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1 dicembre 2012 / miglieruolo

Basta ipocrisia: Israele ha ragione

Basta ipocrisia: Israele ha ragione
dal blog di Daniele Barbieri
http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/11/21/basta-ipocrisia-israele-ha-ragione/

di Karim Metref
La rete è piena di messaggi e di testi a sostegno dei criminali integralisti palestinesi di Gaza mentre Israele – ricordiamolo: unico Stato democratico e civile dell’area – soffre il martirio.
Per dimostrarvi che bisogna stare dalla parte di Israele vi narro una storia che mi fu raccontata da un anziano del mio paese, tanto tempo fa.

C’era un ricco e potente proprietario terriero che regnava senza condivisione su un piccolo paese di contadini. Chiunque osava dire una parola contro il suo dominio veniva trascinato fuori da casa sua dai suoi servi per essere frustato in pubblico. O addirittura veniva semplicemente eliminato.
Il padrone aveva un figlio bello, alto e prestante che tutto il giorno scorrazzava sul suo stupendo cavallo nero. Il figlio era molto ammirato e temuto da tutti. Era un degno erede per suo padre. Rispetto e timore lo seguivano ovunque andasse. Nessun giovane della contea gli arrivava al ginocchio per intelligenza, bellezza, forza fisica o destrezza nel manipolare la spada.
Il giovanotto aveva però un brutto vizio. Non passava un mese senza che violentasse una ragazza del paese. Le fanciulle si nascondevano al suo passaggio, ma ce n’era sempre una che non faceva in tempo, che non lo vedeva arrivare o che era distratta da qualche lavoro. Allora lui si gettava sulla sventurata, la caricava sul suo cavallo e la portava nei boschi vicini. Dopo un po’ la poveretta tornava in lacrime con le vesti strappate. Ma tutti facevano finta di non aver visto niente, di non aver sentito niente. Eppure la gente di quel paese non scherzava con l’onore e la loro legge era severissima con gli stupratori. Se un contadino osava disonorare la figlia di un altro contadino, la legge prevedeva addirittura la morte se, come succedeva la maggior parte delle volte, le due famiglie non si mettessero d’accordo per cancellare il disonore con un matrimonio. Invece si sapeva che le ragazze del paese avevano avuto quasi tutte a che fare con il figlio del padrone e le strade pullulavano di bambini che sembravano tutti tirati da uno stesso stampo. Ma nessuno diceva niente. Nessuno o quasi nessuno.
Un giorno ad attraversare la strada davanti al pargolo fu la figlia di uno dei più poveri fra i poveri contadini del paese. Uno che viveva in una piccola proprietà da solo con la figlia cresciuta in una dignitosa povertà e con sani princìpi. Quando la ragazza si trovò di fronte il cavaliere intento a rapirla non fece solo finta di scappare ma scappò per davvero. Quando dopo un lungo inseguimento questo la raggiunse e la afferrò, non fece soltanto finta di resistere ma resistette sul serio. Lo colpì con tutta la forza che aveva, lo graffiò, gli diede anche qualche morso. Ma l’uomo era veramente forte e agguerrito ai combattimenti corpo a corpo e quindi seppe bloccarla e legarla alla sella del cavallo per portarsela nel solito bosco. Mentre si allontanavano, la gente sentì le grida, gli insulti e le maledizioni che la ragazza lanciava ad alta voce in direzione del signorotto.
Quando la ragazza tornò a casa piena di lividi e con le vesti strappate, suo padre si presentò davanti ai rappresentanti del consiglio del paese per porre una denuncia ed esigere un processo.
Il paese aveva leggi e istituzioni e non poteva non rispettare la forma una volta che qualcuno avesse avuto il coraggio di presentare una denuncia. E quindi ci fu il processo. C’era tutto il paese. Il padrone era seduto insieme a suo figlio per mostrare che non aveva intenzione di consegnarlo alla giustizia dei poveracci. Sia gli avvocati che i giudici erano visibilmente imbarazzati. Solo il povero contadino e sua figlia osavano sostenere lo sguardo minaccioso del padrone e del suo erede. I fatti erano successi in pieno giorno e in pieno centro del paese. Tutti avevano visto. Non si poteva negare l’evidenza. Ma chi poteva testimoniare?
Si alzò il più servile fra i servi del tiranno e cominciò a esporre i fatti. Iniziò il racconto dicendo: “Stavo uscendo da un negozio in centro quando ho incrociato il piccolo signore che dava un passaggio a quella poveraccia ingrata sul suo bel destriero. E quella invece di ringraziare lo malediceva e lo insultava. Ha osato persino dare del ‘bastardo’ al figlio dell’uomo più onesto e più onorato della nostra comunità. Ve lo immaginate?”.
Allora d’un colpo la sala si animò e tutti cominciarono a inveire contro la ragazza. E quello che doveva essere il processo contro lo stupratore diventò contro la stuprata che ha osato maledire, insultare il figlio benamato del padrone, mentre le stava insegnando le buone maniere.
E io che sono per la legalità e per la democrazia e la civiltà dei potenti, dichiaro qui e di fronte al mondo intero che Israele ha ragione. Israele è la vittima! Se violenta il popolo palestinese da 60 anni, è solo per il suo bene. Ma quei maleducati di Gazaoui, solo perché sono rinchiusi in quella gabbia e costretti a morire lentamente, non possono permettersi di lanciare i missili. Anche se. come i colpi e i graffi della ragazza, i loro poveri razzi non rigano nemmeno la corazza dello stato caserma. Non è giusto!
Ma ciò che è peggio, è che Gaza osa opporsi e insultare il figlio beniamino dei potenti di questo mondo che tanto si spendono in giro, poverini, a insegnare la democrazia con i bombardieri. E questo né io, né tutti i democratici per bene di questo mondo possiamo perdonarlo a quell’ammasso di beduini testardi e arretrati.

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