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28 luglio 2012 / miglieruolo

Dossier FS 20 – La Mappa del Futuro 7

7. Accelerando nel nuovo millennio: una corsa contro il tempo
di Giovanni De Matteo

Voglio concludere questa panoramica – lacunosa, soggettiva, fortemente condizionata dal gusto personale di chi scrive – con una riflessione sul tempo.
Nel 1999 esce FlashForward (trad. Maurizio Nati, Fanucci, 2009). Tra i canadesi che si sono distinti negli ultimi anni, Robert J. Sawyer è senz’altro l’autore di punta: promotore del genere tout-court, esponente della fantascienza d’idee riconducibile agli insegnamenti di Isaac Asimov e Arthur C. Clarke, provvisto di un solido background scientifico,

nelle sue opere l’umanità deve spesso confrontarsi con eventi che ne mettono in discussione le certezze e producono profondi mutamenti nelle esistenze dei singoli. Grande successo ha riscosso la sua Neanderthal Parallax, sull’incontro con un mondo parallelo in cui la civiltà si è evoluta dall’uomo di Neanderthal: La genesi della specie (Hominids, 2002, trad. Giuseppe Costigliola, 2008), Fuga dal pianeta degli umani (Humans, 2003, trad. Dario Rivarossa, 2009), Origine dell’ibrido (Hybrids, 2004, trad. Dario Rivarossa, 2009) sono stati tutti pubblicati da Urania di recente. Ed enorme interesse continua a riscuotere la sua ultima trilogia in corso di completamento: WWW, sull’autocoscienza del Web e l’influenza della percezione sulla nostra rappresentazione e comprensione della realtà (il primo volume, WWW: Wake, 2009, è stato pubblicato nel 2011 da Urania, WWW 1: Risveglio, trad. Dario Rivarossa). In FlashForward un incidente provocato da un’interferenza cosmica con il funzionamento dell’LHC del Cern produce uno slittamento temporale delle coscienze dell’intera umanità, che subiscono un blackout di circa due minuti durante i quali vengono proiettate nel futuro di circa 21 anni. Questo evento innesca una sfida contro il tempo: da una parte c’è chi si sforza di scongiurare errori e sopravvivere a se stesso, dall’altra chi s’impegna a ripetere l’esperimento in nome di una conoscenza superiore.
Kage Baker, scomparsa nel 2010 per un male incurabile, prima di lasciarci ha avuto modo di produrre un vasto corpo di opere incentrate sulla sua creazione di maggior successo: la Dr. Zeus Inc., una multinazionale del futuro che ha costruito il proprio dominio commerciale sulla tecnologia dei viaggi nel tempo e controlla il passato attraverso le proprie legioni di cyborg immortali. Mendoza è uno di questi cyborg e il ciclo della Compagnia del tempo narra le avventure sue e dei suoi colleghi, a partire da La Compagnia del tempo (The Garden of Iden, 1997, trad. Cecilia Scerbanenco, Mondadori, Urania, 2002) e per altri 8 romanzi e 2 raccolte di racconti.
Una delle opere di maggior successo degli ultimi anni è il romanzo d’esordio di Audrey Niffenegger: La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (The Time Traveler’s Wife, 2003, trad. Katia Bagnoli, Mondadori, 2006) ha venduto più di due milioni e mezzo di copie in giro per il mondo e ispirato un film di successo di Robert Schwentke, dopo che al progetto erano stati associati i nomi di grandi registi come Spielberg, Fincher e Van Sant. Se non c’è dubbio che l’ottima riuscita della storia sia legata ai suoi risvolti sentimentali, altrettanto fermamente mi sento di difendere l’idea che la sua originalità sia motivata dall’adozione di una prospettiva fantascientifica. Quella di Audrey Niffenegger è una fantascienza astratta dal suo contesto specifico, ridotta all’essenza del suo immaginario di riferimento e applicata a una dimensione intimista, ma sempre capace di fare al meglio ciò per cui è nata, anche alle prese con una materia insolita, anche agli occhi di lettori non — ancora — necessariamente appassionati di questo genere.
Più scanzonata e dirompente è invece Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey (Rant, 2007, trad. Matteo Colombo, Mondadori, 2008) in cui, tra paradossi e ambiguità, Chuck Palahniuk amalgama elementi derivati dal cyberpunk, dall’horror e dalla distopia per ricostruire la storia del nemico pubblico n. 1 del governo americano, in un futuro imprecisato ma dietro l’angolo, attraverso i punti di vista delle persone che lo hanno conosciuto. La storia, frammentata e riportata in forma di “biografia orale”, appunto, quasi si trattasse di un documentario, ci lascia intuire cosa può essere successo al protagonista seguendo la trama delle diverse ipotesi fiorite sul suo conto e sul suo destino. Dalla leggenda di essere un immortale figlio di se stesso alla possibilità di essere invece un martire votato al sacrificio per la salvezza di sua madre e dell’umanità intera.
Viaggi nel tempo più tradizionali sono quelli che ritroviamo nel romanzo breve Palinsesto, di Charles Stross (Palimpsest, 2009, trad. Salvatore Proietti, Delos Books, 2010), al secondo premio Hugo nella novella dopo Giungla di cemento (The Concrete Jungle, 2005). Variazione ironica e al contempo tragica e malinconica su un classico del filone: il paradosso del nonno. Stross immagina che gli agenti della potente organizzazione segreta che controlla i secoli e i millenni dell’umanità, la Stasi, vengano sottoposti a un rito di iniziazione che preveda per l’appunto l’eliminazione del proprio nonno. Un assalto frontale alle convenzioni della science fiction, in altri termini. Pierce, il protagonista (e qui ci sentiamo di tracciare in un’equazione la corrispondenza con i modelli: Pierce sta al Manse Everard de La pattuglia del tempo di Poul Anderson come la Stasi sta all’Eternità di Asimov), è uno di questi agenti “incaricati del sacro dovere di salvaguardare la nostra specie dalla tripla minaccia dell’estinzione, dell’obsolescenza trascendente e di un cosmo destinato a sfaldarsi nell’oscurità”. Finché non s’imbatte nelle tracce di una cospirazione volta a sovvertire l’ordine delle cose, strappando alla Stasi la sua oscura egemonia.
Restiamo su Stross, spostandoci però nell’immediato futuro, da cui si dipana la scorribanda generazionale di Accelerando (2005, traduzione di Salvatore Proietti e Flora Staglianò, Armenia, 2007), un lavoro per diversi aspetti paradigmatico della nuova fantascienza: proiettata verso il futuro e allo stesso tempo saldamente ancorata all’attualità (scientifica, tecnologica, socio-politica) e alla storia del genere (per una trattazione sistematica, si veda lo speciale “Il futuro accelerato di Charles Stross” su Delos SF n. 102: http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/il_futuro_accelerato_di_charles_stross/ ). Finalista ai più importanti premi del settore, Accelerando riunisce nove racconti usciti sulle pagine della Asimov’s Science Fiction e ha fatto incetta di riconoscimenti, proclamato da più voci come il miglior libro di fantascienza del 2005. Attraverso una trama elaborata come un labirinto ipertestuale, Stross ci accompagna nella società umana del tardo XXI secolo, dopo che l’avvento della Singolarità Tecnologica ha reso l’immortalità fisica alla portata di chiunque. Nanotecnologie, intelligenze artificiali e contatti alieni sono all’ordine del giorno per l’umanità alienata di questo futuro così vicino, eppure così lontano. Trovate affascinanti e geniali si mescolano a visioni oscillanti tra l’incubo e la meraviglia come già succedeva ne L’alba del disastro (Iron Sunrise, 2004, trad. Salvatore Proietti e Flora Staglianò, Armenia, 2008), che riprende lo scenario da space opera e i personaggi di Singularity Sky (2003, inedito in Italia) e porta in scena semidei postumani alle prese con le cospirazioni di una setta nazistoide.
La nuova fantascienza passa da qui.
Un altro punto di vista su una futura società umana della post-scarsità è quello fornito da Walter Jon Williams ne L’Era del Flagello (The Green Leopard Plague, 2003, trad. Franco Forte, Delos Books, 2005). La soluzione dell’annosa piaga della fame nel mondo è il punto di partenza e di arrivo di questo romanzo breve vincitore del premio Nebula. Il mondo che ne è risultato è talmente diverso da quello a cui siamo abituati da apparirci alieno: individui modificati geneticamente, tecnologie di backup della memoria e della personalità, clonazione e nanoingegneria sono parte integrante della quotidianità. Con la conseguenza che l’immortalità è praticamente a portata di mano e la conoscenza (specie del passato) raggiunge un’importanza di stretta attualità. Tra recupero della memoria storica e progressivo scavo psicologico, Williams dipinge uno scenario postumano inedito e convincente.
A proposito di postumanesimo: l’ultimo lavoro di Ted Chiang, la novella Il ciclo di vita degli oggetti software (The Lifecycle of Software Objects, 2010, trad. Francesco Lato, ed. Delos Books, 2011) risente dell’influenza di Egan e riprende il tema dell’intelligenza artificiale per imbastire una parabola filosofica, nella tradizione consolidata di questo autore singolare nel panorama della science fiction contemporanea. Dal suo esordio nel 1990 Chiang ha pubblicato complessivamente solo tredici tra racconti e romanzi brevi, spaziando dalla fantasy alla fantascienza e aggiudicandosi comunque una quantità straordinaria di riconoscimenti. Il ciclo di vita degli oggetti software non fa eccezione, essendosi meritato i premi Hugo e Locus. Vale la pena ricordare in questa sede almeno Storia della tua vita (Story of Your Life, 1998, trad. Roldano Romanelli, ultima ed. nell’antologia Il meglio della SF / II, Mondadori, Urania Millemondi, 2009), premio Nebula e Sturgeon, e Respiro (Exhalation, 2008, trad. Francesco Lato, in Robot n. 58, 2009), premio Hugo, Locus e BSFA.
Torniamo ai viaggi nel tempo con La verità di Robert Reed (Truth, 2008, trad. Salvatore Proietti, Delos Books, 2010). Un’opera inquietante, una spy story che ci porta avanti di qualche anno nel nostro futuro, dove l’America e con lei il mondo intero stanno soccombendo sotto i colpi della guerra in Medio Oriente. E ci sprofonda in un abisso di disperazione, in cui la realtà denudata pone i protagonisti — e noi con loro — di fronte alle conseguenze delle rispettive responsabilità. Oltre le atrocità di Guantanamo e delle carceri irachene, l’orrore dilagante nel mondo ci ricorda che è nella reazione dei governanti e della gente alle minacce più subdole che se ne misura il peso. Sul terreno insidioso della storia, la prossima trappola potrebbe rivelarsi inesorabile. Reed, con la saggezza dello scienziato e la pacatezza del profeta, ci fornisce un monito prezioso per imparare a riconoscere queste trappole ed evitare passi falsi fatali.
Forse proprio per la sua natura intrinsecamente incline alla trasfigurazione, negli ultimi tempi un numero crescente di autori di prima grandezza provenienti dal mainstream si è rivolto alla science fiction per costruire un discorso politico sul nostro presente, ma non solo. Pensiamo a lavori come Il complotto contro l’America (The Plot Against America, 2004, trad. Vincenzo Mantovani, Einaudi, 2006) di Philip Roth, vincitore del Sidewise Award per la fiction ucronica, un romanzo di formazione dai toni autobiografici ambientato in un’America alternativa in cui l’aviatore Charles Lindbergh sconfigge Franklin Delano Roosvelt alle Presidenziali del 1940 e, con le sue simpatie filonaziste, conduce il paese all’isolazionismo durante i primi anni della Seconda Guerra Mondiale, adottando in materia di politica interna odiose misure antisemite di chiara ispirazione hitleriana. Roth s’inserisce in un filone che già nel decennio precedente aveva saputo dimostrarsi di successo con Fatherland (1992, trad. Roberta Rambelli, Mondadori, 2000) del britannico Robert Harris, fortemente influenzato dal capolavoro di Philip K. Dick La svastica sul sole (The Man in the High Castle, 1962), forse il più mainstream tra i suoi romanzi di fantascienza. Ancora storia alternativa quella firmata dal premio Pulitzer 2001 Michael Chabon, che ha fatto incetta di premi (Hugo, Nebula, Locus e Sidewise) con Il sindacato dei poliziotti yiddish (The Yiddish Policemen’s Union, 2007, trad. Matteo Colombo, Rizzoli), riscuotendo un consenso pressoché unanime grazie a una straordinaria detective story ambientata tra i ghiacci dell’Alaska, dove una popolosa comunità ebraica deve fare i conti ancora una volta con la storia e con l’odio (per una trattazione più estesa del romanzo rimando al mio “Sholem Aleykhem! La storia alternativa dei detective yiddish”, pubblicato nel 2011 su Delos SF n. 137: http://www.fantascienza.com/magazine/rubriche/15520/sholem-aleykhem-la-storia-alternativa-dei-detecti/ ). Nel 2007 il Pulitzer per la narrativa è andato invece all’acclamato romanzo post-apocalittico di Cormac McCarthy La strada (The Road, 2006, trad. Martina Testa, Einaudi, 2010), la cui trasposizione cinematografica, realizzata nel 2009 da John Hillcoat con un attore di sicuro richiamo come Viggo Mortensen nel ruolo del protagonista, ha subito una raccapricciante forma di boicottaggio da parte delle case di distribuzione italiane perché ritenuta troppo cupa e deprimente: un rischio commerciale insomma, in un periodo di crisi, oppure semplicemente un attentato alla serenità degli spettatori? La dimostrazione comunque che la fantascienza non ha perso gli artigli, sempre utili quando si tratta di dover squarciare il velo di Maya che forme troppo premurose di controllo dell’opinione pubblica vorrebbero frapporre tra i nostri occhi e la realtà.
E come nel più classico loop temporale chiudiamo allora da dove eravamo partiti, restando sintonizzati sull’impegno politico e sociale, con un romanzo che meriterebbe di essere adottato come testo di narrativa nelle scuole: X di Cory Doctorow si richiama fin dal titolo originale a George Orwell (Little Brother, 2008, trad. Francesco Graziosi, Newton Compton, 2009) e riesce nella duplice impresa di rinnovare la tradizione distopica della fantascienza che ha il suo caposaldo in 1984 (Nineteen Eighty-Four, 1949) e di realizzare un piccolo manuale di resistenza civile per le nuove generazioni. Un lavoro di denuncia, in cui l’autore opera una riscoperta dello spirito della democrazia attraverso lo scavo nelle radici dell’America contemporanea, a partire dalla stagione di contestazione e movimentismo per le libertà civili che dagli anni ’60 in poi ebbe il proprio fulcro a San Francisco.
Doctorow gioca riguardosamente con il capolavoro di Orwell, senza il timore di ribaltarne la prospettiva. Il Piccolo Fratello è il diciassettenne Marcus Yallow, già conosciuto come w1n5t0n prima che la sua precedente identità elettronica venisse bruciata. È grazie a Marcus se il Grande Fratello si specchia in una rete di Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle come lui e come Ange, perfetta nel ruolo della giovane pasionaria, un tessuto sociale in cui l’autore identifica, attraverso il suo protagonista, gli stessi Stati Uniti d’America. Si tratta di un lavoro sui punti di vista tutt’altro che banale: in un’epoca segnata dalla smaterializzazione dei fronti di guerra e inevitabilmente condizionata dal gioco delle parti, Doctorow ha il coraggio di sollevare il dito e di puntarlo contro chi si crede legittimato dalle circostanze ad abusare del potere che gli è stato conferito. Sono passate diverse generazioni dal Winston Smith di George Orwell, ma Marcus ne sarebbe un degno erede, forse più scapestrato ma sicuramente anche più sveglio e pericoloso del pur coraggioso antenato. A differenza di Winston, Marcus infatti ha imparato che la conoscenza è il vero segreto del potere. E la sua padronanza della tecnologia lo aiuta ad avere la meglio sugli spietati e ottusi tirapiedi di un governo ormai sul punto di degenerare in stato di polizia.
Doctorow ci ricorda una volta di più che la fantascienza è anche questo: denuncia, estrapolazione, impegno. E al suo meglio riesce a trasfigurare con maggiore efficacia di qualsiasi altra letteratura i dilemmi e i problemi del nostro presente.

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