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2 marzo 2013 / miglieruolo

Cronaca immaginaria 2013

dell’anno che vorremmo: dalla Siria all’Afghanistan, dal Medio Oriente all’Iran, un 2013 all’insegna del rispetto dei diritti umani fondamentali
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dal blog di Daniele Barbieri:
http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/01/29/cronaca-immaginaria/
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di Riccardo Noury

Il 2013 è stato un anno davvero straordinario per i diritti umani. Con molta fatica e al termine di una dura selezione, abbiamo provato a riassumerlo in 12 buone notizie, una per mese.

Gennaio: in Siria entra in vigore il cessate il fuoco previsto da una risoluzione del Consiglio di sicurezza, approvata all’unanimità. Oltre 10.000 osservatori delle Nazioni Unite vengono dispiegati in tutto il paese per garantirne il rispetto. La risoluzione prevede inoltre che debbano iniziare immediatamente negoziati sul futuro politico del paese, da cui saranno esclusi coloro che sono sospettati di aver ordinato o eseguito crimini di guerra, sui quali la Corte penale internazionale è investita delle relative indagini.

Febbraio: dopo oltre 11 anni, chiude il centro di detenzione di Guantánamo Bay. Tutti i reclusi non incriminati vengono rilasciati, gli altri vengono trasferiti in territorio statunitense per essere processati da tribunali civili, nei quali non saranno ammesse prove estorte con la tortura. L’amministrazione Usa avvia le procedure per riconoscere risarcimenti a coloro che sono stati ingiustamente detenuti per anni.

Marzo: in occasione della Santa Pasqua, al posto della tradizionale benedizione urbi et orbi, il Pontefice legge in oltre 80 lingue l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

Aprile: nella sua prima seduta, il parlamento italiano approva la proposta di legge che introduce il reato di tortura nel codice penale, abolisce il reato di “immigrazione clandestina” ed emenda la legislazione antidiscriminazione prevedendo d’ora in avanti pene aggravate anche per i crimini di odio sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Maggio: in Pakistan, Asia Bibi viene rilasciata. Con lei, escono dal carcere centinaia di fedeli cristiani e di gruppi islamici considerati eretici e illegali. Dopo quasi 30 anni, il governo abroga le leggi antiblasfemia.

Giugno: con una dichiarazione congiunta sottoscritta tra le altre da Shell ed Eni, le compagnie petrolifere che operano in Nigeria s’impegnano a rispettare i diritti umani delle popolazioni del Delta del fiume Niger, a cessare immediatamente il gas-flaring in ogni impianto, a riparare le condutture difettose, a bonificare i terreni inquinati e a risarcire le comunità colpite dalle loro attività.

Luglio: il governo israeliano delibera la fine immediata degli insediamenti nei Territori occupati palestinesi insieme a un programma di progressivo rientro dei coloni all’interno di Israele. Termina il blocco di Gaza. Hamas e Israele accettano di sottoporsi alla giustizia internazionale per i crimini di guerra commessi da entrambe le parti nei conflitti del 2008-9 e del 2012.

Agosto: in anticipo rispetto alla data stabilita, le forze internazionali si ritirano dall’Afghanistan. Lasciano il paese, con loro, anche i talebani e il governo Karzai, al posto del quale s’insedia un’amministrazione di sole donne.

Settembre: centinaia di prigionieri politici e di coscienza vengono scarcerati in Iran. Fra loro, l’avvocata per i diritti umani Nasrin Sotoudeh e il leader studentesco Majid Tavakkoli.

Ottobre: il premio Nobel per la pace viene assegnato a Malala Yousafzai, giovane attivista pachistana per il diritto all’istruzione. Le autorità cinesi scarcerano Liu Xiaobo, Nobel per la pace 2010.

Novembre: in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione di ogni forma di violenza sulle donne, tutti i paesi europei ratificano la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Il femminicidio viene riconosciuto “emergenza dei diritti umani” in Europa.

Dicembre: l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva a larghissima maggioranza una risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pena capitale. Per la prima volta Usa, Cina, Iran e Iraq si astengono.

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