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7 aprile 2013 / miglieruolo

Miguel Enríquez, militante cileno del MIR

dal blog di Daniele Barbieri:
http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/03/26/scor-data-27-marzo-1944/
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Nascita di Miguel Enríquez, militante cileno del Movimiento de Izquierda Revolucionaria

di David Lifodi

La figura di Miguel Enríquez può essere aggiunta, senza ombra di dubbio, a quelle che hanno fatto la storia della sinistra latinoamericana, da Raúl Sendic a Carlos Fonseca. Nato il 27 marzo 1944, Miguel Enríquez a trenta anni era già un leader della sinistra cilena, ma a mettere fine alla sua vita, il 5 ottobre 1974, fu la Dina (Dirección de Intelligencia Nacional), la polizia politica del regime militare di Augusto Pinochet: fu ucciso da centinaia di agenti in assetto antisommossa al termine di un vero e proprio assedio alla sua abitazione.

Miguel Enríquez tagliò presto i ponti con la sinistra tradizionale rappresentata dal Partito Comunista e dal Partito Socialista, di cui pure aveva creato una corrente autonoma, il Movimiento Socialista Revolucionario, fin quando, nell’agosto 1965, fondò il Movimiento de Izquierda Revolucionaria (Mir), insieme ad una generazione di giovani, piccoli gruppi di operai, e alcuni intellettuali che non condividevano un modo di fare politica ritenuto ormai superato. Enríquez si riconosceva nei valori del socialismo libertario e in una democrazia realmente popolare e partecipativa, si identificava nella liberazione nazionale dell’America Latina e credeva nella giustizia sociale. Entrò nella direzione del Mir grazie all’esposizione della tesi significativamente intitolata La conquista del poder por la via insurrecional, discussa insieme ad uno dei suoi fratelli, Marco Antonio, appartenente al Grupo Marxista Revolucionario: su questa nuova generazione giovanile ebbe una grande influenza la rivoluzione cubana. In seguito al golpe militare dell’11 settembre 1973, Miguel Enríquez fu tra i principali organizzatori della resistenza alla dittatura, il cui scopo principale, a partire dal 1974, fu quello di annientare il Mir. Per la Dina, composta da ufficiali delle Forze armate e carabineros che dettero vita ad un apparato repressivo clandestino, Miguel Enríquez era divenuto un’ossessione perché sfidava apertamente il regime. All’inizio del 1974 si fece promotore della campagna “El Mir no se asila”, volta a creare un movimento di resistenza all’interno del Cile in un momento in cui a migliaia scappavano fuori dal paese per chiedere asilo politico e avere salva la vita. Convinto che la resistenza al regime potesse avere successo solo attraverso una mobilitazione di massa che sarebbe riuscita a rovesciare la dittatura e a dar vita ad un governo di operai e contadini, Enríquez e la dirigenza del Mir riuscirono a resistere fino al luglio 1974, quando la situazione cominciò a peggiorare. Grazie ai delatori e ad una fitta rete di informatori, la Dina eliminò decine di miristas, molti dei quali dopo torture selvagge in seguito alla loro permanenza alla Colonia Dignidad, un villaggio fondato da un gruppo di tedeschi che sotto la dittatura si trasformò in luogo di prigionia e dove alcuni degli stessi residenti parteciparono alle violenze contro i prigionieri. Miguel entrò in clandestinità e si rifugiò nella zona sud di Santiago (calle Santa Fe 725), insieme alla sua compagna e ad altri dirigenti del Mir. Il quartiere era tranquillo, abitato in maggioranza da persone di sinistra, ma nonostante tutto la Dina scoprì Miguel Enríquez il 5 ottobre 1974. In precedenza, gli sgherri della polizia politica di Pinochet avevano portato nel quartiere prigionieri bendati affinché ne riconoscessero i rumori, gli odori e le strade. Presto Enríquez e gli altri dirigenti del Mir capirono che quel rifugio non era più tranquillo, ma quando realizzarono di essere stati scoperti era troppo tardi. Un’auto della Dina passò due volte di fronte alla casa: era il segnale di attacco. L’abitazione fu circondata da un imponente numero di agenti di sicurezza ed ebbe inizio una sparatoria contro i miristas. La compagna di Enríquez, Carmen Castillo, venne ferita e perse il bambino che portava in grembo, un altro dirigente mirista, Humbero Sotomayor, riuscì a scappare in maniera rocambolesca e chiese asilo all’ambasciata italiana, ma Miguel fu ucciso da dieci pallottole sparate dagli agenti della Dina. Come spesso accade in circostanze simili, la casa di calle Santa Fe 725 si trasformò in un luogo di torture e repressione: per due mesi fu occupata dai macellai della polizia politica. Ogni anno, ex familiari dei desaparecidos e miristas ricordano il 5 ottobre 1974 in calle Santa Fe e vanno a toccare quel portone della casa crivellato di pallottole dove Miguel Enríquez trascorse il suo ultimo giorno di vita. Miguel era uno dei dirigenti più promettenti in tutto il continente, non a caso gli sono stati intitolati numerosi edifici pubblici, tra cui l’ospedale clinico chirurgico dell’Instituto Superior de Ciencias Medicas a L’Avana. Il cantautore cubano Pablo Milanés gli ha dedicato un suo componimento, intitolato Yo pisaré las calles nuevamente. Miguel era arrivato presto alla politica grazie alle idee che aveva recepito in famiglia fin da piccolo. Il padre, Edgardo Enríquez Frödden, fu ministro dell’Istruzione nel governo di Salvador Allende, mentre uno dei suoi fratelli, Edgardo, fu arrestato nell’aprile 1976 a Buenos Aires e scomparve nel centro di detenzione clandestino di Villa Grimaldi.

L’esempio e le idee di Miguel Enríquez sono tuttora attuali, soprattutto tra i giovani del movimento studentesco che ha risvegliato una società cilena costretta a convivere con la presidenza di Sebastián Piñera e i suoi collaboratori, molti dei quali tuttora legati alla destra pinochettista.

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