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17 maggio 2013 / miglieruolo

Religione e fantascienza

di Gian Filippo Pizzo (*)

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Dal blog di Daniele Barbieri
http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/05/14/religione-e-fantascienza/
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16 maggiodilemma-benedetto-xviQuando Herbie Brennan – scrittore essenzialmente di esoterismo, parapsicologia, avventure per ragazzi e librogames – scrisse «Il dilemma di Benedetto XVI», uno dei suoi pochi racconti di fantascienza, pubblicato nel 1977 e arrivato in Italia un anno dopo su Urania, non prevedeva certo che il papa di un futuro così vicino avrebbe scelto il nome da lui immaginato! Però è successo, e l’abbandono del pontificato da parte di Joseph Ratzinger ha riportato alla memoria quel racconto, che descrive – un po’ come il film di Nanni Moretti «Habemus Papam» – il disagio esistenziale di un pontefice. Il Benedetto del racconto – molto bello e non certo irriguardoso nei confronti della Chiesa – si rivolge a uno psicologo per cercare di capire se stia diventando pazzo o se le visioni che egli ha siano veramente manifestazioni divine. Non diciamo come va a finire, anche perché ha in fondo poca importanza.

La fantascienza è figlia dell’illuminismo e del positivismo, è quindi razionale e scientista, portata verso l’agnosticismo e l’ateismo, proiettata verso il futuro e la società; se ha affrontato il problema religioso, lo ha fatto più sotto l’aspetto sociologico e psicologico che sotto quello teologico. Tuttavia la Sf è anche letteratura speculativa e tiene molto ai problemi filosofici, pertanto non poteva non incontrare quelli religiosi. Anzi, lo ha fatto talmente spesso che la problematica risultante può essere schematizzata in diversi sottogeneri: Jacques Van Herp, nel suo «Panorama de la science-fiction», ne elenca ben nove: le religioni secolari; il futuro della religione; l’anticristianesimo; le nuove religioni; religioni extraterrestri; il politeismo; Dio; il patto con Dio; la creazione di Dio.

Senza scendere a fondo in questa classificazione, vediamo di accennare a qualche trama per evidenziare quanto fecondo possa essere il tema della religione affrontato dalla narrativa fantascientifica.

Sono diversi i romanzi che presentano religioni del futuro, in genere inventate da un gruppo dominante per mantenere il potere, che usa dei falsi miracoli (in realtà dovuti a una tecnologia tenuta nascosta al popolo). L’idea si ritrova in «Se continua così» (pubblicato anche come «Rivolta 2100» contenuto nell’antologia di Robert A. Heinlein «La storia fu­tura: ancora più lontano»(Oscar Mondadori) e in «L’alba delle tenebre» di Fritz Leiber (Nord): qui abbiamo anche un nucleo di resistenza allo Stato che, per forza di cose, si presenta come una setta di adoratori del diavolo. Ancora Heinlein ripresenta la stessa idea, ma al contrario: in «Sesta colonna» (Nord) è un gruppo di patrioti statunitensi che fonda una setta religiosa per liberare l’America dagli invasori giapponesi, fidando nel tradizionale rispetto che gli orientali hanno per le credenze altrui. L’italiano Antonio Piras, in «Triguna» (Delos), presenta invece un futuro terrestre in cui cristianesimo e bramanesimo si sono fuse in un’unica religione, retta – ovviamente – da un Brahmapapa…

Quanto alle religioni extraterrestri, gli scrittori si sono davvero sbizzarriti, ma solo in pochi esempi la religione è strutturale al romanzo e non semplice elemento di contorno. Roger Zelazny, in «Signore della luce» (Nord), attinge alla religione indiana mostrandoci un piane­ta alieno colonizzato da reduci terrestri i quali si sono dati vestigia, poteri ecomportamento delle massime divinità hindu (in un altro romanzo, «Creature della luce e delle tenebre», Zelazny si è rifatto alla mitologia greca).
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Philip José Farmer in «Notte di luce» (Nord) mette in gioco un religioso, padre Carmody, la cui conversione è dovuta al fatto di aver assistito ai miracoli della dea Boonta sul pianeta Dante’s Joy; Carmody giungerà in seguito alla conclusione che il boontismo è il cristia­nesimo della civiltà interstellare. Farmer ha comunque più volte affrontato temi religiosi o con la religione apparentati: quello, ad esempio, della resurrezione in «L’inferno a rovescio» (Mondadori) e nel ciclo del «Mondo del fiume» (Nord e ora Fanucci); nell’altro ciclo dei «Fabbricanti di universi» (Nord) i suoi dèi sono gli esponenti di una razza superscientifica extraumana. Ma forse, come ha notato Riccardo Valla, il ritratto più plausibile di una re­ligione del futuro interstellare è quello di «Dune»di Frak Herbert (Nord, ora Fanucci), con la sua religione cristiano-organista, il cui primo comandamento è «Non sfigurare la tua anima», che porta come corollario di non sfigurare il corpo e quindi la totale avversione per trapianti e innesti cyborg. A parte questo accenno diretto, l’intero ciclo di «Dune» ha più di un interesse per i motivi religiosi, interessi dati dall’ambientazione, dai personaggi, dalle vicende che si svolgono.

Ma è ovvio che le opere più importanti e pregnanti siano quelle che investono direttamente i problemi della religione cristiana. Le poche opere centrate su aspetti del cristianesimo sono veramente memorabili. Per esempio, «Sfere di fuoco», una delle notissime «Cronache marziane»di Ray Bradbury (Mondadori): due missionari vogliono costruire un tempio ad uso dei marziani che vorrebbero evangelizzare, ma si accorgeranno che pur senza conoscere il nostro Dio i marziani hanno ben chiari i concetti di Bene e Male e perciò vivono in maniera morale. Un concetto simile è alla base del romanzo di James Blish «Guerra al grande nulla»(Nord): un gesuita scopre che gli abitanti del pianeta Lithia vivono cristianamente e moralmente, ma senza avere il concetto di peccato né quello di spiritualità. Invece di rallegrarsi come i missionari di Bradbury, egli viene portato a concludere, dalla ragione ma più ancora dalla fede, che un simile popolo non può che essere opera del demonio. Il romanzo, in ogni caso, più religioso della science fiction è «Un cantico per Leibowitz»di Walter Miller (Nord e Urania) che descrive un futuro post-atomico in cui la società si è disgregata e solo un gruppo di monaci dell’Ordine di San Leibowitz si preoccupa di tramandare l’antico scibile tecnologico. Pur senza parlare di cristianesimo, il romanzo è sicuramente il più impregnato di sentimento cattolico che la Sf conosca.
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Su un altro versante, la fantascienza ha scelto di occuparsi di religione per criticarla, per fare della satira. Ecco allora tutta la serie di racconti in cui un super perfezionatissimo computer una volta attivato «diventa» Dio («La risposta»di Fredric Brown; «L ’ultima domanda» di Isaac Asimov) e quella legata alla domanda se i robot abbiano l’anima («La ricerca di S. Aquino» di Anthony Boucher; «I robot non hanno la coda» di Henry Kuttner). Ecco lo scatenato «Cristo marziano» di Farmer (Mondadori) e «La Stella» di Arthur Clarke, dove Dio viene accusato di aver distrutto dei pianeti abitati per aver deviato la Cometa dal suo corso in modo che potesse essere da guida ai Magi. Ecco soprattutto «Il giudizio universale» di Robert Sheckley, dove gli uomini vincono la Battaglia Finale grazie al loro esercito di automi, ma alla fine Dio si porta in cielo questi ultimi. E ancora «Sto ritornando» di Ray Russell, in cui Lucifero decide di vendicarsi per essere stato scaraventato agli inferi. Ecco «Perché sono un popolo geloso» di Lester Del Rey, in cui Dio si allea con gli alieni che vogliono conquistare la Terra, rompendo il patto stretto con Abramo, e gli uomini scelgono di combatterlo.

I titoli citati non esauriscono ovviamente tutta la tematica. Ci sarebbero ancora da citare almeno «Divina invasione» di Philip Dick (Fanucci), «Deus irae» di Dick e Zelazny (Fanucci), «L’undicesimo comandamento» di Del Rey (Galassia) e tutta la serie di opere basate sul viaggio nel tempo alla ricerca di Cristo, fra i quali «Al di là della luce al di là delle stelle» di Paolo Pugni e«I.N.R.I.» di Michael Moorkock (Urania), dove il viaggiatore del tempo protagonista scopre che Gesù non esiste e, per non modificare 2000 anni di storia, ne prende il posto, immolandosi sulla croce.

Chiudiamo con un racconto legato all’attualità, come quello citato all’inizio. Il racconto è «Buone notizie dal Vaticano» di Robert Silverberg risale al 1971e fu tradotto su Urania nel 1973 e ristampato su un Oscar nel 1979. Descrive in futuro in cui è in corso un Conclave e un gruppo di turisti in piazza San Pietro commenta la possibile elezione di un cardinale-robot… La pubblicazione di questa storia suscitò proteste da parte dell’«Osservatore Romano», a nostro parere ingiustificate: in fondo, è solo fantascienza.

(*) da «Giornale dei Misteri» 493, aprile 2013.

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