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14 luglio 2013 / miglieruolo

La speranza dell’inciucio negli inciucisti

è l’ultima a morire
Di Mauro Antonio Miglieruolo

Subito dopo aver celebrato il governo d’emergenza, provvisorio per definizione, offerto come tale per placare gli animi e lo sdegno di una base che, a parte le incazzature, sembra disposta o a ingoiare tutto o a allontanarsi silenziosamente dalle urne;

ecco emergere l’ispirazione vera dell’attuale esecutivo, quella autentica che ne ha promosso la costituzione: quella di durare una intera legislatura. Si tratterà pure di velleità, ma è rivelativa di stati d’animo e vocazioni politiche inconfessabili che le circostanze costringono invece a mettere in evidenza.
A parte la miseria del gruppo dirigente di questo infelice (e malnato) partito, il PD, mi chiedo però cosa altro ci sia (se dell’altro c’è) dietro queste dichiarazioni non troppo velate (e ripetute) di intenti. Quale il disegno che ispira alcuni e la disperazione che paralizza altri? Perché è chiaro che nel partito c’è una minoranza silenziosa che ha ingoiato molti rospi, ma è anche rassegnata a ingoiarne altri. Molti altri.
Il retropensiero che ispira i vari Letta, Epifani e Napolitano, a parte ciò che seminano nelle loro dichiarazioni per dare nuove motivazioni alle masse, si può riassumere in una parola sola: speranza. La speranza che nel 2014 (o al più nel 2015) si inizino a profilare i primi segni di ripresa e di poter spacciare quest’ultima come effetto dell’iniziativa di governo, sorta di battesimo che cancellerebbe il peccato originale dell’alleanza ibrida e innaturale che li ha uniti al PDL.
Una doppia speranza, dunque. La speranza che il governo duri fino ad allora e la speranza che la ripresa effettivamente ci sia e sia per tempo, prima che le enormi divisioni esistenti all’interno dello schieramento che ha votato la fiducia a Letta si sgretoli sotto l’impatto delle divisioni e degli interessi personali (leggi processi e possibili condanne) del Capo del Partito ex avversario.
Una speranza che potrebbe sembrare un voler salvare la faccia di fronte ai malumori della parte dell’elettorato disposta comunque a perdonare. A patto però che le si dia qualcosa che le dia l’illusione di non più affogare.
Dietro questa doppia speranza ritengo però ci sia dell’altro. Un disegno anch’esso aleatorio (prevede un percorso non indolore), ma con qualche solida possibilità di realizzarsi. E cioè l’obiettivo di trasformare il provvisorio armistizio proclamato tra i due schieramenti prima in pace dichiarata e poi in alleanza stabile, se non addirittura in una compagine unica, un partito che si definirà “centrista” sebbene porti in sé tutte le stimmate di uno di destra. Non glielo auguro, ma questo (salvo reazioni di abbandono da parte della maggioranza degli iscritti) potrebbe trovare salvezza la maggioranza dei funzionari . Affossato il partito, i cui orizzonti si fanno sempre più incerte, si salverebbero le carriere personali di migliaia di amministratori locali e nazionali.
Per quanto detesti questo molle, infido e destrorso personale politico, neppure questo auguro loro. Una fine così non si augura neppure al peggiore nemico. Nemmeno se è stato questo stesso nemico a volerlo. Pena più grave di fare da ruota di scorta a Berlusconi e berlusconiani non riesco a immaginare.
Ma loro sì, evidentemente.
Prepariamoci allora, salvo imprevisti, a una ulteriore lunga stagione di amarezze. Di manganelli, torchiature e involuzioni politiche e costituzionali. Ma prepariamoci anche a sostenere tutte le forze che, con i loro mezzi, le loro scarse forze, tenta renna di abbreviarne i tempi e ridurne la portata. Ma affrettarsi in questa direzione, prima che sia troppo tardi. Possiamo ancora raccogliere l’eredità dei milioni che si rivolteranno. I milioni che abbandoneranno il PD e il Movimento 5 Stelle, destinato anche lui all’autodistruzione se non si sbriga a operare una inversione di rotta.
Da fare subito, dicevo: prima anche altri. Forze sicuramente di destra, lo faccia.
***

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