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3 aprile 2012 / miglieruolo

Un nudità vestita

L’appuntamento era quasi sempre collocato nel breve intervallo che separava due cifre tonde, le dieci in genere e poi anche alle undici. Fino all’una anche le due. Raramente si cominciava prima, sempre più spesso dopo. Dopo perché altre urgenze intervenivano,

mettevano in secondo piano quello che era sempre stato in primo. Passavano gli anni, Callida si allontanava da me di giorno in giorno, allontanata dai suoi molteplici da fare. Dagli obblighi che derivano dall’essere in vita, gli obblighi di madre, dal tempo che scorreva veloce, sempre più veloce e appiattiva tutto. Il tempo scorre e allontana il passato dai pensieri. Non Callida dal mio. A distanza di forse trenta, forse quaranta anni è ancora lì, con me, mai stata mia, essendo pur suo per sempre.
Non facevamo molto a beneficio l’uno dell’altra. Poco meno dell’assurdo e un po’ più dell’incredibile. Parlavamo, dialoghi dei minimi e massimi sistemi, qualche bacio rubato nel corso degli ultimi incontri, lei sempre recalcitrante che finiva con il cedere, e il macinare silenzioso del rimpianto per eventi che non era più in nostro potere guidare, noi due insieme, contenti almeno di poter armonizzare i secondi con i battiti del cuore. Ci bastava. Sapere che avremmo potuto essere molto l’uno per l’altra, adulti ormai, sospettando la nostra verità: inadeguatezza ai colpi di testa, all’abbandono. Giocavamo al gioco dell’amore incipiente che non arrivava mai. Troppi timori, troppe catene, troppe pavidezze per avere il coraggio di ritrovarci. Uniti. Insieme.
Delle sue motivazioni immediate non saprei dire, delle mie è presto detto. Il profilo suo purissimo, l’espressione sempre mite, il collo lungo da cigno, un corpo strepitoso che la fortuna e l’indulgenza sua, nell’occasione giusta da lei aggiustata, mi svelarono. In un vertiginoso istante di abbandono seppi molto di lei; e lei altrettanto di me, a causa della mia reazione. Credo impallidii. Lei allora condiscendente, fissandomi stupita, rassettandosi per poter sommessamente dichiarare:
– Sembra tu non abbia mai visto una donna…
Quasi una protesta. Ed era lusingata.
Al che alla frase aggiunsi di mio la parola che mancava: nuda… Sembra tu non abbia mai visto una donna nuda.
Callida nuda però no, non la vidi nuda, non del tutto. Solo maliziosamente scomposta. O composta in modo da risultare sconveniente. O quasi. Sconveniente è parola che non si addice a Callida e alle sue sorelle, non bisognerebbe pronunziarla mai.
Più discinta, allora. Più discinte, sì, ne avevo vedute. Carezzate, baciate. Pari lei, mai. Una fisicità luminosa, la sua; abbagliante, quasi, delicata e prepotente insieme. Cospicua in basso, leggera nell’alto, sempre più leggera fino a diventare eterea. L’adeguata misura del seno, il viso lungo, il caschetto dei capelli, coperte appena le orecchie e mezza fronte… ammirando le spalle nella loro discreta giustezza, il volto compunto, il naso aristocratico, le guance rosa di pesca, un velluto. Nonché l’espressione in sintonia con il gesto sempre sobrio, l’eleganza nel muoversi, nell’essere, nel vestire.
Sopraffatto non seppi cosa risponderle. La contrariai, credo. Ma di più non potevo. Sopraffatto, sì, certo, dalla generosa pregnanza delle estremità inferiori. Dalla disinvoltura, la strana sicurezza di sé, lei sempre incerta sulle sua attrattive, perplessa sempre dall’ammirazione che le spettava, subita come un obbligo. Ma come potevo io, distolto e deviato dal contegno, le buone maniere il sussiego da signora? Ci teneva lei a non apparire volgare.
Ed io come anche solo immaginare la possibilità di una uguale dovizia, accompagnata da tanta armonia di forme? Una meraviglia.
Tale che non fui più lì, al mare, nel bosco o in pineta, ma nel sicuro d’una casa, in una foresta di libri, dentro uno e più racconti, nella densitò spessa dell’immaginazione.
Callida, una smorfia, tornò a occultare quel che mai avrebbe dovuto coprire. Simbolo di bellezza, che non lasciava speranza al dire. Non speranza all’umano. Ancora oggi, confesso, non saprei cosa. Si può parlare sopra la perfezione? Sopra il candore di una nudità troppo sincera per poter essere anche nel peccato? Fluida e pura e erotica ed esuberante essenza di bellezza.
D’altronde era vero, non avevo mai visto una donna nuda; non certo uno che anche da nuda sapesse apparire vestita.
Mauro Antonio Miglieruolo

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One Comment

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  1. cristina bove / Apr 4 2012 07:57

    piaciutomi assai!
    Callida è tutta la bellezza che abita la tua mente.

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