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21 ottobre 2012 / miglieruolo

Scioperi dei trasporti

Nei casi in cui sia in ballo la possibilità di sabotare uno sciopero o di gettare discredito sui lavoratori, allora gli anticomunisti di ogni genere (tra anticomunisti e odio operaio c’è un legame molto stretto), specie anche quelli “che si vergognano” nascosti dietro il paravento del “progressismo”, sono pronti a diventare sostenitori dello strapotere operaio, fan dell’autogestione, fiduciari dei lavoratori. È successo anche nel caso del recente sciopero dei trasporti.
Ci siamo. Ancora una volta. Instancabilmente. Uno sciopero riuscito e si palesa la pesante pochezza dei mezzi di comunicazione di massa. Scattano ipocrisia e pervicace volontà di depistaggio ideologico. Non è tanto lo spavento a muovere chi in quegli ambiti vive immobile, ma un vero e proprio riflesso condizionato. Tipo cane di Pavlov. Un riflesso fondato sulla scontata obiezione “è giusto sì, ma…”: ma chi pensa ai cittadini ignari, ai pendolari, al turbamento arrecato alla civile convivenza? (così tanto poco civile?)
Implicito è che ci debbano pensare i lavoratori. I quali per cinque anni inutilmente attendono il rinnovo del contratto, con tutti i danni che questa attesa comporta; per decenni hanno assistito impotenti al peggioramento generale del tenore di vita; assistito all’erosione dei diritti, alla esclusione progressiva dalle istanze decisionali, all’esclusione persino dalla notizia; che sui posti di lavoro hanno sempre meno voce in capitolo e sono sempre più maltrattati e mal pagati; che quando l’economia cresce non hanno altra possibilità che di assistere allo smisurato gonfiarsi dei profitti; che possono essere cacciati via, quasi sempre in malo modo, in qualsiasi momento e che dopo tutto questo (e altro) per un giorno solo, in un solo minuto, dovrebbero trasformarsi in demiurghi, caricandosi delle responsabilità dalle quali tutti gli altri giorni sono esclusi; assurgere alla dimensioni di Manager e risolvere problemi che questi ultimi sono incapaci di risolvere (che anzi creano); prendere decisioni su questioni sulle quali già il giorno dopo non avranno voce in capitolo: e fare tutto questo a detrimento dei loro interessi e danno di tutti i lavoratori (ogni sciopero riuscito è a vantaggio di tutto il modo del lavoro; ogni sciopero fallito è a detrimento anche di coloro che nello sciopero non sono coinvolti). Cioè dovrebbero secondo questi sicofanti dell’informazioni, inesorabili cantori di assurdità che producono in chi li ascolta con animo onesto solo furore impotente, fare karakiri, rinunciare a battersi per consegnarsi inermi alla pessima volontà dei loro sfruttatori, volontà che mai, mai nei secoli, ha saputo voluto potuto venire incontro alle loro richieste, lenire le loro sofferenza.
Tutte le volte la stessa storia, la richiesta di arrendersi senza condizione, affidandosi alla mercé del nemico. L’annientamento di ogni embrione di volontà operaia, vero obiettivo di politici politicanti e giornalisti del tipo “ignoro quel che faccio e le conseguenze di quel che faccio; basta che alla fine del mese arrivi la busta paga, dopodiché può essere anche il diluvio”.
Ma dove stavano costoro (coi politici non intavolo discorso: non vale la pena, sono quel che sono e tali rimarranno) quando il problema, come tutti i problemi lasciati incancrenire, sorgeva e gonfiava? Dov’erano pochi mesi dopo la scadenza del contratto e già il padronato (se è pubblico non è meno padrone carogna di quanto lo sia il privato) manifestava pessima volontà di rinnovarlo? Dov’erano quando si trattava (e si tratta) di chiudere conto ai capi delle aziende di trasporto urbano dei loro folli emolumenti, in relazione agli effetti mediocri o pessimi della loro attività? Non c’erano, hanno taciuto. Forse perché quegli non erano dati nella speranza di conseguire buoni risultati amministrativi, ma di fare proprio quel che hanno fatto. E fanno: essere generosi e intrallazzanti con gli intrallazzatori e feroci con i lavoratori dipendenti.
E ora invece di chiedere conto a questi incapaci il perché mostrano tanta solenne accanimento contro il lavoro e tanta acquiescenza verso i padroni del vapore, lo chiedono agli scioperanti?
Insisto: dove eravate mentre l’esasperazione montava e ai lavoratori non veniva lasciata altra scelta che o subire o imboccare la strada che finalmente, con grave ritardo, hanno imboccato? Altro che contemperare diverse esigenze. Qui sembra esserci un solo obiettivo: abituare la società a una pratica di durezza estrema nei confronti del lavoro, e di indisponibilità a prevenire, al fine di mettersi sotto i piedi la dignità e far passare come remunerazione le sempre più scarne elemosine che sua Maestà Il profitto intende elargire.
Potrà essere che voi non la intendiate in questo senso, ma è in questa direzione che spingete, non sempre con successo, per fortuna, i lavoratori.
Signori non miei, domestici di lor Signori Funzionari del Capitale (alias Capitalisti), rendetevene conto: siete furori con l’accuso. Avete esagerato. Esagerato in piaggeria, cecità, scarsa aderenza ai propri doveri di informatori e ottusità ideologica.
Vi lamentate del continuo delle lamentele che da ogni parte vengono elevate contro il vostro singolare modo di svolgere i compiti. Bene. Prendo atto. Voglio essere con voi, al vostro fianco. Sempre che voi stesi vogliate.
Facciamo un patto. Ammetto non li svolgiate come si dovrebbe; ammetto le cantonate, le forzature, i silenzi, i depistaggi. Costringervi a astenervi, sarebbe troppo. Non ci riuscireste. A me basta che almeno lo stanco ritornello che intonate a ogni sciopero nei servizi, non trovi più spazio nel vostro repertorio. È stancante, nauseante sentirlo ripetere le mille volte. Se deciderete di risparmiarmelo (e risparmiarvelo), ebbene mi impegno a unire la mia voce, alla quale, ne sono certo, si uniranno molte altre voci, nel difendere la pur indifendibile gestione di un mestiere che non mantiene quasi mai le proprie premesse e assume spesso caratteristiche ignobili.
A voi la scelta. Certo che non creerete alcun imbarazzo.
Mauro Antonio Miglieruolo
***

5 commenti

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  1. grandeclaudios / Ott 22 2012 17:11

    vedo che la logorrea ti ha preso, ancora una volta, la mano.
    1) l’articolo è troppo lungo
    2) si parla generalmente di lavoratori, di tutti i lavoratori e così fai una bella tirata come la sai fare tu
    3) invece il titolo era partito dallo sciopero nei trasporti
    e allora che c’azzecca tutta quella tirata?
    Lo so che tu sei un signore. che usi l’auto in ogni occasione (nonostante il prezzo della benzina) o che il giorno dello sciopero te ne stai davanti al tuo computer a scrivere le tua sparate IDEALISTE. TE NE GUARDI BENE DAL PRENDERE UN AUTOBUS!!!!
    PROVACI, UN GIORNO DI SCIOPERO DEI TRASPORTI, E POI SCRIVI UN ALTRO ARTICOLO COME QUELLO SOPRA, SE CI RIESCI.
    E SOPRATTUTTO DIMMI COME TI SENTI DOPO ORE DI ATTESA ALLE FERMATE, E KM A PIEDI PER RAGGIUNGERE UN’ALTRA FERMATA sperando che da lì tu possa trovare un mezzo che ti porti a destinazione.
    certo, la soluzione c’è: basta prendere un TAXI. Vallo a dire a tutti i lavoratori che non hanno o non possono usare un’auto. sono centinaia di migliaia a roma, lo sai? molti lavorano in centro, e dove la parcheggiano la macchina? quanto pagano il parcheggio? a che ora si devono alzare per usufruire della “fascia di garanzia”?
    INFINE: 1) i lavoratori dei trasporti (bus, tram ecc.) hanno stipendi superiori agli altri
    2) scioperano e non diffondono NESSUN VOLANTINO, non sensibilizzano minimamente i disgraziati che aspettano inutilmente alla fermata per ore ed ore, parlando e discutendo.
    3) nel 99% dei casi lo sciopero dei trasporti si fa il VENERDì. Ma lo sai perché? perché il sabato e la domenica il servizio è naturalmente ridotto, così i poveri lavoratori del settore sono più invogliati a fare …….la settimana lunga!!! VENERDì, SABATO E DOMENICA.
    EVVIVA I LAVORATORI DEI TRASPORTI CHE CI FANNO VIVERE UN’ALTRA GIORNATA DA INCUBO CON INGORGHI, INQUINAMENTO ALLE STELLE, PERSONE ANZIANE CHE SI SENTONO MALE E COSì VIA.

    • miglieruolo / Ott 22 2012 19:52

      Grazie per aver confermato le tesi del post: non si sciopera altrimenti si crea disagio. Il disagio di tutti i giorni non conta, conta solo quello di un giorno, il giorno in cui i lavoratori alzano la testa per rivendicare quel che da 5 anni spetta loro.
      Per quanto attiene alla sensibilità verso gli altri lavoratori sai bene che questa “osservazione” è iniqua: tutta la società, tutti i santi giorni lavora per spolitizzare i lavoratori, per dividerli, per impedire che si incontrino e coalizzano, che scoprano come aiutarsi l’un l’altro; e poi di colkpo, in un minuto, si pretende esprimano una maturarità e una capacità organizzativa che solo in decenni di lotte matura. Ma, appunto, il problema è non farla maturare. Anche il tuo commento, volente o nolente, va in quella direzione.
      A meno che tu non creda nella magia e credi basti un colpo di bacchetta magica per superare in un colpo tutti gli ostacoli, le divisioni che la borghesia ha seminato.
      Se ci credi, allora dallo questo colpo di bacchetta magica. Se riuscirai a fare il salto di qualità che occorre, saltando la trafila che porta all’unità dei lavoratori, te ne sarò grato.
      Te ne saremo tutti grati.

  2. miglieruolo / Ott 23 2012 14:12

    Una ulteriore osservazione: noto che, come per altro tutti i commentatori sui media, te la prendi volentieri con coloro che per 1.500 euro al mese e una volta ogni 7/8 anni, disturbano la giornata di tutti; che li si accusa pur in assenza di specifiche loro responsabilità in merito. Ma ometti di farlo con coloro che questa responsabilità hanno (sono strapagati proprio per rispondere a questa rsponsabilità). E non ti alreri se, invece di essere disturbato una volta ogni tanti anni, lo sei tutti i giorni, in tutte le ore della giornata.
    Non conosco la tua esperienza in merito, ma dato che, contrariamente a quello che credi, non appena posso lascio l’auto e prendo i mezzi pubblici, so bene come non funziona il servizio: le lunghe attese alle fermate, l’assenza di ripari in caso di pioggia, le vetture spesso strapiene…
    Su tutto questo non cade alcuna scure di rabbia e rancore, alcuna plateale disapprovazione. A fronte di questo solo una forma di stanca, anche se amara rassegnazione.
    Proprio per questo capita che i signori che hanno la responsabilità di organizzare i servizi, trascurano di farlo. Proprio per questo costoro (l’osservazione vale per tutti i settori di attività) ci hanno potutto portare al disastroso punto in cui siamo.
    Ce la si prende sempre con il piccolo, cosicché il grosso se la ride e continua impunemente a ingrassare a spese di tutti.

  3. grandeclaudios / Ott 23 2012 23:09

    ma dove vivi mauro? uno sciopero dei trasporti ogni 7/8 anni? ma ci vivi a roma o stai su qualche pianeta? lo sai quanti venerdì di sciopero (nei trasporti) ci sono stati quest’anno? e poi… i lavoratori dei trasporti non prendono 1.500 euro al mese, ma più del doppio. avresti dovuto saperlo, visto il mestiere che facevi e visti i contratti di lavoro che avresti dovuto conoscere…

    • miglieruolo / Ott 24 2012 00:35

      1) il parametro più alto del contratto degli autoferrotranvieri
      (http://www.kitech.it/Retribuzione-stipendio-ccnl.aspx?CodiceCateg=382I
      sul sito kitech.it (del quale a ogni buon conto porto qui sopra l’indirizzo)
      cioè il parametro 250, prevede un importo base di 1.439,67, al quale bisogna aggiungere 554,80
      di contingenza e 72,30 di indennità di funzione; non so allora come tu possa essere arrivato a quelle cifre, magari aggiungendo straordinario a gogò, ma questo sarebbe tutt’altro.
      Se hai tabelle più aggiornate, lieto di prenderle in esame.

      2) Quanto agli scioperi si stava parlando dello sciopero nazionale e mi sono attenuto a quello. Sbagliando. Su qusto punto ti do ragione, bisogna considerare il disagio complessivo.
      Anche prendendo in esame quest’ultimo l’impianto della mia obiezione resta valido: nulla è il disagio apportato dalle agitazioni dei lavoratori a fronte di quello provocato dal combinato disposto delle incapacità e dal menefreghismo dei (questi sì) superpagati manager di stato. Ma si tratta di uomini potenti, al riparo dalle ire degli “utenti”; non di lavoratori qualunque, sui quali è facile puntare il dito e avere ragione: non hanno buona stampa, salvo qualche voce isolata; mentre chi se ne lamenta è sicuro del plauso di tutta la stampa di regime!

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