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27 ottobre 2012 / miglieruolo

La ministra Casper (alias Caspiterina!)

di Maria G. Di Rienzo

Gentile signora Fornero, leggo da giorni che ovunque lei si presenti in veste di ministro (e non di ministra) e parlando addirittura in terza persona («Il Ministro è disposto…») gruppi di cittadine e cittadini direttamente investiti dalle politiche che lei promuove la contestano al punto da farla avvilire. In tali occasioni lei ripetutamente dichiara di «poter sopportare molte cose ma non la prepotenza» ed etichetta chi la contesta come anti-democratico. Sono felice di potermi dichiarare d’accordo con lei, una volta tanto, perché neanch’io sopporto la sua prepotenza, ministra, e il fatto che lei rivesta questo titolo senza essere stata votata è l’antitesi stessa della democrazia.

Naturalmente lei non è la sola ad agire così: ogni membro del governo di cui lei fa parte, quando abbia dovuto affrontare la protesta, si è nascosto dietro un falso ripudio della violenza. Mi conceda un minimo di «credibilità professionale», al proposito. Sono una formatrice alla nonviolenza e studio la questione da più di vent’anni. La violenza si esprime in molte forme, non solo verbalmente, non solo vocalmente, non solo fisicamente. Un governo che mette in ginocchio le fasce economicamente più vulnerabili ma si rifiuta di toccare le rendite è violento. Un governo non eletto che mette mano alla Costituzione di un Paese è violento. Un governo che ammazza sanità, scuola e rete del welfare è violento. Un governo che affossa i diritti dei lavoratori è violento. Un governo sedicente «troppo tecnico» per contrastare la violenza di genere è sommamente violento e ipocrita. E sa perché, ministra? Perché tutte queste politiche hanno l’effetto di infliggere volontariamente sofferenza, restrizione di libertà, paura, disagio, miseria a un bel po’ di esseri umani: la violenza è questa.

Di suo, signora Fornero, lei ha la particolarità di esprimere tale violenza accoppiandola a una attitudine che a me ricorda quella del fantasmino Casper. Lo conosce? E’ un piccolo spettro che avvicina i viventi con questa frase ricorrente, detta in tono piagnucoloso: «Vuoi essere mio amico?». Lei si invita a cena a casa di operai, dichiara che scenderebbe in piazza a far parte di manifestazioni di protesta contro il suo operato, ribadisce che «le porte del mio Ministero sono sempre aperte» – purché quelli che vogliono parlarle arrivino «in delegazione e non tutti insieme» – e le sue lacrime in tv hanno ancora una certa fama; per quanto sia umanamente comprensibile piangere sul latte versato non si può il giorno dopo continuare a versarlo, si deve avere il coraggio di asciugarlo e di cambiare metodi per non versarne più, mi segue? Il fantasmino Casper, per quanto lagnoso, fa tenerezza, lei invece ne suscita un po’ meno: il fatto è che Casper non torce un capello alle persone di cui desidera l’amicizia, lei simbolicamente ficca loro le dita negli occhi e martella loro gli alluci, e subito dopo vuole un aperto, sereno, collaborativo, amichevole dialogo neanche avesse a che fare con una schiera di angelici masochisti e non con persone ridotte allo stremo proprio dalle sue scelte.

Inoltre, lei è scarsamente felice nella scelta delle sue metafore e dei suoi esempi. L’ultimo tonfo riguarda i giovani, a cui ha consigliato: «Non bisogna mai essere troppo choosy (schizzinosi), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale». Com’è ovvio, di fronte alle reazioni, lei ha smentito le sue stesse parole arrampicandosi sugli specchi un’ora dopo, ma ormai erano state dette e lei non può negare di averle dette ne’ che abbiano risuonato nelle orecchie degli astanti – come l’ormai proverbiale «mangino brioches» – grazie al vezzo dell’inutile termine inglese.

Anche a me piace giocare con le parole, e allora le dirò che purtroppo la mia famiglia operaia monoreddito è diventata grazie al governo Monti molto, molto più choosy di quanto fosse in precedenza e persino un po’ stingy (avara). Anche se lei si auto-invitasse a cena a casa nostra, signora, non saremmo in grado di offrirle niente, perché tutto è misurato al centesimo giorno per giorno. Di recente abbiamo sofferto le spese di un incidente stradale, proprio nei giorni in cui membri del politico consesso lamentavano l’insufficienza dei loro 8.000 euro al mese per condurre un’esistenza decente, mentre a noi viene chiesto di sopravvivere e di fare sacrifici con un ottavo delle loro entrate. La faccenda, com’è ovvio a causa della financial difficulty che lei e i suoi compari dispensate su di noi, ci ha reso anguished (angosciati) nonché very moody (molto di cattivo umore) ma la cosa che più la divertirà sarà il sapere perché l’operaio da 1000 euro al mese era in giro in auto sotto la pioggia. Questo tizio è talmente poco smart (furbo) che dopo essersi spaccato la schiena dalle 8 alle 10 ore al giorno va a fare volontariato. Non si compra una maglia nuova da anni, se ha bisogno di farsi curare un dente dobbiamo chiedere soldi in prestito ai parenti ed è ancora così choosy da credere che il mondo non vada bene così com’è e di potere e dovere cambiarlo in meglio. Funny (buffo) eh ministra? <i>Very, very funny. Ma non venga a ridere da queste parti, per cortesia, non ho interesse a diventare amica di Casper.

UNA BREVE NOTA
(il testo è stato copiato dal blog di Daniele Barbieri:
http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/10/26/la-ministra-casper/

Gli articoli di Maria G. Di Rienzo sono ripresi – come le sue traduzioni– dal bellissimo blog lunanuvola.wordpress.com/. Il suo ultimo libro è “Voci dalla rete: come le donne stanno cambiando il mondo”: una mia recensione è qui alla data 2 luglio 2011. (db)

 

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