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28 novembre 2012 / miglieruolo

Social network che odiano le donne

Un breve commento per stabilire una minuscola differenza con quanto detto nell’articolo che segue: che facebook sia “amministrato” con alquanta discutibile disinvoltura credo sia ormai un fatto assodato (non so se e quanto valga per altri socialnetwork, di facebook parlo perché ne ho esperienza). Che valga ben poco prendersi la pena di competere con la sua logica, anche. Esperienze negative relative alla difficoltà di destreggiarsi con le irrazionali e poco democratiche norme con le quali è governato, ho verificato io stesso.

Che vi siano mezzi migliori attraverso i quali esprimersi è conseguenza inevitabile di quanto sopra. Infatti ho quasi del tutto abbandonato la mia pagina su facebook, che utilizzo per dare maggiore diffusione agli articoli, miei e di altri blog, ai quali ritebgo opportuno dare maggiore visibilità (anche il presente articolo finirà su facebook).
Se non l’ho chiusa è per la piccola differenza che ho segnalato qui sopra. Differenza che consiste in questo: che si tratta comunque di uno spazio che è possibile utilizzare e che alla quale, in quanto ultraminoranza priva di opportunità, non mi sento di rinunciare. Troppo scarni sono gli spazi in cui compaiono pensieri simili a quelli che mi sono familiari per rinunciarvi a cuor leggero. Sono pensieri che meritano, che ritengo necessario, non solo opportuno, diffondere. Il che vale anche per le parole di Maria G. Di Rienzo, il cui ottimo lavoro meriterebbe molto più che le mie, ahimé, scarne frasi di apprezzamento.
L’odio per le donne, che è anche un po’ odio verso se stessi (disgusto di se stessi, o paura della propria parte femminile? che insidia, rischia di sconvolgere l’equilibrio di tutto il resto? pensieri e azioni?), è nulla al confronto dell’odio che colpisce chi denuncia i frutti di questo odio. Perché queste denunce mettono in pericolo non solo le strutture su cui si regge il dominio della borghesia, cioé toglie il terreno sotto i piedi allo specifico modo – deviato – di garantire la continuità della vita, ma compromette le strutture stesse della personalità: è la morte degli individui (donne e uomini) così come storicamente si sono determinati; morte che non si è in grado di affrontare non essendo giò pronte le strutture psichiche, ideologiche e sociali alternative sulle basi delle quali rinascere. E’ la morte della fonte stessa delle disuguaglianze che, finché lo squilibrio tra i sessi (e più ancora l’antagonismo tra i sessi) durerà, avrà una base ideologica ma soprattutto fattuale sulla quale riprodursi.
Per quel poco che mi può servire, finché non mi richiederà troppa fatica, me ne servirò. Sfacciatamente. D’altronde la stessa reazione dei nazisti che perseguitano chi ne denuncia le atrocità frutto mentalità corrente comprova quanto sopra. Per loro è insopportabile specchiarsi in quelle pagine che occupano spazi nei quali vorrebbere avere il monopolio della prima e ultima parola. Che, se l’avessero, potrebbero persino mostrarsi generosi e spendersi in qualche apprezzamento per “gli oggetti animati” che sanno, ma non sopportano di sapere, di avere tanto bisogno. Che almeno non “rompano”, non pongano domande alle quali non saprebbero rispondere.
Alle quali è difficile di per sé rispondere. Ne so ben io stesso qualcosa.
Mauro Antonio Miglieruolo
***
Social network che odiano le donne
da: lunanuvola di Maria G. Di Rienzo
http://lunanuvola.wordpress.com/2012/11/20/social-network-che-odiano-le-donne/
(Visto che ogni tanto qualcuno me lo chiede… ecco il motivo per cui non avrò mai una pagina su Facebook.)

Hildur Lilliendahl Viggósdóttir, islandese, è una nota attivista per i diritti umani delle donne. Perciò, come a tutte le femministe del nostro pianeta, le viene propinata ogni giorno una dose variabile di odio e minacce. Di recente, aveva usato Facebook per comporre una pagina chiamata “Uomini che odiano le donne”, su cui ripostava articoli, commenti e immagini sessiste accessibili a chiunque sul web. I curatori di Facebook non hanno alzato un sopracciglio per la foto di una donna in mutande, portata in giro da un gruppo di uomini appesa a due pali e con una mela in bocca, postata sul loro favoloso social network. La didascalia, tra l’altro spiegava: “Abbiamo scovato una femminista in città stamattina: catturata e messa alla griglia.” Ma quando Hildur ha ripreso questa ed altre espressioni di violenza e sessismo e le ha messe tutte insieme, le “segnalazioni” contro la sua pagina sono fioccate. Agli idioti non piace guardarsi allo specchio e scoprire che sì, sono proprio idioti.

Il mese scorso, uno di essi ha postato un commento sul sito web di un quotidiano islandese e lo ha poi ripostato sulla propria pagina Facebook. Il commento diceva: Se “accidentalmente” dovessi investire Hildur con l’automobile, probabilmente sarebbe l’unica persona sulla Terra su cui farei anche marcia indietro e poi le lascerei l’auto addosso con il freno a mano tirato. Metti questo nella tua raccolta “Uomini che odiano Hildur”, Hildur Lilliendahl.” Ed è esattamente quel che lei ha fatto.

Risultato? Facebook ha bandito Hildur per 30 giorni (è la quarta volta che la pagina in questione viene chiusa, e Hildur l’ha spostata su Tumblr). La ragione addotta da un portavoce di Facebook è che loro sono “contro il bullismo” e che il ripostare segmenti di un’altra pagina “è uno dei modi in cui i bulli violano la privacy altrui.” Lo stesso giorno in cui punivano la “bulla” Hildur (31enne, madre di due figli, funzionaria pubblica al municipio di Reykjavík, collaboratrice di diverse testate giornalistiche online) costei riceveva una telefonata anonima, a cui rispose il marito: “Se non dici a quella cagna puttana con cui vivi di smetterla vengo di persona a sfasciarti la macchina.” Ma in precedenza era stata deliziata da cortesie via mail, del tipo: “Voglio vederti morta. Voglio vederti bruciare viva.”

Hildur resta impassibile, al proposito: “La questione non è se mi disturbano o no. La questione è che nessuno dovrebbe maneggiare roba del genere. La gente non si rende conto del responso che una femminista ha quando solo si permette di parlare. Volevo far luce su quanto basso e vigliacco tale responso è. Comunque, quando le minacce e gli insulti mi fanno sentire a disagio o in pericolo non ho nessun problema a contattare la polizia e a fare denuncia. La pagina Uomini che odiano le donne”, aggiunge, “non ha niente di “radicale”: sto ripostando su internet cose che sono già su internet. Non le sto prendendo da nessuno spazio privato. Non saprei dire se Facebook sia volontariamente sessista. Credo però che non analizzi le segnalazioni in modo appropriato, che non faccia alcun ricerca su di esse. Quando ho segnalato io una pagina con foto pornografiche ho ottenuto una replica automatica in cui mi dicevano di non aver trovato in essa nulla che non andava. Il loro standard sembra essere: se non ci sono seni nudi o genitali esposti, tutto il resto va bene.”

E infatti, che si provi una mamma a mettere sulla propria pagina Facebook un’immagine di lei stessa che allatta il marmocchietto di casa. A volte non occorre nemmeno che sia visibile un lembo di seno perché gli etici amministratori dell’intelligentissimo social network la cancellino a tutta velocità. Appendere una donna seminuda a dei pali è ironico, suvvia. Vedere un infante che succhia latte è sommamente volgare. Ecco perché posso ampiamente fare a meno di questa roba. E credo che Hildur finirà per pensarla come me: “All’inizio trovavo frustrante l’essere stata bloccata. Poi mi sono resa conto che ciò mi permetteva di concentrarmi su altre cose. Sono passate due settimane dal bando e mi sento fantasticamente bene.” Maria G. Di Rienzo

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