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21 novembre 2013 / miglieruolo

Alla periferia di noi di Cristina Bove

tende d'inverno - by criBo

si gira al largo
si eludono esistenze provvisorie
fascinazioni vive
_ma non si può prescindere dai fatti_
le parole affollavano la bocca
di confidenze mute
         ci si guardava a parte
         d’altro che brucia gli occhi

si mira al centro
nell’avanzare rasentando amori
_la luna passa sotto le transenne_
s’onorano consegne:
mai confrontare scarti temporali
mai contrattare giorni del futuro.
         Non si teme la morte né il presente
         ma solo l’ombra e la dimenticanza

***

Opera di Anna Slivonchik

Opera di
Anna Slivonchik

18 commenti

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  1. miglieruolo / Nov 21 2013 09:56

    Il crimine più diffuso nell’umanità è l’elusione della vita, l’attraversarla tutta a volo radente, come non ci appartenesse. La vita però non si lascia mettere da parte. Nonostante l’ingratitudine sempre ci riempie di se stessa. Getta sul nostro cammino tutto quel che serve per un buon risveglio.
    Ed è così, in quest’altalena di rifiuti e accettazioni, che si impara a vivere. E a volte, accade anche questo, s’apprende a guardare lontano. Purtroppo una vera consapevolezza, in questà metà di tutto nella quale è possibile riassumere il nostro esistere, mai giunge a completezza. Se non, eventualmente, quando è troppo tardi. L’essere presenti in sé, in questo giusto momento, in questa inarrestabile corsa verso la fine, è scompaginato dall’effimero e dalla segreta opinione dell’altro. Dal prossimo che contro di sé fa lo stesso.

    • cristina bove / Nov 21 2013 11:15

      è la paura dell’annichilimento che ci porta a travasare di noi qualcosa, fosse pure una minima cosa, nella mente di chi può accoglierla, e nel cuore, possibilmente.
      forse è vero come dici tu, non si giunge mai a completezza, ma io credo che ciò avvenga perchè siamo già nella completezza, e che ne possiamo scoprire soltanto un po’ per volta.
      la parola ci registra nel seno dell’infinito, Forse.

      • miglieruolo / Nov 21 2013 12:06

        Tu sei già oltre. Per quanto umanamente possibile, non potrai soggiacere all’annientamento. Nessuno in realtà soggiace, ma c’è chi lascia tracce più profonde, e lascia tracce diffuse.
        La poesia non è la più importante. Lo sono i quattro figli, portatori di te, no solo del ricordo.
        E poi c’è la poesia, che continuerà a produrre effetti anche quando, fra alcuni secoli, saranno del tutto scopmparse le tracce che, a loro volta, avranno lasciato i tuoi figli.
        Qualunque sia l’esito, cioé l’accoglienza con cui i bisnipoti le faranno onore, la poesia è data. E’ entrata nelle persone, producendo troppi piccoli effetti perché possa scomparire.

      • cristina bove / Nov 21 2013 16:39

        la sola cosa che sento come vera è che esistiamo tutti in una vastità inconoscibile e infinita, e che ciascuno lascia di sé una traccia nel percorso dal non essere all’essere.
        la poesia più che altro ha aiutato me a sopportare traversie e stati di salute precari, e ancora mi aiuta star lontana dalla realtà cruda che non riesco a metabolizzare mai completamente.
        mangio, cammino, respiro … e tra le tante cose in cui consisto, scrivo.
        i miei fgli sì, sono la continuità di un pensiero, forse, o soltanto un DNA che continua la sua esistenza a prescindere.
        abito questa forma che mi rende palese, io semplicemnete un quid indecifrabile a me stessa.

        grazie della tua costante attenzione

      • miglieruolo / Nov 21 2013 18:30

        “i miei fgli sì, sono la continuità di un pensiero, forse, o soltanto un DNA che continua la sua esistenza a prescindere.”

        Ti pare poco aver dato la possibilità a quattro anime di fare esperienza?
        La continuità di pensiero viene dopo; molto dopo le questione inerenti il DNA, faccende tutte mondane.
        L’aver concesso vita e possibilità di vita, oltre a essere cosa del mondo, è anche cosa dell’altro mondo. La realtà altra della quale a malapena riusciamo a ammettere l’esistenza.

      • cristina bove / Nov 21 2013 18:43

        sì, mam,
        sento anch’io che è così.

  2. miglieruolo / Nov 21 2013 09:59

    Sì, mi piace proprio. Non posso evitare di sottolinearlo. Perdonate…

  3. carmen / Nov 21 2013 17:12

    “stare al margine della Vita” come essere sul terrazzino di casa, mai “dentro”: è così che mi pare di poter leggere questa poesia…
    Mah! la vita però ci reclama a ogni istante, “vuole” essere vissuta. E credo che in qualche modo ogni tanto rientriamo dal terrazzino e andiamo in sala. Altrimenti che vita sarebbe?
    E quando entriamo in sala…. c’è chi scrive poesie come questa, c’è chi semplicemente si diletta a leggerne o a fare qualche altra piccola cosa.
    Ma l’importante è che le nostre tracce stiano nel cuore di chi ci ha amato…
    grazie x due
    ciao
    car

    • miglieruolo / Nov 21 2013 18:26

      Noi viviamo separati uno dall’altro, anche se separati non siamo. Soffriamo appunto il limite di percepire con limitazione la vita. Un limite che solo a momenti superiamo. Brevi intervelli di intuizione in cui il mondo ci appare per quel che è. Un organismo complesso del quale noi siamo le cellule. Non altro che gocce d’acqua del gran fiume della vita, la vita che scorre eternamente. Dentro di essa nessuno è veramente solo e tutti siamo ugualmente importanti. Ognuno di noi la cosa più preziosa esistente sulla faccia della terra. La mia possibilità stessa di diventare essere umano presuppone un insieme coordinato di persone che, come può, mi spinge e mi sostiene in questa mia ricerca dell’umano. In assenza di tutto questo non riuscirei, da solo, a uscire dal mio tremendo stato originario di animalità.
      Entrare in questa dimensione (l’unità e preziosità di ognuno) è difficile, ma possibile.
      La vita certo vuole essere vissuta, ma prima ancora riconosciuta, ammessa. La vita che è in noi, che ci ha ammesso e perciò chiede di essere ammessa.
      Ognuno di noi scrive poesie. Le donne specialmente. Le scrivono con i sorrisi, con le tenerezza con la quale si chinano per confortare un figlio piangente, con cui si aprono al necessario amore dei loro amanti. Oh, sì, frenesie, tempeste d’ormoni, lo spingersi innanzi alla ricerca della moltiplicazione dei piaceri e molto altro. Ma quel resta alla fine, ciò che distingue l’amore da un rapporto, è quel calore, quel senso di accoglienza e accettazione che nessuna voluttà può sostituire.
      Fare qualche piccola cosa? Esistere, ecco cosa. Il beneficio principale. Il più che ogni essere umano fa per i propri simili è l’esistere. Arricchire di sé il mondo.
      Perciò quando rietriamo nella sala, possiamo pure osservare qualcuno scrivere, ma sapendo che possiamo riconoscere quella scrittura è perché anche noi abbiamo già scritto. Perché abbiamo già fatta poesia.
      Non potremmo riconoscerla negli altri, diversamente.
      Può il buio sapere della luce?

    • cristina bove / Nov 21 2013 19:00

      Car, il margine cui mi riferisco non è un terrazzo, e neppure un recinto, è un riparo offerto a chi, ipersensibile e fragile, senza quel riparo non avrebbe saputo affrontare vicissitudini di ogni sorta. quelle stesse che teme per i suoi cari e per chi ama.
      in quel riparo c’è anche l’assoluzione ai propri errori, la protezione delle presenze benevole da cui si sente circondata.
      grazie
      buona serata
      cri

  4. carmen / Nov 21 2013 18:36

    Che bell’analisi Mam! Grazie! Davvero.

    “Il più che ogni essere umano fa per i propri simili è l’esistere. Arricchire di sé il mondo.
    Perciò quando rientriamo nella sala, possiamo pure osservare qualcuno scrivere, ma sapendo che possiamo riconoscere quella scrittura perché anche noi abbiamo già scritto. Perché abbiamo già fatta poesia.
    Non potremmo riconoscerla negli altri, diversamente.
    Può il buio sapere della luce?”

    Grazie!
    Ciao
    carmen

  5. cristina bove / Nov 21 2013 18:49

    ed è meraviglioso ri_conoscersi!…

    grazie, mam, delle tue profonde riflessioni.
    cri

    • gelsobianco / Nov 23 2013 04:41

      è tutto ri_conoscersi, Cri.
      “Può il buio sapere della luce?”

  6. gelsobianco / Nov 22 2013 05:43

    Grazie. Un grazie veramente sentito!
    gb

    • miglieruolo / Nov 22 2013 10:51

      Grazie a voi. State diventando un sorta di “vizio”, un piacevole, positivo e produttivo e irrinunciabile “vizio”. Senza di voi che mi inducete a trascinarmi davanti al pc anche con i postumi dell’influenza e un fastidioso mal di denti, sarei vivo e attivo molto meno di quanto non sia. Scoprendomi giovane quasi solo dopo aver varcato la soglia della vecchiaia…
      Gelsobianco poi, ogni volta che compare in commento, mi fa venire l’acquolina in bocca. Come al famoso cane di Pavlov, che sbavava ogni volta che sentiva suonare un campanello, essendo stato per lungo tempo addestrato a associare il suono del campanello al desinare (non posso dire mangiare perché quel povero cane, dopo il trattamento subito, non era più tanto cane, non più del tutto animale).
      Purtroppo non sempre posso stare qui a interloquire con voi. Ma tra le mille cose sappiate che siete la “più piacevole e gradita”.

      • gelsobianco / Nov 23 2013 04:50

        Grazie ancora con un sorriso, miglieruolo.
        Un dialogo tra noi tutti, qui, scorre, scorre così.:-)
        Non vi è bisogno di troppe parole.

        Mi dispiace tanto per i postumi dell’influenza e per il mal di denti.

        E’ un grande piacere per me poter stare in compagnia di persone in cui mi ri_trovo.
        Un sorriso sempre
        gb

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  1. il giovedì | cristina bove

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