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15 ottobre 2012 / miglieruolo

Per i 60 anni di Urania

Recensione a «L’ultimo teorema» (di Arthur C. Clarke e Frederik Pohl) seguito da un breve lamento

Impossibile. Una parola che «a volte si prende come una sfida». In altri casi «è solo un fatto». Come qui, nel cuore del romanzo «L’ultimo teorema» scritto nel 2008 da Arthur Clarke e Frederik Pohl che finalmente è su Urania (in edicola per tutto ottobre; traduzione di Flora Staglianò) per degnamente festeggiare i 60 anni della più resistente pubblicazione italiana di fantascienza.

Nel frattempo Clarke è morto ma al momento di concepire questo romanzo (l’idea-base e l’ambientazione in Sri Lanka sono certamente sue) era in gran forma. Quanto a Pohl è sempre un riuscito incrocio fra intuizione e bravura. Non poteva che uscirne un ottimo romanzo. In un certo senso è anche il compendio della poliedrica science fiction: da un lato tanta scienza vera, per esempio con il mistero del teorema di Fermat che dà anche il titolo al libro, e per molti altri lati con le sfrenate fantasie di una delle più insolite (e a lieto fine) fra le invasioni spaziali. Se in qualche parte la tensione scientifica o il ritmo avventuroso calano e i due autori allungano un po’ il brodo con amori, misteri e chiacchiere… beh, che male c’è? La loro scrittura cattura e poi, a parafrasare Mozart, così fan tutti.

Quanto siamo tecnicamente vicini al «tuono silenzioso»? Le olimpiadi lunari sono in arrivo e davvero sulla Luna i tubi (ex) vulcanici sono facilmente trasformabili in alberghi? Per «registrare un essere umano» e digitalizzarlo dovremo aspettare decenni o secoli? Qualcuno – o qualcosa – da lassù ci sta guardando? Su questi interrogativi di fantascienza ruotano molte belle pagine ma altrettante ci riportano al mondo reale: oltre a Fermat incrociamo un oscuro impiegato indiano (Srinivasa Ramanujan) che stupì i matematici di tutto il mondo; le immancabili guerre con relativi cattivi nell’ombra; la controversa idea dell’ascensore spaziale di Yuri Artsutanov; il crivello di Eratostene; le scienziate e femministe – dunque doppiamente neglette – Sophie Germain e Ada Lovelace; il navigatore solitario Joshua Slocum… Fra l’altro il duo Clarke-Pohl ci insegna (o ci ricorda) come contare velocemente sulle dita fino a 1023 o come eseguivano le moltiplicazioni i contadini russi: due trucchetti da regalare a piccoli… e grandi.

Urania festeggia l’anniversario cambiando veste, mantenendo il prezzo basso e restando fedele alla sua storia che ora è celebrata anche al Mu-fant (www.mufant.com) cioè il Museo-laboratorio del fantastico e della fantascienza di Torino. Ovviamente il 60esimo compleanno è tempo di bilanci impegnativi. La fantascienza – almeno in Italia – è in crisi, forse persino più dei libri e della cultura in generale. La ragione è un totale disinteresse, misto a paura, per il futuro? Se così fosse sarebbe uno scenario davvero sconcertante dopo un secolo tanto ricco di sogni e incubi. Però la scienza e la sua figlioletta discola, la fantascienza, sono sul banco delle accusate per mille motivi, non tutti infondati. Clarke e Pohl a esempio ne fotografano uno, con una veloce frasetta, proprio dopo aver raccontato quante meraviglie potrebbero realizzare i laboratori scientifici… ma non lo fanno. «Ci sono moltissimi soldi a disposizione della ricerca, a patto che sia su qualche tipo di arma»; se davvero qualche alieno da lassù ci sorveglia forse non ha tutti i torti.

NOTA E BREVE LAMENTO

Questa mia recensione è stata pubblicata ieri sul quotidiano «L’unione sarda». Qui aggiungo solo un brevissimo ululato di disapprovazione nel vedere che alcune fra le ultime pagine di quest’ultimo Urania sono state appaltate al duo Gianfranco De Turris (un fascistoide) e Sebastiano Fusco che celebrano soprattutto se stessi: francamente insopportabili. (db)

Riprendo con qualche giorno di ritardo questo post dal blog di Daniele Barbieri:
http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/10/09/urania-ha-60-anni/#more-10858
Non me ne vogliano gli appassionati pazzi della fantascienza: il fascicolo è ancora repiribile nelle edicole.
Le immagini introdotte dopo quella del 60esimo anniversario, sono relative al n. 100 di Urania e al n. 46, e servono a fornire un’idea dell’atmosfera degli inizi, della ingenuità che regnava, ma anche della capacità di abbandono, che oggi sembra perduta.
Mam

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5 commenti

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  1. franco / Ott 15 2012 21:31

    Avete ragione. Effettivamente, sembra che Giuseppe Lippi negli ultimi tempi, abbia dato molto spazio a quei due (mi rifersico all’inossidabile coppia De Turris & Fusco). Forse un motivo c’è e ne parlerò tra un attimo. Io mi ritengo abbastanza tollerante, ma devo ammettere che leggere certe frasi buttate lì come se fossero delle ovvietà o delle verità rivelate mi dà molto fastidio. Perche i due sono molto competenti e capaci, dobbiamo riconoscerlo, ma anche insopportabilmente fascisti (non semplicemente fascistoidi). E non perdono occasione di farcelo sapere nei loro articoli.
    Qui mi sorge un dubbio: ultimamente, il Lippi Nazionale ha mostarto una certa insofferenza per la science fiction vera e propria, preferendole la fantasy e l’horror, che gli sono sempre stati più congeniali (anche se il pubblico sembra pensarla diversamente: vedi il fallimento dei supplementi di Urania e Oscar dedicati a questi due generi). Per capirci, basta leggere certi suoi commenti tra l’irronico e il sarcastico nelle presentazioni (come l’ultimo, in cui definisce “puzzolente” la space opera più avventurosa) oppure basta prendere ad esempio alcune opere “eretiche” come i racconti di Edogawa Rampo, i romanzi di Amanda Prantera, le antologie dei continuatori di Lovecraft, Matheson & C. Opere che hanno suscitato le proteste indignate di alcuni lettori (a volte censurate dal webmaster del blog di Urania). Insomma, il mio dubbio è: che Lippi si sia stufato di occuparsi di fantascienza e abbia deciso di passare la mano, affidandosi proprio a De Turris e Fusco? Se così fosse, secondo me non sarebbe un gran male. I due son molto competenti e capaci e potrebbero operare delle ottime scelte, come hanno dimostrato ai tempi della collana FUTURO di Fanucci (fascisti o no, dobbiamo a loro se Bug Jack Barron di Spinrad e 334 di Disch hanno visto la luce in Italia). Certo, dovremmo sopportare le presentazioni con inevitabili citazioni di Guenon, Evola, Zolla, Tolkien e così via… Oppure, chissà, magari in Mondadori potrebbero convincerli a moderarsi un po…

    • miglieruolo / Ott 15 2012 23:07

      Grazie, Franco. Non credo che De Turris e Fusco siano tipi moderabili. Neppure glielo chiedo. Siano quel che vogliono essere. Certo, spiacerebbe anche a me leggere il tipo di recensione che dici, ma non essendo in grado di evitarlo, vuol dire che, quando mi sembrerà il caso, cercherò di apprestare qualche buona risposta, se mi riuscirà.
      Devo anche però aggiungere che non mi auguro sia eretto contro di loro un cordone sanitario. Che essi abbiano il loro spazio, cittadini di una patria disastrata, ma che ancora lascia che le persone parlino. Non vorrò certo essere da meno di questo pessimo esempio di democrazia. A me che la penso diversamente da loro (diversità radicale) sembra non solo necessario, ma persino raccomandabile che ogni uomo possa essere e ogni ideologia possa manifestarsi. Questo come valore in sé (escludo solo l’aperta apologia del nazifascismo, non che vengano espresse idee, diciamo, in sintonia con un certo passato). Ma soprattutto perché è solo lasciando emergere le idee sbagliate che queste possono essere combattute, e sconfitte.
      Non che intenda ingaggiare battaglia con loro. Sono uno tranquillo, non vsdo in cerca di guai. Preferisco diminuire i miei nemici, non moltiplicarli. Nel caso specifico però non è solo a causa della mia indole che spero di non dover iniziare con loro un qualsiasi contenzioso. Perché spero non sia necessario. Nel passato i due si sono dimostrati infatti capaci di dare voce a tendenze e espressioni differenti dalla loro. Non mi riferisco solo all’ottimo lavoro svolto ai tempi della collana Futuro. Già prima (De Turris) nel periodo in cui curava Oltre il Cielo ha dimostrato apertura e capacità di inclusione.
      L’auspicio è che non sia cambiato.

      • franco / Ott 16 2012 11:36

        La penso essattamente come te. Intendevo dire proprio una cosa del genere. Nelle parole di Voltaire “Signore, non approvo ciò che dite, ma sono pronto a morire per il vostro diritto a dirlo”. Detto ciò, rimane il problema: qualcuno sta pensando di affiancare i due esperti romani all’attuale curatore? Mi piacerebbe saperlo.
        Ciao,
        F. P.

  2. ooldvic@infinito.it / Ott 17 2012 07:55

     

     

     

     NON c’è il testo !!!!

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