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10 novembre 2013 / miglieruolo

Papa Bergoglio, simpatico, aperto e innovatore… forse

Missione fondamentale
dal blog lunanuvola di Maria G. Di Rienzo
http://lunanuvola.wordpress.com/2013/09/23/missione-fondamentale/
***
Articolo puntuale e necessario. Anche un pochino allarmante. Forte del consenso che l’attuale papa si sta guadagnando, sarà più facile ai telebani di casa nostra continuare a infierire su chi, con grande pena e dolore, assume l’importante decisione di abortire.


Lo sottolineo: mai a cuor leggero. Aggiungere vincoli legali e pesi psicologici a queste persone non è altro che esercizio di puro sadismo; volontà di interferire guidando le vite degli altri e scelta consapevole di far soffrire.
Eco lontana della logica dell’Inquisizione: straziare i corpi per salvare le anime; le quali anime straziate a loro volta dalla sofferenza che erano costrette a patire non credo proprio potessero presentarsi con la dovuta compostezza di fronte al Supremo Giudice (già, secondo costoro Dio sarebbe un Giudice severo: spietato, irresponsabile – siamo le sue creature, no? – e severo).
Mauro Antonio Miglieruolo
***
Sciupone inaffidabili, giudici ingiuste e boia spietate allo stesso tempo, imbecilli robotizzate dal consumismo, prone alla “cultura dello scarto” e assassine di Cristo: Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente a essere abortito ha il volto del Signore, che prima ancora di nascere, e poi appena nato, ha sperimentato il rifiuto del mondo. Questo, alla fine, è ciò che il nuovo e simpatico Papa, aperto e innovatore, ha detto delle donne che abortiscono, pur auspicando misericordia nei confronti di quelle che si sono pentite e hanno riconosciuto la maternità come missione fondamentale della donna, magari mettendo poi al mondo cinque figli come lui immagina. Che Bergoglio sia molto più abile del suo predecessore nell’usare i media è assodato. Che a volte dica cose differenti e persino promettenti può essere vero: ma non per quanto riguarda il controllo che come donne possiamo avere sulle nostre vite. Inoltre, il suo incitare i ginecologi a “seguire la propria coscienza” (come se non fossero già in maggioranza obiettori, e molto spesso per ragioni tutt’altro che nobili, come l’essere graditi a chi possiede la clinica o mimare servilmente l’atteggiamento del primario) è irricevibile non solo dal punto di vista della tutela della nostra autonomia e della nostra salute: implica che chi compie una scelta diversa una coscienza non ce l’ha, o non l’ascolta. Ma avere valori etici non è esclusivo patrimonio delle religioni in generale o della chiesa cattolica in particolare, una chiesa che tra l’altro ha ammesso l’aborto sino al 1859 (40 giorni per feti maschi e 80 per feti femmine, nessuna indicazione su come determinare il sesso del feto in questione – lo scarto era dovuto ai differenti momenti in cui si stimava l’entrata dell’anima nei corpi, e come avrete notato la poveretta faceva il doppio di fatica ad entrare in una femmina…).

Tuttavia, il punto non è nemmeno questo: è il non voler riconoscere, in nessuna parte del mondo, che le donne sanno quello che fanno, quando decidono di avere un figlio, o quando decidono di non averlo. Con quali risultati, a parte lo scarto di corpi femminili morti di parto o sui tavoli degli aborti clandestini? Be’, innanzitutto dovete sapere che i corpi delle donne sono più misteriosi e delicati di quelli degli uomini, a volte si stenta a credere che appartengano alla specie umana anche se hanno come missione fondamentale la sua perpetuazione, per cui alcune procedure tecniche che vanno bene per questioni di salute maschile sono bandite per quanto riguarda la salute riproduttiva: senza che vi siano ragioni scientifiche per il bando (http://www.guttmacher.org/ oppure http://npwf.convio.net ).

Poi, abbiamo gli ultrasuoni obbligatori o la consulenza obbligatoria per le donne che richiedono un’interruzione di gravidanza, tanto per reiterare l’idea che le donne non conoscono i loro corpi o non capiscono le conseguenze delle loro decisioni: nonostante circa i tre quarti di codeste donne siano già madri quando non vogliono un altro figlio, e sappiano alla perfezione cosa sta accadendo e perché non desiderano portare avanti la gravidanza. E se non bastano le consulenze mediche, in alcuni consultori italiani possono trovare anche quelle ideologiche – e assolutamente non scientifiche – dei volontari fondamentalisti sedicenti cristiani.

Poi, abbiamo i periodi di “attesa” e di “riflessione” e una molteplicità di visite mediche inutili dal punto di vista del monitoraggio della salute della donna e fatte solo per prendere tempo: tutti sanno, infatti, che le donne sono inclini ad essere irruente ed emotive nelle loro decisioni e devono essere protette dal loro stesso comportamento isterico. Peccato che nei sondaggi e nelle ricerche la percentuale di quelle che dicono di averci pensato profondamente e di essere del tutto sicure di quel che vogliono ammonti a circa il 90%.

Poi, ci sono le eccezioni e le precisazioni: in parecchi paesi l’interruzione di gravidanza è totalmente illegale, oppure ottenibile solo se la vita della donna è in grave pericolo, oppure è ristretta ai casi di stupro e incesto. Quest’ultima opzione è collegata alla convinzione n. 1: in ogni altra situazione che non sia stupro o incesto la gravidanza indesiderata di una donna è “colpa sua”, e alla convinzione n. 2: se una donna decide liberamente di fare sesso sta tacitamente acconsentendo a restare incinta, perché – missione fondamentale nella vita, di nuovo – l’unica ragione per cui una donna può fare sesso è restare incinta. Le due convinzioni costituiscono il Comma 22 del catechismo sessista.

La presunzione della volatilità del nostro cervello e della volubilità dei nostri umori e, in ultima sostanza, del nostro status inferiore, sta dietro a tutte le giustificazioni per limitare l’accesso a servizi e prodotti relativi alla salute riproduttiva. Se quindi decidiamo di abortire non può trattarsi di una decisione razionale, al massimo vogliamo sbarazzarci di un bambino non nato (per amor di precisione, esimio pontefice, un bambino è un bambino quando è nato, prima è un ovulo fecondato, un embrione o un feto) per egoismo o edonismo.

Una blastula può avere il volto del Signore, ma le donne non hanno faccia, non hanno diritti, non hanno nomi e storie e necessità e desideri e consapevolezza: sono solo genitali ed uteri ambulanti con allegata una serie di accessori trascurabili. Non hanno titolo per decidere alcunché. Le si fa a pezzi che si pieghino alle consuetudini delle loro epoche e comunità o che si ribellino ad esse. Le si dichiara spiritualmente e mentalmente e fisicamente menomate a priori. Chi è che sperimenta davvero il rifiuto del mondo, Bergoglio? Maria G. Di Rienzo

P.S. A proposito di missioni fondamentali: quella degli uomini, a rigor di logica papale, dovrebbe essere la paternità, giusto? E’ ora che questo si rifletta ad ampio spettro come nel caso delle donne: colloqui e consulenze per chi richiede l’acquisto di Viagra, sermoni sullo spreco di spermatozoi, stigmatizzazione delle disfunzioni erettili, e magari una tassa sul celibato da versare assieme a tre ave maria e quattro atti di dolore.

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3 commenti

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  1. Davide Ghezzo / Nov 10 2013 09:42

    Caro Mauro – e per tramite tuo (grazie per il tuo lavoro in questo blog, c’è un sacco di roba interessante) mi rivolgo all’autrice dell’articolo, e a chi altri è interessato, la penso in maniera diversa, non solo dalla Di Rienzo, ma anche, stranamente, dal Papa.
    Io dico che l’aborto è un omicidio. So che quando mia moglie era incinta per la seconda volta, dall’ecografia si vedeva un punticino rosso che pulsava, veloce e regolare: il cuore di quella creatura, che non aveva più di un mese di esistenza. Dopo un po’, non abbiamo più visto quella pulsazione, era tutto fermo, e io ho avvertito un vuoto, come quando vai a un appuntamento con la donna di cui sei innamorato, e lei non si fa vedere, e non ci sono telefonini per chiedere spiegazioni. E mia moglie stava molto peggio di me.
    Per fortuna poi il secondo figlio è arrivato: forse era quella medesima anima, che ci riprovava e ci è riuscita.
    Un cuore che batte, Mauro e signora Di Rienzo. Prima un puntino rosso, poi un rumore forte, martellante, che l’ecografista ti può sparare a vari megawatt, e con riverbero, se vuole e se lo vuoi. La vita.
    Poi, sul discorso dell’anima, onestamente ritengo che il pensiero cristiano sia riduttivo e illogico: non ha senso dire che l’anima entra nel corpo a 40 o a 80 giorni dal concepimento… si brancola nel buio, nell’incertezza, altro che dogmi. Io ritengo (forte del pensiero classico e delle moderne esperienze metafisiche) che l’anima preesista, e scelga la sua esperienza sulla Terra. Ma ovviamente qui il discorso è su un piano diverso.
    Poi, non punterò la pistola alle donne che abortiscono, come hanno fatto alcuni mariti. Adoro la libertà individuale, dunque ognuno faccia come crede. In caso di violenza l’aborto ha una giustificazione, ma se hai fatto l’amore e poi ne neghi il frutto, non ti prendi le tue responsabilità, allora resti una persona immatura, una bambina che non vuole crescere.

  2. miglieruolo / Nov 10 2013 11:11

    Il tuo è un punto di vista, non uno come tanti, ma uno con il quale ci si può confrontare. Al termine probabilmente resteranno le differenze, ma a me basta, per ritenere possibile il confronto, quanto dici sulla libertà individuale. Io non mi sogno nemmeno di tentare di convincerti (parlare, spiegare, esporre i punti di vista, questo sì, in quanto serve quantomeno a conoscersi, forse a diventare amici nonostante le differenze); non ammetto che sia sottratta alla comunità delle donne la possibilità di scelta. E di, eventualmente, sbagliare. Non si diventa grandi senza essere mai caduti. Non ci si accosta alla verità senza avere attraversato numerose volte l’errore (di accostamento parlo, perché di acquisirla all’uomo non è dato: è dato a alcuni sbagliare poco, non dirsi portatori della verità. La verità è un assoluto che praticato dagli uomini diventa ipso facto bugia. L’uomo se pure l’acquisisce, la fraintende, non è in grado di gestirla).
    Il valore che pratico è essenzialmente questo: ogni limite che pongo agli altri, toglie libertà a me. Se non altro perché mi trasorma da uomo, cioé creatore, in carceriere, in barriera alla creatività altrui.
    Attento poi all’argomento del dolore, delle dolorose conseguenze che ricadono sulle donne che l’aborto praticano e POI sugli uomini che alle done sono vicini. Si tratta dell’argomento sleale che alcuni usa per non misurarsi con le problematiche concrete delle donne concrete che all’aborto ricorrono. Di questo dolore e dei pericoli, sopratutto dei pericoli connessi all’aborto il più delle persone sono consapevoli. Ho visto donne piangere anche dopo molto tempo che l’avevano praticato. Dunque mettono a repentaglio la loro serenità facendolo (un tempo persino la vita).
    Non sono queste questioni che si possono risolvere schierandosi da una parte o dall’altra; né rifiutando solidarietà, comprensione e calore alle persone che quell’esperienza attraversano. Per il resto, fuori da queste considerazioni, ognuno la pensi come vuole e si comporti come ritiene opportuno. In questo caso la libertà mie e la tua si incontrano e quindi anche gli uomini si incontrano.
    Congratulazioni per il successo ottenuto con la seconda opportunità. Ma alla tua compagna prima che a te. E’ l’uso della libertà sua che qui importa. La tua consolazione, pur importante, viene dopo, molto dopo. La mia è quasi al confine dell’orizzonte. Per quel vale, mi dichiaro felice per questa nascita alla quale hai contribuito.

    • cristina bove / Nov 10 2013 18:30

      condivido in peno la tua risposta. avrei detto le stesse cose
      cb

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