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8 novembre 2013 / miglieruolo

Purtroppo anche Langone è Italia

Purtroppo anche Langone è Italia

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Il 3 ottobre 2013 (alle ore 16:53) mentre la tragedia di Lampedusa è ormai chiara sul sito de «Il foglio» appare questo articolo di Camillo Langone.

Li ha uccisi la non indifferenza.

Quindi non li ho uccisi io che all’africano mendicante davanti al Conad non sgancio nemmeno i centesimi che mi danno fastidio in tasca, che all’asiatico ambulante che ogni sera in vineria tenta di piazzarmi una rosa non offro nemmeno uno sguardo. Se questi due stranieri telefonano a casa parlando di un italiano generoso, di sicuro non si riferiscono a me. Se esortano amici e famigliari a raggiungerli, di certo non è dietro mia istigazione. I cento o duecento o non so quanti morti di Lampedusa li ha uccisi la non indifferenza ovvero l’illusione dell’accoglienza.

Da chi sono stati illusi?

Ad esempio da Enrico Letta che seguendo la moda come non fanno più nemmeno le parrucchiere (la moda è passata di moda, mi raccontano tristi gli amici contoterzisti dell’abbigliamento) ha nominato una ministra congolese. Ovvio che poi in Africa pensino che l’Italia sia il paese di Bengodi, che basti metterci piede per fare carriera a spese del contribuente. E da tutti coloro che li chiamano “migranti”, parola carica di pregiudizio positivo, parola poetica, di risonanza carducciana, “stormi d’uccelli neri / nel vespero migrar”.

Se li avessero chiamati correttamente invasori (il Sabatini Coletti definisce invasore colui che compie invasione ossia “irruzione di un folto gruppo di persone in un luogo”) e se la notizia di questa definizione si fosse diffusa oltremare, molti dei cento o duecento o non so quanti morti sarebbero ancora vivi, non sarebbero mai partiti temendo un’accoglienza di dobermann e fucilate, anziché di sorrisi e mense, volontari e preti.

E ora li si illude ancora, siccome non ne sono morti abbastanza.
Insiste a illuderli Napolitano parlando di “strage degli innocenti”. A parte che nessuno è innocente (“Nessuno è buono”, Marco 10,18), a parte che definire innocente qualcuno è definire colpevole qualcun altro, se gli africani lo sanno ecco che ripartono e rimuoiono in massa perché innocente vuol dire vittima e vittima vuol dire titolare di un diritto al risarcimento. Gli italiani brava gente, gli italiani de core, sono loro gli stragisti.

UN (INUTILE?) COMMENTO DI DB

C’è la Lega Nord e c’è Langone come c’è Forza Nuova e Alfano. Bugie e razzismo, nulla di nuovo. Un amico mi racconta che questo Camillo Langone è tristemente famoso, sarebbe comico se non fosse tragico. Ecco alcune sue prodezze recenti.
Nell’articolo
«Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli» Langone ha utilizzato una presunta correlazione fra l’aumento della scolarizzazione femminile e il calo di natalità in Italia per stabilire un nesso di causa-effetto tra i due fenomeni.

In seguito al rogo della Città della Scienza a Napoli, nell’articolo «Dovevano bruciarla prima», Langone spiega: «vi si propagandava l’evoluzionismo, una superstizione ottocentesca ancora presente negli ambienti parascientifici. Il darwinismo è una forma di nichilismo».

Gli ha risposto Maurizio Casiraghi biologo, ricercatore dell’università Milano Bicocca e presidente della Società italiana biologia evoluzionistica: «Langone potrebbe forse utilmente consultare un manuale scolastico di scienze, dove potrebbe leggere che la presunta “superstizione ottocentesca” è confermata da un numero di prove ormai incalcolabile. È la “discendenza dell’uomo dai primati”, citata da Langone, a essere una superstizione ottocentesca che non vuole tramontare. Solo su una cosa Langone ha ragione, noi non discendiamo dai primati. Con buona pace del giornalista e di chi ancora non l’ha capito, noi siamo dei primati». Al coro delle critiche si è unito anche Piergiorgio Odifreddi che ha scritto che «gli unici superstiziosi e prescientifici sono appunto gli ignoranti come lui, che non sanno di cosa parlano».
Questo breve commento potrebbe finire con un
«sorprende che ancora lo facciano scrivere su un quotidiano»; e invece no, se il quotidiano è «
Il foglio» di Giuliano Ferrara è logico, coerente, giusto che Langone abbia la sua gloria.

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