Vai al contenuto
25 marzo 2012 / miglieruolo

I SILENZI DEL CUORE

Da domani e fino a dopo la metà aprile non potrò curare, come vorrei il blog. Non mancheranno lo stesso articoli, recensioni e racconti, ma non ci sarà chi potra rispondere a eventuali commenti, richieste e obiezioni. Me ne scuso preventivamente con i lettori.
Se vorrete dal 20 aprile in poi, o forse qualche giorno prima, potremo reagolare tutti i sospesi.
Invito tutti ugualmente a venire a visitarmi. Troverete comunque del buon materiale da esaminare. Una nuova rubrica dedicata al cinema (a Cura Claudia Marinelli), della quale presento con ritardo 5 recensioni; uno splendido soggetto cinematografico scritto da Orazio Barrese per la TV che però non è mai stato prodotto (sei puntate); le “solite” poesie di Cristina Bove, nonché qualche mio racconto.
Intanto, Buona Pasqua a tutti.
Mauro Antonio Miglieruolo

Leggete intanto il seguente racconto di Claudia martinelli, poi si vedrà.

I SILENZI DEL CUORE
di Claudia Marinelli

Clara amava osservare, da dietro la finestra del suo attico, la mitica foresta di grattacieli. Il suo sguardo saltava dai più alti ai più bassi, si dilungava intorno a quelli goffi e si meravigliava dell’imponenza di alcuni e dell’apparente fragilità di altri. Infine si arrampicava fin sulle guglie sfavillanti, raggiungeva le nuvole e poi si tuffava per seguire gli archi argentei di una raggiera dalle finestre smerlate o per scivolare lungo l’ipotenusa di un tetto triangolare.
Una selva tutta grigia. Eppure di mille sfumature.
In qualche punto la foresta si diradava per lasciar spazio all’innalzarsi di possenti colonne d’acciaio e mattoni, collegate tra loro da spessi cavi incurvati e ritorti, sostenenti delle passerelle d’asfalto sopra le quali, incessanti, sfilavano quelli che, da lontano, sembravano insetti di metallo dalle molteplici forme, tinte e grandezze. Alle volte, dopo un acquazzone o una nevicata, se il sole decideva, con l’aiuto di un vento sagace, di corrompere i pesanti nuvoloni e spruzzare qua e là una luce ancora incerta, il cemento riusciva a tingersi di un soffice giallino, le colonne d’acciaio si lucidavano di pulito e raggi fugaci guizzavano dalle innumerevoli finestre in un occhieggiare complice e quasi brioso.
La città, in quei giorni, le sorrideva.
Fu proprio al termine di una giornata di sorrisi che era sprofondata nel letto, aveva chiuso gli occhi e si era addormentata.
Aveva un sonno regolare e soddisfatto al termine di una giornata riempita dalle mille incombenze del quotidiano, che lei accoglieva serena. E in pace, ad un certo punto della notte, aveva aperto gli occhi per riprendere coscienza del suo corpo.
I rumori della strada, dai piedi del grattacielo, attraversavano il buio opaco, fitto di riflessi giallognoli, e arrivavano melati, quasi soffocati dal lungo viaggio verso l’alto. Rumori cittadini: la frenata di una macchina, lo strusciare delle gomme sull’asfalto in una scia continua ed eterna, il soffio del vento incanalato tra i giganteschi tronchi di cemento che scappava su, su per le strade ampie e dritte. Sigillavano il ricordo della grande città popolosa e formicolante che si sarebbe svegliata qualche ora dopo. Oltre il buio percepiva, dalla camera accanto, i respiri regolari e profondi dei suoi bambini addormentati e, accanto a lei, quello del suo compagno.
Girata su di un fianco, il ventre e le gambe a stretto contatto con la schiena e le gambe dell’uomo, si era ritrovata con un braccio preso sotto il peso del suo stesso corpo e la mano dell’altro braccio allungato sopra le lenzuola, intrecciata a quella di lui. Era tiepido quel corpo, abbandonato al sonno pesante. Ne riconosceva l’odore maschile e delicato, quell’odore che penetrava nelle narici, giù fino alla laringe attraverso il pomo d’Adamo, per arrivare alla base del collo e quasi stimolarle, dolcemente, l’appetito. Era buono e sano come l’odore del pane.
Si adagiò meglio al dorso dell’uomo in una mossa consueta ma leggera per rispettarne il sonno, senza tirare sulla mano che inconsciamente, al sentirla muovere, lui le aveva stretto quasi avesse avuto paura di perderla, e poggiò l’orecchio alla schiena che il quel momento si dilatava con un respiro più ampio. Si lasciò cullare la testa da quel lieve, regolare gonfiore che seguiva fedele la melica dei respiri certi e profondi. In quel preciso istante, nel buio opaco ed elettrico udì il “tum-tum tum-tum tum-tum” del cuore.
Era un rumore sordo, grave, sicuro, regolare: batteva due volte in pulsazioni ravvicinate poi… un attimo di totale silenzio… e ancora “tum-tum” in un ritmo eterno e affidabile. Un brivido lieve le percorse il corpo al suono di quell’attimo di totale silenzio interrotto. Attraverso quell’esile, intermittente pertugio, le sembrava di intravedere un pozzo immensamente fondo, un pozzo incommensurabile ma, ogni volta, non aveva il tempo di osservarlo o contemplarlo e, lungi dal sentirsi frustrata, ne rimaneva attratta e affascinata e l’aspettava, sul finire di ogni pulsazione, per perderlo subito e ritrovarlo in fretta, per poi riperderlo e ritrovarlo, perderlo e trovarlo, perderlo e trovarlo… all’infinito…
Chiuse gli occhi.
Arcano suono di quel silenzio!
L’uomo si girò sulla schiena e lei poggiò l’orecchio sul suo torace. Fedele a se stesso il “tum-tum tum-tum tum-tum” echeggiava da insondabili profondità.
Aprì gli occhi.
Il buio denso le riempì le pupille poi, piano, piano i contorni della parete si delinearono intorno alla grande finestra dalla quale, attraverso le esili fessure, tra le liste grigie e appiattite della veneziana abbassata, guizzavano piccoli, intermittenti barbagli elettrici in una danza ritmica di luce e buio luce e buio luce e buio e lasciavano indovinare, al di là dei vetri, dei muri, del cemento e dell’oscurità, uno sfavillare di miliardi e miliardi di fulgenti lucciole zafferanate.
Un secondo brivido le scivolò sul corpo per poi perdersi etereo e assurdo tra i silenzi del cuore e la danza delle luci e ricrearsi, quieto, nelle sue narici in un respiro intenso che scese giù, sempre più giù, nel più profondo del torace fino a raggiungere le sue stesse pulsazioni, i suoi stessi silenzi…
Nella coscienza del suo corpo e dei suoi respiri, chiuse gli occhi.

Annunci

2 commenti

Lascia un commento
  1. amorecinema / Mar 25 2012 12:56

    Grazie Mauro!
    Sono ricordi felici!

  2. miglieruolo / Mar 25 2012 17:12

    Questo ritengo sarà la mia ultima risposta. Fra poco chiudo e se ne riparla dopo la metà aprile. Vieni lo stesso a trovarmi. Oltre alle ottime presentazioni di film che mi hai spedito (cinque, credo) in questo periodo trovarai qualche mio racconto e il bel soggetto di Orazio Barrese su Pessoa, grande poeta del nocecento. Doveva costituire la base per uno sceneggiato al quale la Rai, pur avendolo profumatamente pagato, ha rinunciato per non so quali motivi organizzativi. Perdendo l’ottima occasione di far conoscere un grande artista e offrendone una altrettanto grande a me di fare un magnifico regalo ai frequentatori del blog.
    Per quanto riguarda il pezzo grazie a te di averlo inviato. Ne aspetto altri…
    A risentirci…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: