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25 settembre 2012 / miglieruolo

Cicloni, Pagliacci e Babbeine

“Paiassae” (il ciclone clown)
da: lunanuvola di Maria G. Di Rienzo
(http://lunanuvola.wordpress.com/2012/08/26/paiassae-il-ciclone-clown/)

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Dopo i virili ed infuocati anticicloni “Caronte” e “Lucifero”, dopo la delicata e femminile burrasca “Beatrice”, fa la sua comparsa sul Belpaese il ciclone “Paiassae”. Il metereologo veneto e leghista che così l’ha battezzato è un purista linguistico, ma per gli stranieri che seguono il suo bollettino (per dire, un abruzzese o una siciliana) fornisce la traduzione italiana: “Pagliacciate”.



Il ciclone, a dire il vero, non è una novità per lo Stivale. Trattasi di perturbazione ricorrente che influffa – un neologismo che significa “riempie di cotone non cardato” – i cervelli italici con cirri a forma di tetta, cumuli deretanoidi, porno fulmini globulari, occhialini da guardone, gratta-e-vinci, ricatta-e-vinci, menti-e-vinci, vendi-la-patata-e-vinci, e svariati altri oggetti volanti non identificati.

Una delle prime vittime del ciclone, già il mese scorso, è stata la signorina Babbeina Segan. In una delirante intervista, in cui le temperature stagionali hanno virato verso il subtropicale e l’intelligenza umana è scesa sotto il subnormale, costei spiegava la sua relazione con il noto imprenditore, muratorino massonico, politico, intrattenitore da Bar Sport, proprietario di tre quarti dell’informazione nazionale, Salvio Burlacchioni, un prestante giovanotto che va per i 76.

“Gli ho messo la testa sotto il pullover – ha spiegato Babbeina perdendo bave di meravigliata adorazione – e dopo una giornata di lavoro le sue ascelle sapevano di rosa.” La signorina ha purtroppo omesso di dire, forse ignorando il fatto, che il lavoro di quella giornata, per Burlacchioni, era stato testare i nuovi bagnoschiuma della linea “Forza Gnocca” nell’ampia vasca dell’harem di famiglia. La vera cosa straordinaria è che le rughe da prolungata immersione gli formavano in fronte la frase “I magistrati comunisti mi perseguitano”.

Sempre nel corso di questo colloquio con i giornalisti, Babbeina Segan ha espresso il suo fervente desiderio di avere un figlio, meglio una figlia (sono più facili da inserire nel mercato dopo il tramonto), da tale divino personaggio. E, detto fatto, ecco il miracolo ciclonico! Il mese successivo Babbeina dichiara di essere davvero incinta di Burlacchioni. Naturalmente rilascia al proposito un’altra sbrodolante intervista in cui, però, ammette di non sapere come il futuro padre ha preso il lieto annuncio. Provvede ad informarla a tambur battente l’avvocato di costui, il signor Godini, che definisce la sua nuova uscita pubblica “totalmente sconnessa dalla realtà”. Come fa il signor Godini a saperlo? Analisi del DNA? Solenne giuramento di Burlacchioni sulla Costituzione delle Isole Cayman? Furto di ecografie? Mai più. Godini non lo rivela per modestia, ma la sua devozione nel proteggere legalmente il suo assistito ha un che di canino: ogni volta in cui Burlacchioni consuma la dose quotidiana di viagra con una fidanzata a pagamento lui è là, a reggere un moccolo delicato in un portacandele d’oro del ’500 – dono del Cardinal Battone a Salvio per “La strenua difesa dei valori cattolici, contestualizzati” – e si assicura che nulla al di fuori della volontà del suo padrone possa esser compiuto. Ora, Burlacchioni voleva forse un sesto figlio, visto come gli sono riusciti gli altri cinque? E ha bisogno di un altro scandalo, mentre tenta disperatamente di rifarsi il trucco (e continua a sbavare con l’eye-liner)? Ovviamente no, per cui il “figlio in fieri” deve sparire alla velocità della luce o più svelto ancora.

Passano meno di due giorni e ahinoi, oh triste vicenda, o ominosa disgrazia! Babbeina chiama di nuovo i giornali per informare che “ha perso il bambino”, per cui chiede con modestia e tristezza che non se ne parli più. Mi viene da piangere, a pensare a quante balle racconta questa povera crista, prima per soddisfare la sua tossicodipendenza da luci di palcoscenico e poi per obbedire al suo vecchio dio pelato odorante di rose. Maria G. Di Rienzo

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