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29 settembre 2013 / miglieruolo

Tutti è troppo

Tutti sono tanti
dal blog lunanuvola di Maria G. Di Rienzo
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Questo pezzo mi è particolarmente piaciuto. Gli trovo quindi un posticino a breve distanza dalla prima pubblicazione nonostante oggi compaia già qualcosa (di eccellente) di Maria G. Di Rienzo.


Induce a riflettere sul veleno che sottilmente, abilmente, nascondendosi dietro il paravento di “oggettive” ricerche scientifiche, si versa nelle orecchie delle persone.
Meritorio diffonderlo. Obbligatorio difenderlo. Inevitabile sottolinearne il valore.
Mauro Antonio Miglieruolo
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29sett-ecofemminismo
Il titolo diceva così: “Studio: tutti odiano gli ambientalisti e le femministe”. L’occhiello specificava: “Una nuova ricerca suggerisce che la gente tende ad avere visioni negative degli attivisti politici e sociali”. Naturalmente è preoccupante, almeno per me, visto che il titolo descrive in pratica la mia famiglia… Sapete, tutti sono davvero tanti. Ma a differenza di molte persone che leggono titoli e occhielli e non vanno oltre, io sono abituata non solo a scorrere gli articoli per intero, ma a verificare qualunque pretesa “scientificità” delle affermazioni in essi contenute. Il che comporta controllare quali parametri di indagine sono stati usati e sciropparmi paginate e paginate di rapporti, saggi, commentari, ecc.ecofemminismoLa “nuova ricerca” in questione viene dal Canada, Università di Toronto, e se ne fa bella la psicologa Nadia Bashir scrivendo nel Giornale Europeo di Psicologia Sociale. Bashir cita e combina i risultati di tre “studi” per sostenere che “La stessa natura dell’attivismo conduce a stereoritipizzazioni negative. Promuovendo aggressivamente il cambiamento e sostenendo pratiche non convenzionali, gli attivisti sono associati a militanza ostile o eccentricità. Inoltre, tale tendenza riduce le motivazioni ad adottare i comportamenti in favore del cambiamento che gli attivisti propongono.”. Quindi, se vogliamo avere successo nell’attivismo politico e sociale, Bashir ci avvisa di adottare un’attitudine “piacevole, confortevole, non aggressiva”. Il che, riferendomi solo all’Italia contemporanea, spiega ad esempio alla perfezione il successo del sig. Grillo, che attrae sostenitori con un eloquio dai toni sommessi e dolci (un excursus storico ci condurrebbe in terreni ancora meno piacevoli, meno confortevoli e assai aggressivi – persino se ci limitassimo alle circostanze che hanno condotto alla seconda guerra mondiale).

Ci sarebbe anche da discutere sul significato dei termini usati da Bashir. Cosa vuol dire, per lei, “avere successo” o “essere aggressivi”? Per quanto il lavoro da fare sia ancora enorme e urgente, se l’ambientalismo e il femminismo volessero celebrare le proprie vittorie cominciando da oggi finirebbero l’anno prossimo: credete che i bidoni della differenziata siano dovuti ad improvvisa illuminazione degli amministratori cittadini o che le donne abbiano diritti – per quanto spesso solo sulla carta – in virtù dell’animo compassionevole dei legislatori? Ogni passo nella direzione di un ambiente decente per salubrità ecologica e sociale ha dovuto essere guadagnato, seguendo tutti gli inevitabili passi del cambiamento: raccogliere informazioni, condividerle, presentare alternative, e agire – a volte incatenandosi agli alberi o entrando in sciopero della fame, o facendosi buttare in galera. Per quanto ci siano stati e ci siano, nell’attivismo politico e sociale, gruppi disposti ad usare violenza, i movimenti ecologisti e femministi continuano a conseguire le loro vittorie su campagne a lungo termine in cui l’aggressività (armata di tutto l’arsenale del potere come dominio – religioni, leggi, culture, tradizioni usate come manganelli – e a volte mortale) sta dalla parte opposta.

Comunque, effettuando i miei controlli, ho scoperto che mi preoccupavo per nulla. Spacciare come tutti un totale di 430 (quattrocentotrenta) americani, di cui 368 (trecentosessantotto) reclutati online via Amazon, non rende onore alle capacità di Mrs. Bashir. Nei dettagli: la prima “ricerca” comprende 228 persone che in maggioranza – ma neppure tutti – chiamano “hippie” gli ambientalisti e “sporche odiatrici di uomini” le femministe; la seconda coinvolge studenti universitari, 17 maschi e 45 femmine, che (in maggioranza, non tutti) “sono meno interessati a farsi amici fra chi partecipa a dimostrazioni pubbliche”; nella terza si è fatto leggere un articolo sulla necessità di cambiare comportamenti per avere uno stile di vita sostenibile a 140 persone, orientando le loro risposte sull’autore in questo modo: descrivendolo come un “ambientalista tipico” che “protesta davanti alle industrie chimiche”, oppure come un ambientalista “meno abrasivo” che “raccoglie fondi per gruppi ecologisti”, o non menzionando affatto il suo attivismo ambientalista nel terzo profilo (l’articolo è in sé attivismo ambientalista, ma pazienza). In maggioranza, i 140 individui – di nuovo, nemmeno tutti – dicono di essersi sentiti più coinvolti nel terzo caso. Combinare tre “studi” in cui il reclutamento online inficia la possibilità di controllare le informazioni fornite dai partecipanti prova soltanto questo: meno di 430 persone americane hanno detto di disprezzare ambientalisti e femministe, che preferirebbero avere amici non attivisti, e di ricevere ispirazione da un articolo il cui autore non era stato definito come attivista. Mrs. Bashir, sono italiana, femminista, vivo con un ambientalista e, grazie anche alla sua incompetenza, dormo fra due guanciali. Maria G. Di Rienzo

One Comment

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  1. lallaerre / Set 29 2013 21:14

    Capita spesso che vengano riportati questi presunti “studi” a dimostrazione di un qualche assunto che evidentemente i committenti desiderano far passare per vero… per fortuna alcuni di noi hanno studiato anche statistica… e hanno gli strumenti per verificare l’attendibilità dei risultati, la rappresentatività del campione ecc. ecc., e la malafede di ogni affermazione pseudoscientifica governata dall’ideologia.

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