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29 maggio 2013 / miglieruolo

Cosmolinea B-2 di Frederic Brown

di Mauro Antonio Miglieruolo

Quasi per caso, in una delle mie prime uscite dopo una lunga snervante e inaspettata malattia, scopro in edicola la seconda parte dell’antologia millemondi riservata ai racconti di Frederic Brown: Cosmolinea B-2 (Urania Millemondi 63). Memore delle delizie riservate dalla prima parte (Cosmolinea B-1)

mi affretto a comprarla (Euro 7,50).
29Maggio-UraniaMillemondiCosmolineaB-2Subito, non appena ri-letti alcuni ragguardevoli racconti, si scatena la voglia di scrivere una recensione.
Scopro però che Daniele Barbieri (esattamente il 7 maggio) mi ha preceduto, vedi: http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/05/07/correte-brown-bis-e-in-edicola/); e, non ritenendo di poter dire più e meglio di quanto Daniele abbia già fatto, sono quasi per rinunciare. Quando il ricordo del ruolo che Brown ha rivestito nella mia personale formazione di scrittore, mi induce a ritornare sui miei passi e a mettere comunque insieme le parole necessarie che occorrono: non solo per parlare di Cosmolinea-B-2, eccellente antologia, ma anche del suo autore, al fine di un approfondimento che ritengo utile effettuare.
Ecco intanto un saggio di come ne parla Daniele Barbieri:

“La copertina banalotta nasconde 430 pagine (per 7,50 euri) scintillanti con l’introduzione di Giuseppe Lippi, la bella postfazione di Robert Bloch (scritta nel 1979) e una paginetta di «ringraziamenti e chiarimenti».
Straordinario menù: «Il vecchio, il mostro spaziale e l’asino» amato e citato quasi come «Sentinella» ma un gradino più sotto; il perturbante «E ora un messaggio dal nostro sponsor»; quella sorta di manifesto che è «Immaginatevi»; un Topolino quasi disneyano e molti altri ratti, a esempio in «Eine Kleine Nachtmusik» (scritto con Carl Onspaugh); l’esercitazione di «Tutti i colori dell’incubo»; i migliaia di volte antologizzati «Esperimento», «La risposta» e «La fine»; il dolorosissimo «L’arma»; il teologicamente squassante «Il solipsista»; una quantità di storie brevi e brevissime (qualcuna bruttina, capita anche ai più grandi) non sempre di fantascienza nonché 8 racconti scritti insieme a Mack Reynolds. A volte i traduttori italiani hanno commesso l’errore di cambiare titolo… svelando la sorpresa finale: come nel caso di «Il video ci guarda» che nell’originale era «Double standard».”

Rimando al resto dell’articolo per farsi un’idea di quel che l’antologia riserba.
29maggio-fredric_brown-illustrazione-di-Comunlundi
È però possibile aggiungere ciò che rappresenta queste coppia di antologie all’interno della opera complessiva di Brown: ponderoso riassunto del meglio di questo autore, che in esso raggiunge risultati che altrove, vedi i romanzi, non riesce a conseguire.
I romanzi… nei quali certo ottiene buoni risultati, e però lontani dall’eccellenza dei racconti. Brown anzi è scrittore che dà il meglio di se stesso proprio in quelli brevi e brevissimi, collocandosi a un livello che solo Sheckley ha saputo eguagliare. Là dove invece negli scritti di più largo respiro non esce dall’aurea mediocrità della maggior parte degli autori dei suoi tempi.
È questo che suggerisce di definirlo, in quanto autore di fantascienza, nello stesso tempo atipico e tipico.
Atipico: i grandi della fantascienza sono considerati tali proprio in ragione dei romanzi; e Brown invece lo è per i racconti. In questi suoi lavori di corto respiro è raro dia passi falsi. Non spreca pagine per l’inutile e l’inessenziale (dote preziosa nei romanzi, necessaria nei racconti). Ogni volta va al cuore del problema che intende sottoporci (e lui problemi sottopone, non trovate): il tempo di caratterizzare i personaggi, determinare i luoghi (lo fa con ammirevole stringatezza) e poi l’esplodere del contenuto, i suoi finali a mortaretto, sempre una piacevole sorpresa.
Tipico: perché in ogni lavoro ripropone rigorosamente i canoni dell’ortodossia fantascientifica, l’armamentario classico, senza lasciarsi andare a cedimenti o attenuazioni. Le macchine, gli alieni, i paradossi dimensionali, lo spazio profondo, tutto vi è rappresentato con fedeltà e rigore. Tipica anche la propensione a insinuare dubbi, sondare nel presente e pure, se non altrettanto spesso e altrettanto radicalmente che nei raccanti, il rovesciamento delle prospettive. Spesso le “idee” che immette appaiono come le sopraccennate “trovate”, come espedienti per il romanzesco a ogni costo, piuttosto che il tentativo di individuare l’essenza più profonda della realtà.
29maggio-settima vittimaAl contrario che nel racconto, nel suo racconto di fantascienza, dove stupire non è il fine, ma il mezzo con cui aprire spazi enormi all’esercizio della fantasia (ma qui è in ottima compagnia) e ottenere di parlare ai contemporanei, di imbastire discorsi da lontano con loro e ribaltare giudizi e opinioni imperanti, luoghi comuni e credenze radicate.

Un esempio, o meglio l’esempio, di questo suo calare di tono: il testo che mi ha dato da pensare e soffrire più di tutti; il romanzo che più si è infisso nei miei ricordi e che i decenni non sono riusciti a far dimenticare: Assurdo Universo (I Romanzi di Urania n. 25). Niente scintille letterarie dentro questo lavoro, un lavoro dove gli avvenimenti e le parole sono spinte avanti quasi a 29maggioBrown-Assurdo universoforza, nel tipico modo (mediocre) con cui molti assolvono il dovere di dare corpo a una idea, una che è forte abbastanza da non lasciarsi trascurare, ma nei cui confronti lo scrittore non ha sufficiente convinzione per poterla realizzare adeguatamente.
Nella lettura e poi la rilettura di quest’opera, ottenevo sempre un duplice sentimento: noia e fascino, senza che nessuno dei due prevalesse: non mi riusciva di farmelo piacere e però nemmeno di abbandonarlo a se stesso, nel dimenticatoio dell’effimero (come invece è successo per tanti testi letti all’epoca). Tant’è che il doppio ricordo, l’insoddisfazione alla lettura e la seduzione del contesto, è arrivato fino a oggi che ne parlo; mentre nel recente passato mi ha (quasi) costretto a scrivere a mia volta storie sugli universi paralleli, una in particolare simile alla sua anche nel titolo: “Assurdo Virtuale” (Elara, Narratori Europei di 29maggioBrown-What Mad UniverseScience Fiction, n. 32 – 2006). E non si è trattato dell’unico lavoro ispirato da “Assurdo Universo”. Anche “Nelle nebbie della realtà” (Le Edizioni della Vigna, La Botte Piccola n.4, anno 2008) e altri, come “Dio, l’Astronave e Io” ancora inedito e che temo lo resterà a lungo, possono essere ascritti al medesimo filone, quello che definisco un’idea fissa: riuscire a comporre un testo che sia finalmente adeguato al tema (ammetto i miei dubbi sull’esserci riuscito).

Un’ultima osservazione: è paradossale che proprio un testo che non ha mai appassionato abbia prodotto il singolare effetto di diventare un punto di riferimento; mentre altri autori, cito uno per tutti: Van Vogt, che invece sono riusciti a coinvolgermi, abbiano avuto scarsa influenza sulla mia evoluzione come scrittore. Il romanziere peggiore dunque sarebbe stato capace di ispirare altre opere, mentre quello migliore (Van Vogt) sarebbe rimasto imbalsamato nella sola ammirazione.
29MaggioF.Brown-Assurdo Universo25Paradossale ma non troppo. Non lo è in ragione di ciò che ho detto prima sulle caratteristiche di Brown. Gli è dunque che mentre Van Vogt resta nei limiti della sua propria bravura, nella ottima tecnica narrativa, nelle trovate, nella forza di alcuni personaggi (specialmente femminili) e non va molto oltre i suoi propri tempi (o ci va in quel proiettarsi nelle fantasticherie sul lontanissimo futuro: scandaglia in modo superficiale nel presente); Brown invece proprio su questo piano mostra la sua maggiore capacità innovativa. Brown lavora su una idea per far emergere molto altre idee, molti aspetti e caratteristiche della sua e nostra epoca. Egli è autore del presente, sempre presente. Non dunque tratta i problemi contingenti che sono stati di ieri: tratta i problemi contingenti ancora oggi, a cinquanta anni e passa di distanza; e contingenti domani, fra cinquanta e passa anni (speriamo che almeno alcuni trovino adeguata soluzione prima).
Che Brown vada oltre le apparenze del suo oggi (che purtroppo è ancora il nostro oggi) lo possiamo ben vedere in questa raccolta di suoi racconti. Mi soffermo solo su uno “Sentinella”, famoso 29maggiola-decima-vittima-robert-sheckley-0e sorprendente. Forse il più famoso, insieme al “Problema della servitù” di William Tenn e “La Settima Vittima” di Robert Sheckley. Un racconto considerato paradigmatico di certa produzione di fantascienza; e che riassume brillantemente il senso stesso dell’opera Browniana: la lacerazione del velo di Maya, il velo di inganni e false credenze che occulta la verità con un cumulo di false e mezze verità. Un racconto che è un invito alla prudenza e alla riflessione, nonché a mettersi dal punto di vista dell’altro, del nemico, persino: operazione tra le più difficili che possa essere richiesta a un essere umano. La società tutta lotta per impedire l’acquisizione di questa facoltà. Non solo vi si impegnano negativamente la Lega o i seguaci del Partito dell’Amore per il danaro. Vi si impegna la politica dei politicanti nel suo insieme, la massa dei media, gli ideologi che amano definirsi economisti e non sono nemmeno degni del titolo di ragioniere. Vi si impegnano soprattutto i foschi autocrati “tecnici” dell’Europa. Contro di loro Brown ha fornito la chiave per antidotare il veleno seminato. Un contributo per aprire gli occhi sulla realtà: che il nemico è solo ciò che noi definiamo tale, in ragione di logiche che servono a metterci gli uni contro gli altri, affinché tutti possano essere asserviti.
Godiamola allora questa splendida continuazione e fine di antologia (con la solita introduzione di Giuseppe Lippi e postfazione di Robert Bloch). Non lasciatevela scappare. Non rimarrà a lungo nelle edicole.

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