Più una cinquantina di ore di lavoro a settimana.
Lo ribadisco: un finale di libro che val la pena leggere. Che anzi per un appassionato di fantascienza è obbligatorio leggere.
Mauro Antonio Miglieruolo

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