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26 giugno 2013 / miglieruolo

Stephen Jay Gould e «le pretese scientifiche del razzismo»

Stephen Jay Gould, come smontare «le pretese scientifiche del razzismo»

di Giorgio Chelidonio (*)
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http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/05/19/scor-data-20-maggio-2002/
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Impegnarsi per una «scor-data» e, in particolare, per ricordare che da 11 anni siamo orfani “culturali” di Stephen Jay Gould e’ davvero rischioso, specie trovandomi affacciato sul mare del Gargano e quindi a 800 km da casa senza aver portato con me «Intelligenza e pregiudizio», il testo che piu’ mi ha illuminato (assieme a «Il declino dell’uomo” di Konrad Lorenz) negli ultimi 30 anni. Si ha un bel dire che la connessione Internet del cellulare ti permettere di spaziare nel sapere, ma dopo innumerevoli tentativi di ri-documentarmi on line sulla storia del dottor John Langdon Down e sul pregiudizio colonialista che quel medico inglese aiuto’ a rivelare, getto la blog-spugna e mi limito a citare il caso brevemente e a memoria: avete sentito parlare della «sindrome di Down» come anomalia cromosomica che induce diversita’ morfo-comportamentali nelle persone che ne sono affette? E cosa puo’ avere in comune con la definizione di «mongoloide», un insulto a base razzista tuttora usato anche in rete?
26giugnoint_e_pregVi consiglio di leggere la storia esemplare del dottor Down, una delle tante magistralmente raccontata da Gould in quel libro. Vi saranno finalmente chiari i fondamenti esclusivamente socio-culturali di ogni razzismo. E il pregiudizio profondo di chi – allora come oggi (Down colse questo esempio nel 1866) – si ritiene superiore semplicemente insultando l’intelligenza altrui per spacciarsi per “piu’ forte” (in chiave di darwinismo sociale). Prometto che, al mio ritorno, integrero’ adeguatamente queste riflessioni.
Nel frammento vi invito a procurarvi copia di «
Intelligenza e pregiudizio» – nella biblioteca piu’ vicina o acquistandone una edizione recente, rintracciabile anche su librerie on-line a prezzi piu’ che popolari – per la preziosita’ delle riflessioni che questo testo induce.

(*) In quanto socio fondatore con Riccardo Mancini della sezione romana (poco affollata, lo confesso tristemente) del prestigioso Sjgfc – ovvero Stephen Jay Gould fan club – mi associo all’invito di Giorgio affinché inseriate «Intelligenza e pregiudizio» (ma anche gli altri libri di Gould, sempre piacevolmente divulgativi quanto sapienti) fra le vostre letture. Anni fa nei dibattiti che seguivano «Le scimmie verdi» – un dialogo sul razzismo che ho messo in scena per un periodo con Hamid Barole – c’era spesso chi ci chiedeva se quelle sciocchezze sulla «drapetomania» o sulla insufficiente respirazione dei «negri» che raccontavamo, citando il libro di Gould, fossero davvero state formulate da “stimati” medici e scienziati o fossero uno scherzo, un paradosso inventato per rendere più tragicomico «Intelligenza e pregiudizio: le pretese scientifiche del razzismo». Tutto vero purtroppo e ancor oggi ci sono “scienziati” che ci riprovano.

Quanto a Gould, segnalo che Ediesse gli ha dedicato di recente un interessante libro di Alessandro Ottaviani nella collana «Fondamenti»; se non lo recensirà Giorgio Chelidonio… con piacere lo farò io.

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