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30 novembre 2013 / miglieruolo

Recensione a «Cloud Atlas» di Gian Filippo Pizzo

dal blog di DanieleBarbieri

di Gian Filippo Pizzo   

E’ un film che manda un messaggio chiaro: l’amore è la cosa più importate, al di là della situazione sociale, delle contingenze, persino della morte. La conclusione del film è questa, ed è anche la conclusione di ciascuna delle sei storie narrate nella pellicola. Messaggio probabilmente banale e forse non c’era bisogno di una rappresentazione lunga quasi tre ore per arrivarci.

30nov-cloud-atlas-banner-1Dicevamo che il film racconta sei storie, che si svolgono in epoche diverse ma che vengono narrate in parallelo. Nella prima metà dell’Ottocento un avvocato americano, reduce da un viaggio in Nuova Zelanda in cui viene salvato da un moriori (popolazione indigena della Isole Chatham) decide di adoperarsi contro la schiavitù. Negli anni Trenta un giovane compositore che lavora come copista presso un celebre musicista si vede rubare da questi una sua opera e finisce per suicidarsi. Negli anni Settanta una giornalista scopre un grosso scandalo legato alla costruzione di una centrale nucleare, grazie al rapporto segreto di un ingegnere dissidente (che nell’episodio precedente era l’amante del giovane musicista). All’inizio del nostro secolo un piccolo editore viene incastrato e internato in una casa di riposo, da cui infine riesce a fuggire. Poi andiamo nel futuro, prima nella Seul del 2144 dove una fanciulla clonata si unisce a un gruppo di ribelli e scopre che la fine dei cloni è quella di essere uccisi per riutilizzare i tessuti nella preparazione di altri replicanti (chiamati “artifici”). Infine nel 2321, quando la Terra è ridotta a uno stato barbarico con continue guerre fra le tribù e il reduce da una razzia viene salvato assieme alla figlioletta da una appartenente a una civiltà tecnologicamente avanzata che è andata a vivere su un altro pianeta. Di questi episodi i meglio riusciti, sia concettualmente che visivamente, sono quello degli anni Settanta (un thriller in piena regola) e quello del 2144 che ricorda molto «Matrix», mentre il più brutto è quello dell’editore, con un tono fra brillante e grottesco che forse doveva servire per stemperare l’atmosfera ma che invece non aggiunge niente al resto e anzi finisce col disturbare. Per raccontare sei storie si deve necessariamente ricorrere a un montaggio alternato, è qui c’è il più grosso problema del film: il montaggio è troppo veloce, in alcuni punti quasi frenetico, con inserti che a volte durano solo pochi secondi e nuocciono alla linearità della pellicola. L’ambizione di ridurre a unità concettuale le sei storie, grazie appunto al montaggio, ci sembra non realizzata perché risulta più difficoltosa la comprensione della trama. Trama che peraltro rispecchia pienamente quella del romanzo da cui è ricavata, con la sola differenza che nel romanzo i vari avvenimenti sono divisi in due sole parti ciascuna e non si ha nessuna sensazione di spezzettamento. Nel libro, molto bello, c’è anche una caratteristica che nel cinema è impossibile riproporre: ogni storia è scritta con uno stile diverso, così quella più vecchia è scritta in maniera diaristica come andava di moda nell’Ottocento e fa pensare a Melville, quella successiva usa invece lo stile epistolare di inizio Novecento e quella degli anni Settanta il linguaggio hard boiled di uno scrittore di noir, mentre la parte del futuro più vicino deve qualcosa al cyberpunk. In conclusione siamo di fronte al classico caso in cui una pellicola non riesce a emulare il testo da cui è tratta, ma non si tratta tutto sommato di un brutto film. Anzi: pur non essendo un capolavoro è senz’altro – sia per l’impatto visivo che per la recitazione – da consigliare. Ma ancora di più consiglio il libro.

30nov-cloud_atlas_fb«Cloud Atlas»

(USA 2012, 173 minuti)

Regia di Lana e Andy Wachowsli, Tom Tykwer.

Sceneggiatura di Lana e Andy Wachowski, Tom Tykwer dal romanzo di David Mitchell Cloud Atlas, 2004 («L’atlante delle nuvole», Frassinelli, 2005).

Con Tom Hanks, Hugh Grant, Halle Berry, Hugo Wearing, Susan Sarandon, Jim Broadbent.


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