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22 novembre 2013 / miglieruolo

Per la giornata mondiale della donna contadina (un ripescaggio)

 

scor-data: 15 ottobre di ogni anno

E’ la giornata mondiale della donna contadina

di Daniela Pia (*)  

La diseguaglianza di genere nel mondo contadino è stata una delle ragioni che hanno portato a indire la giornata mondiale della donna contadina. La necessità di riconoscere il ruolo che la donna ha avuto nel lavoro nei campi del mondo, è stata sollecitata da diverse organizzazioni le quali si sono battute affinché alla donna fosse riconosciuto il diritto alla proprietà e all’eredità della terra, oltre che l’accesso al credito agricolo e alle risorse naturali. Terra che, a livello mondiale, appartiene alle donne solo per un misero 2%, a fronte del 70% di manodopera fornita e chiaramente indispensabile alle coltivazioni.

Anche l’Italia sino agli anni cinquanta era un Paese rurale e l’agricoltura era l’attività trainante dell’economia. Le donne, per quanto sia stato a lungo ignorato, rappresentavano il 37% dei lavoratori agricoli e stavano nei campi intere giornate; quando poi rientravano a casa dovevano occuparsi del cibo e dei figli, che spesso le seguivano nei campi.

Mia nonna, come quelle della sua generazione, ha sostituito il marito in guerra nel lavoro nei campi, sfidando la terra per poterne strappare il cibo per i figli mentre sul capo si caricava di legna da ardere.

Anche mia madre, a quindici anni, ha iniziato a lavorare nei campi come stagionale: zappare i campi di fave, legare in vigna, raccogliere il sarmento, spigare, raccogliere le olive nei terreni del visconte. Mestieri da donna, pagati diversamente. Donne valide quanto un uomo ma diversamente retribuite perché considerate lavoratrici non sufficientemente “preparate”.

Quanto sono lontane la mia generazione e quella di mia figlia dal lavoro nei campi? Pochi decenni: una vita. Eppure la realtà contadina ha coinvolto le donne in ogni momento della storia dei popoli. Levatacce all’alba: il sorgere del sole prima lento e gentile poi veloce e feroce, di quello che fa scorrere il sudore dalla fronte sino a sentirne il sale fra le labbra; oppure freddo che spacca la faccia e le mani.

Storia di “obbedienza” quella delle donne contadine, che hanno dovuto sottostare a proprietari più o meno ingiusti, con la schiena china, in una storia comune di sfruttamento.

Storia fatta di diritti non riconosciuti, a loro che l’ agricoltura hanno saputo generarla, inventandola attraverso l’osservazione attenta dei cicli della natura e la selezione naturale delle sementi.

Donne diventate invisibili, forse perché troppo versatili: forza-lavoro capace di dividersi fra casa e campagna e proprio per questo “non competente”.

La storia delle donne contadine nel mondo è purtroppo storia caratterizzata da diritti negati, persino quello di nutrirsi. Infinite testimonianze ci hanno raccontato che quando la disponibilità del cibo scarseggia a essere favorito è il maschio. Anche oggi seppure a livello mondiale la percentuale delle donne impiegate in agricoltura sia superiore a quella degli uomini, il numero degli affamati che esse rappresentano, assieme ai loro bambini, è un oltraggio intollerabile.

Eppure… Al presente nel continente africano, in Asia e alcuni Stati dell’America latina le donne sono sempre in prima linea anche nel lavoro nei campi, in un tentativo di sconfiggere la povertà incombente con il coraggio di progetti creati per avere terra da coltivare e rendere produttiva. Per far questo cercano anche di sfruttare le opportunità offerte dal micro-credito. Donne che cercano con tenacia di assicurare una vita dignitosa ai loro figli e alle loro comunità, recuperando competenze e ritmi naturali. Soprattutto le donne dei Paesi in via di sviluppo oggi sono in grado di coltivare e custodire i semi delle piante tradizionali mentre producono riso ortaggi e legumi, tentando di salvaguardare varietà autoctone, per impedire che si cancelli la loro autosufficienza alimentare.

Per tramandare o insegnare qualcosa, bisogna affidarsi alle donne, loro lo sapranno raccontare ai loro bambini e alle persone che le circondano. Ne è testimonianza lo stretto connubio fra donne e agricoltura nei millenni.

Forse è anche nel ricordo di questa coscienza atavica , oltreché per bisogno urgente di lavoro, che si assiste anche nei Paesi industrializzati, a un ritorno delle donne all’agricoltura, sino a renderle protagoniste di un cambiamento sia nella sperimentazione di colture biologiche che nella produzione di eccellenze alimentari. Anche intorno a noi – mentre proliferano centri commerciali che sottraggono terreno agricolo e lo rendono sterile – si vedono donne più o meno giovani che hanno scommesso sull’agricoltura, orgogliose e consapevoli dell’opportunità che essa può rappresentare . A tutte le donne contadine della Terra è dedicata quindi questa giornata del 15 ottobre.

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 15 ottobre fra l’altro avevo ipotizzato: 1582: riforma calendario; 1887: nasce Lina Merlin; 1894: Dreyfuss in carcere; 1926: nasce Foucault; 1940: prima di «Il grande dittatore»; 1966: Newton e Seale fondano le Pantere Nere; 1969: «Moratorium Day» contro la guerra Vietnam; 1976: Vaticano ribadisce esclusione donne da sacerdozio; 1979: nuovo golpe in Salvador; 1980: a Torino «funerale» del movimento operaio; 1987: ucciso Sankara; 2000: in Cecenia rapito Antonio Russo; 2009: fermato Stefano Cucchi; 2011: la storia di Dewey Bozella.E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

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