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5 luglio 2012 / miglieruolo

Fiat – di Cristina Bove

Fiat
di Cristina Bove

Grafica di particolare suggestione, frutto del poliedrico talento di Cristina Bove


ritrovamento fossile dell’anima
annunciazione
portata in superficie per la resa
e invece di sorprendersi per molto camminare
è nel restare fermi che s’incide
la propria impronta

spiegare al cieco nato le misure prospettiche
al sordo l’armonia
al corpo l’insostanza
e scrivere la vita con gli steli
di fiori secchi

se non fosse l’inciampo nell’oscuro
della spietata luce
non avremmo contezza
non ci sarebbe fossa a pretenderci vivi
in odore di santità distorta

gli assassini del corpo hanno le aureole
porgono cieli tondi in cui specchiare il niente

ci vuol coraggio a immergersi nel buio
del proprio esistere

2 commenti

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  1. miglieruolo / Lug 5 2012 09:47

    Ci hai annunciato un’assenza dal PC non si sa per quanto tempo. Guarda caso esce nello stesso giorno questa tua poesia apparentemente dedicato alla impotenza e alla resa: sostanzialmente tesa a evocare il coraggio necessario per esistere: per godere i frutti implicito nel dono che ci è stato fatto, quello appunto di poter esistere.
    Pensando alle infinite possibilità che non hanno trovato sostanza e corpo un brivido di sgomento attraversa l’anima. Perché proprio io tra i tanti possibili IO.
    Non bastano le parole per ringraziare.
    Ringraziare anche Cristina Bove che con i suoi molteplici avvisi si erge a nostra difesa…

  2. ninaesposition / Lug 13 2012 10:14

    “FIAT”… fa pensare ad un inizio di giornata/vita da troppo rimandato, si scioglie il riserbo, si comincia ad agire con la sgradevole certezza di essere in uno stato di impotenza, preda di una rassegnata accettazione… è “annunciazione di resa”!
    Il meccanismo dei versi è simile a quello della traduzione: leggendo si vede… vedendo si legge…
    Da questo scambio si vanno a scavare sedimenti come in un’analisi clinica, si ri-scopre l’anima fossilizzata… ci si soprende… ci si compiace… si rimane delusi “… non si può spiegare al cieco nato le misure prospettiche/ al sordo l’armonia/ al corpo l’insostanza/ e scrivere la vita con gli steli dei fiori secchi…” si rimane vittima di assassini con le aureole e sì, ci vuole coraggio ad immergersi nel buio…ma per quanto sia scuro, c’è sempre qualcosa che fa un po’ di luce!
    Amaramente bella!!!

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