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25 settembre 2013 / miglieruolo

Capelli al vento

Capelli al vento

dal blog lunanuvola di Maria G. Di Rienzo
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Amira Osman Hamed, imprenditrice 35enne, ingegnera informatica, sarà processata il 19 settembre prossimo. E’ probabile che sia condannata, già lo è stata nel 2002 per l’orribile reato di aver “indossato pantaloni”. Allora se la cavò con una multa. Ma ora si è spinta assai più in là nella sua attitudine criminosa, e rischia la fustigazione.

Amira è accusata di aver violato l’articolo di legge 152 che proibisce l’abbigliamento “indecente”. E’ andata in giro in topless? In microgonna? Nuda? No, era in un ufficio governativo a Jebel Aulia, poco fuori Khartoum, il 27 agosto scorso, senza fazzoletto in testa. Un poliziotto ha notato la cosa e l’ha aggredita verbalmente: “Non sei sudanese., ha anche detto, Qual è la tua religione? Io ho risposto: Sono sudanese, sono musulmana e non intendo coprirmi la testa.” Amira non ha mai indossato l’hijab in tutta la sua vita e non è disposta a farlo perché la legge glielo impone: “Vogliono che noi si sembri donne talebane. La legge che mi accusano di aver violato ha come bersaglio la dignità del popolo del Sudan.” La cosa va avanti e peggiora costantemente, secondo gli attivisti per i diritti umani nel paese, dal 1989, dopo il colpo di stato del presidente Omar al-Bashir spalleggiato dagli islamisti: le leggi vigenti relative all’ordine pubblico permettono, grazie alla loro vaghezza, che la polizia si accanisca come preferisce su donne e poveri.
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Alla prima udienza per “capelli al vento” (sembra che i tribunali non abbiano un granché di serio da fare, in Sudan), il 1° settembre, circa 100 donne si sono radunate per sostenere Amira: alcune a testa scoperta e altre con il fazzoletto. “Ci sono parecchie donne”, spiega lei, “che lo indossano perché hanno paura, non perché lo desiderano. Molte non potrebbero permettersi assistenza legale, molte proverebbero troppa vergogna a dire alle loro famiglie di essere state arrestate per un reato morale, e questo le lascia alla mercé delle molestie sessuali da parte della polizia.”

Amira è stata ritratta in jeans mentre rilasciava un’intervista nel salotto di casa sua. Ha però spiegato al giornalista che non può indossarli fuori di là. Maria G. Di Rienzo

(Fonti: Safe World for Women, Global News, AFP)

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