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7 aprile 2012 / miglieruolo

IL GHOSTBUSTER, LE COCKROACHES E IL GESSO CINESE

IL GHOSTBUSTER, LE COCKROACHES E IL GESSO CINESE
Due raccontini Di Claudia Marinelli

UNO

Dal libro “950 49th Street Booklyn, New York – uno spaccato d’ America al femminile” – http://www.danaelibri.it oppure in http://www.nonsolomanoscritti.com
La protagonista è arrivata a New York da dieci giorni e abita in una casa sulla 49th. Street nel quartiere ebreo ortodosso di Borough Park, a Brooklyn. Siamo nel mese di luglio 1986.

(…) Avevo trovato una casa sporchissima e mi resi conto quasi subito che, malgrado pulissi a fondo, mi ritrovavo sempre degli animaletti in cucina lunghi forse mezzo centimetro, di colore marrone scuro, con tante zampe, due antenne e degli occhi simili a quelli delle formiche. Pensai fossero un tipo di scarafaggio americano. Scappavano fuori da dietro il frigo o da sotto il lavandino, e non annegavano! Per ucciderli bisognava schiacciarli.
– Ma che strani, ma come fanno? – mi domandavo. – Da dove vengono?
Ben presto ne trovai uno nello zucchero, poi un altro nel pane, una mattina ne uscì fuori uno bello cicciotto dalla scatola dei Corn Flakes. Che schifo! Cominciai a mettere tutto in frigo: pane, pacchi di pasta aperti, zucchero, sale, cereali, per fortuna che i frigoriferi in America sono megagalattici! – Chissà se altra gente nel palazzo ha lo stesso problema? – mi chiedevo. – E come li combattono? – La mia curiosità fu ben presto soddisfatta.
Una mattina, forse dieci giorni dopo il mio arrivo, suonarono alla porta: – Chi è? – chiesi prima di aprire.
– Lo sterminatore. – Rispose un vocione basso e cavernoso dal corridoio.
– Chi?! –
– Sono Mr. Turly, il Super, signora con lo sterminatore. –
Riconobbi la voce del signore “tutto fare” ed aprii: mi ritrovai davanti un uomo armadio alto e grosso vestito con una tuta grigio scuro, un cappelletto con visiera e la pistola di uno spruzzatore in mano. Dietro alla schiena aveva attaccato un bombolone quadrato dal quale usciva, da sotto, un tubo lungo che si collegava allo spruzzatore.
– Ghostbuster! – pensai e rimasi interdetta. Io, ai fantasmi non ci avevo mai creduto.
Ci fissammo per qualche secondo fino a quando Mr. Turly scappò da dietro le spalle dell’omone “Ghostbuster” per dirmi: – Questo è lo sterminatore per le cockroaches, ce l’ha le roaches?
– Che? – domandai stupita.
– In cucina non ce l’ha le roaches? –
– Ma che, gli animaletti? –
– Le roaches! – esclamò lo sterminatore incredulo, come se fosse la cosa più naturale del mondo avere scarafaggi in cucina che girano dappertutto e un “Ghostbuster” sulla porta di casa. – Lo vuole lo spray?
– Ah… bè…va bene, – risposi goffa.
Lo sterminatore parve rassicurato, tirò un sospiro di sollievo, si introdusse in casa con passo pesante, arrivò in cucina dove puntò la lunga canna della pistola e spruzzò una sostanza liquida dietro al fornello, al frigorifero, e poi al lavandino e per terra intorno ai pensili. L’aria fu subito irrespirabile ma, né lo sterminatore né Mr. Turly se ne accorsero in quanto sparirono in un baleno.
– Ma qui son tutti matti, – pensai. – Per avvelenare gli scarafaggi avvelenano pure noi! – di corsa aprii tutte le finestre, vestii i bambini e uscii per due ore. – Speriamo che almeno le abbia sterminate tutte! – pensai mentre mi infilavo con la carrozzina nei negozi della Tredicesima Avenue per godermi un po’ di aria condizionata, e non mi facevo prendere dallo sconforto all’idea delle schifosissime palettate piene di scarafaggi morti che avrei dovuto raccattare in cucina. Beh, le avrei buttate tutte e saremmo finalmente vissuti senza ospiti indesiderati in casa. Forse il gioco valeva la candela.
L’aria dell’appartamento al mio ritorno era respirabile ma… ma… neanche una cockroach per terra! No! E dove erano andate? L’aria era infestata e per paura che i miei figli mangiassero il veleno degli insetti lavai tutto: piatti, bicchieri, posate, tavolo, pavimento… Un lavoro con il caldo.
Dopo il passaggio dello sterminatore, le cockroaches aumentarono a vista d’occhio. Come avevano potuto sopravvivere allo sterminio del gas, io non l’ho ancora capito. Anzi, si erano irrobustite, sembravano possedute da una forza non umana, beh forse non è il termine giusto… diciamo non terrestre. Somigliavano a dei piccoli robot, minuscoli robot, e certe volte avevo l’impressione che mi osservassero perché non riuscivo sempre a schiacciarle. Era come se leggessero nel mio pensiero, spesso riuscivano a scappare a zampette levate con le antenne ben dritte proprio quando stavo per schiacciarle. Fu lotta all’ultimo sangue per settimane fino a quando scoprii i Combat, dei piccoli contenitori tondi bucati con dentro un veleno; le cockoroaches attirate dall’odore del veleno si infilavano nei buchi per mangiare l’insetticida e poi morire. I Combat si compravano in scatole da dodici contenitori, le istruzioni consigliavano di usarne due scatole se l’ambiente era molto infestato. Ne comprai subito dieci scatole, centoventi piccoli contenitori neri che, in parte attaccai ai muri della cucina con degli autoadesivi e, in parte, distribuii nei pensili.
– Ma che hai fatto? Ma che è questa roba? – chiese Umberto stupito quando tornò la sera. I muri della cucina era tappezzati di contenitori neri.
– Non toccare, son per questi maledetti scarafaggi. – Risposi difendendo il mio acquisto che, tra le altre cose, era stato pure un investimento economico.
– E funziona? – chiese sorridendo come se mi volesse prendere in giro.
– Peggio del Ghostbuster non può essere.
Con i Combat la situazione migliorò, ma guai a lasciare una mollica in giro! O un piatto sporco! La mia cucina non era mai stata tanto pulita! Come potevo immaginare che in America e a New York, avrei dovuto lottare contro gli scarafaggi robot! Nessuno mai mi aveva detto che nel Paese più ricco del mondo (o giù di lì) c’erano gli scarafaggi nelle cucine, sembrava proprio impossibile. Mi spiegarono che queste cockroaches sono prodotte dal legno. Tutti i tramezzi, anche nei grattacieli di cinquanta piani, a New York sono di legno e, dopo un po’ di anni, il legno si deteriora e produce gli scarafaggi. Sarà così, onestamente non ho mai approfondito le cause dell’infestazione di cockroaches a New York, posso solo dire che, per merito loro, in America c’è un mestiere in più: quello dello sterminatore.
—-
Al 9 aprile il secondo episodio
Mam

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2 commenti

Lascia un commento
  1. amorecinema / Apr 7 2012 07:50

    Grazie Mauro!

  2. cristina bove / Apr 7 2012 21:56

    molto piaciuto tutto.

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