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12 luglio 2013 / miglieruolo

Ai preoccupati genitori italiani

Ai preoccupati genitori italiani
dal blog lunanuvola di Maria G. Di Rienzo
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Mi sembra incredibile vi sia oggi, nell’anno del signore 2013, necessità di ribadire concetti essenziali per la convivenza civile, concetti che dovrebbero essere patrimonio di tutti. O della stragrande maggioranza. Cosa che purtroppo non è.


Non è allora incredibile: è semplicemente l’inaccettabile. Segno di una barbarie perdurante che solo alcune persone, nell’indifferenza delle istituzioni, tentano di contrastare.
Alcune persone? Non persone generiche, DONNE. Che in questo modo continuano a assumersi l’opera di civilizzazione che sin dalla preistoria hanno portato avanti. Con l’ausilio di alcuni, pochi, uomini. Che sarebbe ora si facessero più massicciamente presenti, per la loro voce a quella delle Marie che non stancano di denunciare, protestare, chiarire.
Mauro Antonio miglieruolo
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Quando il 5 gennaio scorso una quattordicenne, Carolina, è morta gettandosi nel vuoto dal terzo piano di casa sua, le voci sul cyberbullismo che aveva patito sono state tenute severamente a bada dagli inquirenti, uno dei quali ammoniva di non “criminalizzare” e “demonizzare” degli adolescenti. Allo stesso modo del giudice di Steubenville, che in aula ha ricordato ai giovani stupratori in gruppo di una quindicenne come sia auspicabile “fare attenzione a quel che si mette in internet” (i piccoli delinquenti ci avevano messo il filmato delle violenze); o allo stesso modo del sindaco di Montalto di Castro che voleva pagare l’avvocato ad altri otto giovani stupratori, la principale preoccupazione va al benessere e al futuro dei perpetratori e non delle vittime: che in ogni caso, o perché si suicidano, o perché sono state violentate, di futuro non ne hanno più. Adesso, nel caso di Carolina, non è possibile nascondere la verità: la verità sono 2.600 messaggi di odio su Twitter in 24 ore e il video su Facebook in cui la si vede subire molestie sessuali da sei bastardini fra i 13 e i 15 anni.

Una nota associazione di genitori ha lamentato di non poter controllare le attività online dei figli e chiesto che le piattaforme sociali sul web si dotino di filtri atti a permettere tale controllo. Ma io ho delle domande da fare a questi genitori. Come li state crescendo, questi figli? Quando leggete di mamme maitresse e papà papponi che incoraggiano le figlie a partecipare ai bunga-bunga, cosa dite ai vostri ragazzi e alle vostre ragazze? Quando vedete in tv donne trattate come spazzatura, come zerbini, come bambole gonfiabili, come ne parlate con loro? Quando sentite la notizia del papà orgoglioso perché la figlia 16enne ha vinto un concorso di Miss Culo, sentite il bisogno di riflettere sulla vicenda con la vostra progenie? Quando sentite i maschi dire delle loro coetanee che sono “puttane” e “troie” provate a parlare con loro di sessualità, di rispetto dell’altra, di consenso nello scambio sessuale? O quando le classificano come “calde” o le etichettano come “un bel paio di meloni”, vi sforzate di ricordare loro che quelle ragazze sono ESSERI UMANI, prima di tutto il resto? Che hanno abilità, sogni, desideri, relazioni, in aggiunta alle tette?

Perché, se non fate nulla di ciò, avere il controllo su Facebook e Twitter vi servirà a poco. Avete pensato a come voi usate i social media? Avete mai dato uno sguardo all’infinita cascata di violenza e di odio che viene riversata in commenti online da persone che sono padri (soprattutto) e madri? Non sono solo gli adolescenti a percepire le interazioni “virtuali” come separate dalla realtà, protette dall’anonimato e quindi portatrici di nessuna conseguenza.

Oggi veniamo a sapere che un sedicenne ha ucciso la “fidanzata”, Fabiana, di quindici anni. L’ha strangolata un po’, l’ha accoltellata, e le ha dato fuoco mentre era ancora viva. “Era geloso”, spiegano gli articolisti come se questa fosse davvero una spiegazione. Ma il meglio sono i commenti degli ADULTI sotto gli articoli. Questi commenti dicono, per esempio, premettendo che ovviamente non stanno scusando l’assassino, di quanto siano aggressive oggigiorno le ragazze di quell’età: un ragazzo che abbia problemi mentali può facilmente pensare di avere di fronte un altro uomo e agire di conseguenza. Mi avete letto bene? Se qualcuno uccide è perché è malato di mente (un malato di mente che ha premeditato e organizzato la faccenda sino a portarsi dietro la benzina), ma la colpa non è comunque sua, è della vittima. Se Fabiana, una volta aggredita, si fosse gettata in terra piangendo e reiterando la propria fragile femminilità lui non avrebbe proseguito l’aggressione. Succede sempre così, non è vero? Potete chiederlo a qualsiasi sopravvissuta allo stupro e alla violenza domestica: a cosa siano servite le nostre lacrime, le nostre implorazioni, le nostre urla, i nostri NO. A niente. La persona che ci stava picchiando o violentando non vedeva in noi un altro essere umano, ma una zoccola, un culo, un paio di tette, un buco, un niente.

O contrastate e contestate tutto questo, con ogni briciolo di forza e di anima che possedete, o uno scenario diverso per i vostri figli e le vostre figlie sarà difficile da creare. Pensateci. Maria G. Di Rienzo
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indirizzo:
http://lunanuvola.wordpress.com/2013/05/26/ai-preoccupati-genitori-italiani/
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