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29 ottobre 2013 / miglieruolo

Di buona famiglia

dal blog lunanuvola

di Maria G. Di Rienzo

I bambini non sono mai stati tanto bravi nell’ascoltare gli adulti, ma non hanno mai fallito nell’imitarli.” James Baldwin (in “Nobody knows my name”)

Il progetto CAVA (acronimo di Changing Attitudes to Dating Violence in Adolescents) si è occupato un paio di anni fa di raccogliere dati e implementare iniziative sulla violenza nelle relazioni intime fra adolescenti in Europa. A dire la verità non ha trovato nulla che le ricercatrici femministe già non sapessero, per esempio: la socializzazione crea il potenziale per le interazioni violente e influenza le future relazioni fra maschi adulti e femmine adulte; i ragazzi ricevono rinforzo positivo per comportamenti e comunicazioni che oggettificano e denigrano le loro coetanee e le donne in generale; le ragazze tendono a tacere sugli abusi che subiscono, per paura, disistima, stigma religioso e/o sociale, imbarazzo, eccetera. La disparità di potere, opportunità, legittimazione sociale fra uomini e donne sta al centro dello scenario.

fear - love

La 16enne di Modena stuprata durante una festa da cinque “amici” (19.10.2013), non è stata zitta ma purtroppo non sono stati zitti nemmeno tanti adulti. Quelli che si sono chiesti se “ci stava” o se “magari le piaceva uno dei cinque”, quelli che hanno stigmatizzato il fatto che avesse bevuto (dietro insistenze o meno) e persino che fosse andata alla festa, quelli che hanno implorato di non “rovinare i ragazzi per sempre” a causa di una “bravata”, quelli che in mille modi hanno razionalizzato, scusato e giustificato i suddetti stupratori e biasimato la loro vittima, e tutti quelli che ci hanno così informato: “i cinque giovani sono di buona famiglia”.

Io ho qualche problema con questa definizione. Non so cosa vuol dire. Si intende “di stato sociale/economico medio o alto”? Allora si dica così. Una famiglia benestante non è necessariamente una “buona” famiglia. Si intende “i cui membri non hanno precedenti penali”? Allora si dica così. Una famiglia di incensurati non è necessariamente una “buona” famiglia. Da qualsiasi famiglia possono uscire stupratori, perché il nucleo familiare non è l’unica influenza sulla visione del mondo che una persona sviluppa, ma in una “buona” famiglia – per come io intendo il termine – è più difficile.

Una famiglia in cui i membri si amano e si stimano, in cui si parla apertamente di consenso e rispetto in ambito sessuale, in cui le donne non sono viste come inferiori, in cui la disumanizzazione di qualsiasi categoria di persone viene contrastata, in cui i contributi di maschi e femmine sono egualmente valutati e apprezzati, in cui non si spera nel “velinaggio” della figlia e nella “burinificazione” del figlio come traguardi della loro compiuta femminilità e mascolinità, ha consistenti probabilità di non crescere un giovane violentatore fra i suoi ranghi.

Non bere o non andare alle feste non ha mai protetto nessuna dallo stupro o da qualsiasi altro tipo di violenza. Se vogliamo davvero far cessare gli abusi, è meglio concentrarsi sullo smantellamento delle strutture sociali che li alimentano, cominciando da quella che considera l’essere maschi un’eccellenza in sé, e un’eccellenza a cui qualsiasi violenza è permessa purché essa sia perpetrata su una femmina. E’ in nome di questa straordinaria condizione che i cinque giovani farabutti si sono vantati subito dopo lo stupro di gruppo con i loro amici. Non so se poi l’abbiano fatto anche all’interno delle loro “buone” famiglie. Maria G. Di Rienzo

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