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14 marzo 2013 / miglieruolo

Tempi da papa argentino

vedi: http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/03/14/scor-date-nel-tempo-di-un-papa-argentino/
dove c’è molto da vedere. Si chiama blog di Daniele Barbieri, dal quale pesco spesso e volentieri (Oh, toh, la rima!).
***
Chi saprà raccontare nei prossimi giorni la doppia, tripla faccia della Chiesa cattolica in Argentina durante la dittatura? I molti che, soprattutto ai vertici, sostennero i militari persino nelle torture e nella pratica delle «sparizioni»; i tanti che tacquero e fecero finta di non sapere; e i pochi (soprattutto alla base) che furono dalla parte giusta e che spesso pagarono con la vita.

Questo blog apre la discussione sulla necessità della memoria nel tempo di un papa argentino. Comincio io con un mio pezzo, già postato in blog, e prima ancora pubblicato sulla rivista «Piazza grande». Si intitola «Quel che Pio Laghi non disse nel marzo 2008»; raccomando di leggere anche il post scriptum. (db)

Forse sapete che il cardinal Pio Laghi è morto il 10 gennaio 2009. Per un caso fortuito sono entrato in possesso di uno degli ultimi discorsi che non pronunciò: esattamente quello del 21 marzo 2008, a ridosso del 32esimo anniversario del golpe in Argentina. Ne pubblico gran parte.

« (…) Il 24 marzo 1976, scattò il golpe in Argentina: io ero nunzio apostolico lì e lo rimasi fino al 1980. Morti, torture, trentamila persone scomparse nel nulla: una tragedia che non dovrà esser dimenticata. Come forse sapete, il 19 maggio 2003 le Madres de Plaza de Mayo mi hanno denunciato per complicità con i golpisti. (…) Spesso quando mi reco nella mia Faenza o in altre città c’è qualcuno – di solito una donna o due – che in silenzio, con un cartello o con un fazzoletto, mi accusa. (…)

Non è stato facile per la mia coscienza ammettere che sì, ho sbagliato. (…) Io chiedo perdono al popolo argentino, al mondo e a Cristo per quel che ho fatto e anche per i miei silenzi. Chiedo perdono per le terribili parole che pronunciai nell’omelia del 27 giugno 1976, tre mesi dopo il golpe: “Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri ma anche d’invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e (…) si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”. In questi anni ho riletto l’urlo di Paolo ai Galati (5,1): “Per la libertà Cristo ci ha liberati”. E mi ha folgorato il sentire un sacerdote dire, pochi mesi fa, che in tante chiese dell’America latina accanto al Cristo sofferente i cristiani rendono ancora omaggio a una piccola immagine di Ernesto Che Guevara. Trent’anni fa ho tradito il popolo di Dio, oggi invoco il vostro perdono».

POST SCRIPTUM

Questo discorso appartiene – e apertamente lo dichiara per evitare equivoci – a un genere molto particolare: lettere MAI scritte, discorsi che persone “in vista” NON hanno pronunciato, cronache di avvenimenti GIAMMAI accaduti. Purtroppo.(db)


***
Nota bene (nota come ti pare, basta che noti): ignoro se Bergoglio sia responsabile o meno di quanto gli viene ascritto; e quantopesante il coinvolgimento nelle malefatte della dittatura argentina. Ritengo comunque disdicevole che determinate eminenti personalità, con i loro comportamenti non del tutto cristallini, diano spazio e possibilità ai dubbi di poter germinare.
Là dove invece è già inaccettabile che, sia che si tratti di religiosi, sia di politici, oppure di alti e bassi funzionari pubblici, non risulti con cristallina chiarezza l’aperta contrarietà quantomeno ai metodi adoperati dai dittatori (e anche dai non dittatori): APERTA CONTRARIETA’.
Vale per tutti il principio di coerenza con il proprio ruolo e la ideologia conclamata, ma vale specialmente per chi assume un ruolo pubblico.
L’onestà e la coerenza sembra stentino a tornare di moda.
Mauro Antonio Miglieruolo

One Comment

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  1. cristina bove / Mar 14 2013 14:08

    eppure una moltitudine inneggia e delira, non può o non vuole aprire gli occhi.

    cri

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