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25 febbraio 2013 / miglieruolo

Matrimonium di Maria G. Di Rienzo

Matrimonium
da: lunanuvola blog di Maria G. Di Rienzo
http://lunanuvola.wordpress.com/2013/01/25/matrimonium/

“Vediamo di essere onesti. I nostri presidenti e i nostri primi ministri sanno del matrimonio di bambine; in linea di principio, possono accettare che è necessario contrastarlo. Ma vogliono vincere le elezioni! Il desiderio di rimanere al potere significa che ascoltano le voci che nella società si alzano di più. E’ lavoro nostro, come cittadini, applicare questa pressione.”

(Graça Machel, da “To end child marriage we need to speak louder, with one voice”, 17.1.2013)

All’età in cui di solito si impara a camminare, Laxmi

era già una moglie. Suo “marito” Rakesh forse sapeva stare sul vasino da solo: quando le rispettive famiglie li sposarono Laxmi aveva un anno e Rakesh tre. In un paese, l’India, in cui circa il 50% delle ragazze si sposa prima di aver compiuto 18 anni, contrastare i matrimoni in età infantile (nonostante siano illegali) può comportare seri rischi: fra cui stupri di gruppo, pestaggi e mutilazioni. Per cui, quando nell’aprile dell’anno scorso Laxmi Sargara, ora 18enne, rifiutò l’ingiunzione da parte dei familiari di Rakesh di trasferirsi nella loro casa, non stava compiendo un passo facile: “Dissi ai miei genitori che non ero felice del matrimonio, ma loro non erano d’accordo con me, così ho cercato aiuto.” L’aiuto è venuto da un’ong che lavora per i diritti dei bambini, il Fondo Sarathi. L’assistente sociale che l’ha fondata, Kriti Bharti, andò a parlare con lo sposo e costui, dopo aver capito che avrebbe portato in casa una giovane donna disposta a rischiare tutto pur di non stare con lui, accettò di annullare il matrimonio. E’ la prima volta che questo accade, e cioè che una coppia sposata in età infantile firmi un documento congiunto in cui dichiara non valida l’unione. “Adesso la mia mente è di nuovo in pace. – ha detto Laxmi mostrando raggiante ai fotografi quello stesso documento – Continuerò a studiare e poi cercherò un lavoro che mi consenta di mantenere la mia indipendenza.”

Laxmi e la prova legale della sua libertà

Laxmi e la prova legale della sua libertà

“Ghag”. Nel Pakistan nordoccidentale, questa parola indica una specie di “matrimonio” invisibile e unilaterale: un leader tribale o un uomo influente può, semplicemente guardando una ragazza o una bambina, decidere che ella diventerà sua moglie. La sua volontà è vincolante per la famiglia di lei: l’unica opzione per sfuggire a questo matrimonio è che la ragazza si impegni a restare nubile per tutta la vita. Verso la fine del 2012, il consiglio tribale (jirga) del villaggio di Sherkera notificò al signor Muhammad Nawaz che le sue due figliolette, Shaista e Razia, erano state reclamate come mogli dai suoi due nipoti tramite “ghag”. Quando Nawaz si oppose, il consiglio tribale lo multò pesantemente per avere “umiliato” i nipoti con il suo rifiuto. Allora l’uomo si rivolse alla magistratura, solo per scoprire che non esisteva una singola clausola nelle leggi vigenti che menzionasse il “ghag”. La ragione principale, spiega Muhammad Essa Khan, membro della Corte Suprema, è che sono sempre persone “importanti” quelle che reclamano ragazze e bambine in questo modo: “Ci voleva una persona coraggiosa per sfidare questo costume. Muhammad Nawaz è stato esattamente la persona che ci voleva.” Infatti, Nawaz diede inizio a una petizione popolare che è diventata legge con straordinaria rapidità: dall’8 gennaio 2013 il “ghag” è un reato la cui pena prevede dai cinque ai sette anni di carcere, più eventuali compensazioni in denaro.

Il matrimonio di bambine (e in misura molto minore di bambini) è diffuso in tutto il mondo. Dove non esiste età legale per il matrimonio, come in Arabia Saudita, bambine di 8 anni vanno spose a mariti di 50. Dove quest’età legale esiste, ma non vi sono sanzioni per chi non la osserva (Yemen) metà delle spose del paese hanno meno di 15 anni. Negli Stati Uniti, le sette fondamentaliste poligame sono note per accoppiare spose bambine a uomini adulti o anziani.

Matrimonium significa letteralmente “condizione legale di madre”. Nell’antica Roma fu sancito perché “indispensabile alla trasmissione del diritto di cittadinanza per via maschile. (…) Il matrimonio è indispensabile solo per gli uomini ed è esclusivamente per essi che la città l’aveva istituito.” Yan Thomas, da “La divisione dei sessi nel diritto romano”.

Ma per ampliare la nostra visione, sarà utile sapere che “Il matrimonio non ha nome in indo-europeo, si dice semplicemente, nelle espressioni spesso ripetute nelle diverse lingue, dell’uomo che “conduce” (a casa sua) una donna che un altro uomo gli “dà”.” Emile Benveniste, da “Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee”. Maria G. Di Rienzo

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