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24 novembre 2012 / miglieruolo

Non voterò nemmeno Movimento 5 stelle

Perché non voterò nemmeno Movimento 5 Stelle?

Perché Grillo, deus del movimento, pur facendo e dicendo alcune delle cose che dovrebbero essere dette e fatte, non si impegna, non è sua facoltà, su ciò che possiamo definire il cuore del problema: il problema del potere. Il problema della politica non è sostanzialmente che questo: la lotta per determinare le porzioni di potere decisionale che spettano ai vari settori del capitale (o al Capitale nel suo insieme); nonché i residui che possono essere lasciati alle masse, purché le masse si organizzino per rivendicarle.


Nessuna illusione dunque sulle possibilità che si hanno in regime capitalistico di poter contare sulle decisioni fondamentali (illusione che purtroppo Grillo, ma non è il solo, nutre): queste decisioni, chiunque sia chiamato a prenderle, o sono subordinate agli interessi di breve e medio termine del capitale finanziario (oggi dominante l’insieme della formazione capitalista) o non è concesso a nessuno di governare: di governare a lungo.
Nessuna illusione allora sulla possibilità di entrare nella stanza dei bottoni; né rimpianti per questa relativa impossibilità di entrarvi. Qualsiasi tentativo di pigiarli in un senso favorevole ai lavoratori risulterebbe più che inefficace: metterebbe in crisi l’intera società. Costruita appunto per regolare e ampliare il meccanismo dell’accumulazione, meccanismo che trascende i singoli protagonisti (sarebbe come pretendere di volare usando una bicicletta) e che non ammette altro che se stesso. È su tale illusione che si sono infranti i sogni di cambiamento di intere generazioni, la stessa illusione che ha contribuito a rendere vani gli eroici sforzi di milioni di comunisti. Ed è sempre basandosi su tali illusioni che il togliattismo, sostenuto dallo stalinismo (Amendola prima ancora che Cossutta), ha potuto volgere la spinta al cambiamento delle masse prima in direzione socialdemocratica (una socialdemocrazia di effettiva opposizione) e poi all’integrazione completa del partito quale agente di fiducia del capitale (DS-PD).
Non nego la sostanziale utilità del Movimento 5 Stelle. Nego che possa svolgere il ruolo di cui le masse hanno oggi bisogno; di cui ha bisogno la fase; di cui ha bisogno il sentimento comunista per riprendere vigore e tornare a avere un ruolo nella dinamica politica. Il primo ed essenziale punto per poter pensare il pensabile del compito necessario alla nascita dei tempi nuovi è partire dal rifiuto dell’esistente, a partire dal rifiuto dell’attuale proposta politica. In prospettiva occorre entri nel senso comune la consapevolezza della necessità di costruire tutt’altra struttura per la gestione del potere. Farsi illusioni sulla modificabilità dell’attuale macchina del potere e del sistema che sostiene, vuol dire ipso facto, in tempi più o meno lunghi (oggi prevedibilmente molto corti) approdare alla completa subordinazione alle esigenze strategiche (e tattiche) della borghesia; equivale a impedirsi persino di pensare iniziative a favore delle masse, bloccati come si sarebbe dalle inevitabili questioni di compatibilità che ogni riforma radicale subito propone; equivale a disarmarsi ideologicamente nella battaglia contro il liberismo, i cui sostenitori per prima cosa getterebbero sul tavolo l’argomento del sabotaggio, degli inceppamenti che i provvedimenti medesimi produrrebbero all’insieme della “società civile”, con danni immediati per le masse medesime. Da cui la necessità di avere costantemente in mente la prospettiva di una differente struttura di potere (che poi in prospettiva non sarebbe una struttura di potere, ma struttura amministrativa), educando le masse alla sua costituzione e poi gestione, attivando pratiche democratiche alternative (è soprattutto nella pratica che si educano le masse, per arrivare all’autoeducazione delle masse). Non più dunque la politica delle persone, il personaggio onesto a cui affidare i propri destini. Al suo posto la crescente consapevolezza da parte dei lavoratori di doverli prendere nelle proprie, anche se in dipendenza del principio di rappresentatività, dovrà transitoriamente affidarla a altri: a persone che vogliono e sanno porsi al servizio della stragrande maggioranza e non degli interessi della stragrande minoranza; personaggi dunque che riconoscano il carattere pernicioso del dominio borghese e abbiano seria volontà di contrastarlo.
Nel Movimento 5 Stelle esistono e vengono perseguiti con notevole coerenza elementi che procedono nella direzione indicata. O sembrano affacciarvisi. Esempio, il rifiuto di burocratizzarsi, le aspirazioni alla democrazia diretta, l’affermazione del principio del salario operaio per la remunerazione degli eletti negli organismi rappresentativi, le ricerca di altre regole con cui giocare il gioco della politica, l’allergia all’inciucismo e ad alleanze che passano sopra la testa delle masse ecc. ecc. È assente però il momento decisivo, quello chiave: l’elemento che impedisce a ogni appello al popolo di diventare “populismo” (eventualità perniciosa); e ai rappresentanti di diventare “cinghia di trasmissione” della volontà dei settori dominanti della borghesia. Questo elemento è dato dalla formazione politica (cosa che è molto più importante della pur utile controinformazione); la quale formazione si ottiene attraverso il serrato dibattito politico, mediante il confronto organizzato e sistematico delle diverse posizioni, la ricerca della sintesi, base per ulteriori confronti e ulteriori sintesi; in un processo interminabile, teso a contrastare il sistematico contrattacco ideologico della borghesia, che tende a portare indietro i livelli di coscienza nel frattempo acquisiti, a seminare dubbi e a demoralizzare: che tende soprattutto a diffondere false credenze sull’essere della politica, sul ruolo dei politici e delle istituzioni. La posta in gioco è la mente delle persone, la spoliticizzazione: senza un certo grado di spoliticizzazione nessun regime fondato sull’antagonismo tra le classi può reggersi. Per i gruppi al potere è essenziale (in particolare) siano misconosciuti i meccanismi reali che guidano l’economia, la politica, il funzionamento degli apparati di repressione. A partire dalla scarsa intelligibilità dela vera portata delle ideologie messe in campo, insieme alla individuazione delle tendenze oggettive che muovono la realtà. Private di tali conoscenze qualsiasi movimento di base, a parte pur importanti traguardi conseguiti nell’immediato, nel medio termine è destinato a scomparire e a veder riassorbiti i risultati raggiunti. Sedimentare coscienza è l’imperativo primo per chi voglie effettuare una fattiva, coerente opposizione. La semplice denuncia essendone solo la permessa, premesse sterile se rimane senza la conseguenza di elevare il livello della partecipazione.
Il che in altri termini, equivale a porsi il problema delle caratteristiche che deve avere il militante; e, quale riverbero di tali caratteristiche, avere la masse. Militante è colui che è in possesso di informazioni e di formazione (coscienza globale) pari a quella di qualsiasi dirigente; che è dirigente non perché “ne sa una più del diavolo” (una più della sua base), ma in conseguenza di una maggiore disponibilità personale e di tempo, perché dotato di particolare spirito di sacrificio e specifica attitudine al lavoro politico. In mancanza di tale lavoro, la strumentalizzazione dell’entusiasmo e dello spirito di sacrificio delle masse (strumentalizzazione che dà luogo al leaderismo, fenomeno decisamente deteriore) diviene fatto inevitabile. Strumentalizzazione che i richiami all’esistenza di pratiche e regolamenti ultrademocratici non servono a eliminare: servono a nascondere. Nessun regolamento interno, nessuna pratica politica, non fondata sulla capacità delle masse di decifrare i messaggi che arrivano e le conseguenze delle stesse iniziative che da loro partono, non può che portare alla degenerazione dell’istituto rappresentativo al quale tutti assistiamo.
Accanto a questa capacità e corollario di questa capacità è la fondazione di valori condivisi (ideologia del cambiamento in embrione), che costituiscono lo strumento indispensabile con il quale valutare e selezionare il “personale politico”. È l’esistenza di questi comuni valori che costituisce la base della determinazione dei “dirigenti” a battersi. Al contrario è l’assenza di tali valori che può compromettere il coraggio di ognuno quando, sospinti dall’ideologia dominante che la formula per copnto di tutti, una arrivi a porssi la domanda: chi me lo fa fare? La presenza di questi valori, insieme alla consapevolezza che altri, tanti altri si battono con lui, è alla base della volontà di resistere alle enormi pressioni che chiunque abbia fatto politica sa di dover subire (a volte pressioni immateriali, contumelie, seduzioni, isolamento, minacce, ma anche fisiche, fino al limite della tortura) se vuole mantenersi nel suo.

L’essenza delle consapevolezza di tale necessità e quindi dell’avvio di un lavoro in questa direzione (a Grillo sembra che basti la registrazione dei livelli di sdegno esistenti) è il motivo per cui già all’esordio dei primi successi, si avvertono scricchiolii e appaiono preoccupanti divisioni all’interno del movimento (scricchiolii e divisioni sui quali si affrettano a precipitarsi gli avvoltoi di regime nella speranza di averne in dono la carogna). E come potrebbe essere diversamente in un movimento eterogeneo quale quello del Movimento 5 Stelle, che per altro neppure sospetta la necessita di una omogeneizzazione? Fosse restato un movimento, i limiti di queste scelte avrebbero tardato a manifestarsi; ma muovendosi come un partito politico (sebbene non lo si voglia ammettere, questo sta diventando il movimento di Beppe Grillo), le domande non poste si pongono da se stesse, ma si pongono criptate: si manifestano tramite la degenerazione delle pratiche politiche relative alle risposte che, in assenza delle giuste domande, non vengono a loro volta formulate.
Qualsiasi unità e coerenza di propositi, a meno non si tratti di unità mafiosa, soggezione autoritaria, esige un certo livello di intesa nella base. Un’intesa che vada oltre gli obiettivi immediati, che sia fondata su una (tendenzialmente) convergente visione del mondo, una comune visione del divenire della società.
Qualsiasi organizzazione che pretenda di muoversi senza avere alle spalle una tale opera (sia pure embrionale) di costruzione di un terreno ideologico comune, nonché di distillare forme organizzative in grado di centralizzare (coordinare e dirigere) le lotte, è avventurismo politico; lo steso avventurismo di qualsiasi esercito che si inoltri in territorio nemico senza lasciare alcun raggruppamento alle spalle. L’accerchiamento e la distruzione diventano inevitabili.
Giunti a questo punto ritengo che più d’uno si chiederà il “che fare” specifico in tale congiuntura. In piena sincerità l’aver posto le condizioni minime dell’approccio alla politica è il tutto che in questo momento mi sento di poter proporre.
A meno di non rifugiarsi nel buon senso e proporre l’ancor più minimo che è possibile proporre. Una organizzazione degna di fiducia e intenzionata a procedere in armonia con tali premesse non esiste, o almeno io non conosco. Non rimane allora, per non astenersi, e un comunista normalmente non si astiene, che scegliere nella coorte di strani soggetti che pullulano sulla scena politica il soggetto meno indecente. Non solo perché rifugge dalla marioleria imperante, ma perché bene intenzionato a fare anche qualcosa per la “povera gente”, cioè in difesa dei lavoratori in attività (precari totali e precari a metà) e pensionati.
Poco, oltraggiosamente poco, lo riconosco. Ma oggi non credo si possa procedere con la speranze più in là di questo minimo. Ma potrebbe essere invece che qualcuno, supportato dall’intelligenza e dalla fantasia congiunte, invece più oltre abbia saputo andare.
Si faccia avanti, allora. Sarà il benvenuto. È certo che troverà orecchi attenti e mente aperte disposte a ascoltare.
Mauro Antonio Miglieruolo

4 commenti

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  1. grandeclaudios / Nov 24 2012 07:29

    E’ una questione di forma, non di contenuto. Per favore, RISCRIVI l’articolo, SENZA ERRORI, di ortografia, di sintassi , di contenuto. E soprattutto, rendilo LEGGIBILE. Non si capisce niente, soprattutto dalla metà: troppo lungo, retorico ecc ecc. Rifallo nuovamente, PIU’ BREVE, che così è solo una noiosa TIRITERA. GRAZIE
    claudio s.

    • miglieruolo / Nov 25 2012 19:48

      Grazie Claudio, sono in partenza e per di più non sto neppure tanto bene. Se ne parlerà, purtroppo, solo al mio ritorno.

  2. Ezechiele / Nov 24 2012 12:02

    Ti rispondo ma non meriti neppure una risposta per questa tua propaganda vergognosa.

    1)Io voterò il Movimento 5 Stelle perchè sono nato cresciuto in Germania per colpa della politica italiana menefreghista verso il proprio popolo.
    2)La precarietà e il reddito di cittadinanza made in Italy ha fatto e fa emigrare troppi italiani. In Italia non funziona niente, non ha mai funzionato niente e in Europa è un paese di SERIE B.
    3) Non abbiamo reddito di cittadinanza

    Voi italiani siete colpevoli da generazioni per questo malessere, dato che avete votato voi questo sistema politico.

    Questo articolo è una vergogna e tu sei colpevole

    NON SARAI TU CON LE TUE RAGIONI AD CONVINCERMI DEL CONTRARIO. In Italia e’ tutto da cambiare e non sarai tu a mettermi i bastoni tra le ruote. Viva il movimento 5 Stelle

    • miglieruolo / Nov 25 2012 19:46

      Ezechiele ha diritto di pensare come la pensa e di gridarlo pure a voce altissima, non però di ignorare le ragioni di chi non la pensa come lui. Approvo il commento nella speranza si decida a dirmi le ragioni del suo sdegno nei confronti dell’articolo. Perché sinceramente io non le ho capite. Ho solo capito che mi considera responsabile delle infauste decisioni politiche assunte da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni.
      Si rassicuri Ezechiele, io con questa gente non ho mai avuto nulla a che fare. Neppure il potere di fermarli ho avuto, altrimenti l’avrei fatto.
      Non se la prende con me e neppure con il popolo italiano. Le cui responsabilità in fondo si limitano solo a questo: all’aver subito.
      Ma sembra che le cose stiano cambiando….

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