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30 aprile 2012 / miglieruolo

Canto dell’Argonauta – 18

Siamo quasi al termine di questa piacevole maratona attraverso le parole e il modo di concepire la poesia di Vittorio Fabrizio. La Quarta Strofe è giunta al termine. Resta da offrire le ultime quattro composizioni del Finalino. Poi faremo la prova della prosa. Vi sono almeno un paio di discreti racconti che vorrei sottoporre.


Al prossimo lunedì, dunque e alla prima poesia delle quattro ultime.
Mauro Antonio Miglieruolo
* * *

Canto dell’Argonauta – 18

Quarta Strofe – Sonetti

XI
Dopo la morte, quando al dolce vento
d’un autunno benigno affiderete
le mie ceneri stanche, difendete,
vi prego, la mia pace: che il lamento

di morte non si levi, e pur l’attento
dicitore di elogi le discrete
stagioni di mia vita lasci quete.
Senza epicedi e laudi son contento.

Temo gli onori e le tenaci branche
dell’avida memoria, come fosse
una seconda vita senza sensi.

Io, quando avrò smarrito i forti e intensi
miei sentimenti, non vorrò commosse
parole sulle membra fredde e bianche.

VITTORIO FABRIZIO

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