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28 dicembre 2013 / miglieruolo

LEZIONE INTRODUTTIVA SULLA FANTASCIENZA… (5)

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… all’università dell’Insubria
Di Luigi Petruzzelli

(dal blog di Daniele Barbieri)

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La prima parte può essere letta qui;

la seconda qui;      la terza qui;       la quarta qui.

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Gli anni Cinquanta e la fantascienza sociologica: Galaxy e Horace L. Gold

La scienza “classica” (fisica, chimica, astronomia,...) si allarga ad altre “scienze” (sociologia, economia, psicologia,…). Ma oltre a questo aspetto, si comincia a prestare più attenzione anche alle caratteristiche più prettamente letterarie (pensiamo in particolare a Fritz Leiber, Cordwainer Smith, Anthony Boucher).

01galaxy2_10La rivista più importante di questo periodo è decisamente Galaxy (fondata nel 1950), anche se si assiste a un vero boom di riviste tra le quali citiamo The Magazine of Fantasy and Science Fiction (1949), If (1952) e, in Inghilterra, New Worlds (1946, ma con uscite molto diradate fino al 1952) e Nebula (1952).

Incidentalmente, notiamo che in Italia nascono le prime riviste dedicate al genere nel 1952: dapprima le effimere Scienza Fantastica e, poco dopo, Mondi Nuovi, seguite dai Romanzi di Urania, ancora esistenti con il nome di Urania (esisteva anche una Urania in formato rivista, sempre a partire dal 1952, che conteneva sostanzialmente le storie pubblicate sulla Galaxy americana ma durò solo per 14 numeri). Sempre in Italia, nascono i primi fumetti di fantascienza (L’Astrale, 1953) e viene attirata l’attenzione della letteratura “colta” con quella che considero la miglior antologia apparsa in Italia, Le Meraviglie del Possibile (1959), con prefazione di Sergio Solmi.

02galaxy2_11Torniamo a Galaxy. Secondo alcune fonti


[1], la Galaxy americana fu lanciata da un editore italiano; nulla comunque a che fare con la successiva casa editrice che pubblicò Galaxy in Italia a partire dal 1958. La direzione fu affidata a Horace L. Gold, che già aveva esperienza come autore e come redattore (oltre che in molti altri lavori che avevo svolto per sbarcare il lunario). Per quasi un decennio, Gold pubblicò ottimi autori e bei lavori; il formato ormai era il digest, non più il pulp. Una critica che gli venne spesso mossa fu quella di intervenire troppo sui lavori che gli venivano presentati. Racconta Mike Resnick[2]:

03JHoE9n3KgItnBP4s6Z0p7Q~~60_35Come disse un autore, poteva trasformare una buona storia in una molto buona… ma poteva anche trasformare una storia meravigliosa in una molto buona.

Theodore Sturgeon era noto per segnare con una croce le sue frasi e le sue parole preferite, e poi riscriverle sopra i segni. Un giorno Gold si lamentò che Sturgeon non gli lasciava spazio per modificare quelle parole o quelle frasi. “Lo so”, rispose Sturgeon. “Ecco perché lo faccio”.

Vediamo brevemente gli autori che considero più rappresentativi del periodo.

04galaxy_science_fiction_1952Frederik Pohl (1919-2013). Oltre che scrittore (esordì nel 1940), fu agente e curatore di riviste fin dal 1939 (tra le quali la stessa Galaxy, dal 1959, e If). Scrisse opere notevoli appartenenti al filone della fantascienza sociologica, spesso in collaborazione con Cyril M. Kornbluth, ma non si limitò a queste (tra l’altro, in ambito più “avventuroso” collaborò con Jack Williamson nella stesura di alcuni romanzi). Tra i suoi lavori segnaliamo The Space Merchants (1953, con Kornbluth), Gladiator-At-Law (1955, con Kornbluth), il ciclo degli Heechee (a partire dal 1977).

05galaxyRobert Sheckley (1928-2005). Il suo periodo d’oro è sicuramente quello della prima Galaxy, in cui diede il meglio di sé con graffianti racconti, spesso satirici e di un umorismo spinto fino al sarcasmo. Segnaliamo Seventh Victim (1953, ne fu tratto il film La Decima Vittima), A Ticket to Tranai (1955), il romanzo Immortality Inc. (1958), i racconti del ciclo AAA Asso (a partire dal 1954). Ma sono moltissimi i suoi racconti degni di essere letti.

06Galaxy1E ora tre autori, non legati in modo specifico a Galaxy ma di sicura importanza nel periodo considerato (e anche successivamente!).

Philip K. Dick (1928-1982). Tra gli autori di maggior successo nell’uscire dal genere, è diventato dopo la sua morte un autore “di culto”. Tra le sue tematiche (tendenzialmente pessimiste) la manipolazione sociale e l’incertezza della realtà. Esordì nel 1952 su Planet Stories; tra le sue molte opere degne di nota segnaliamo i romanzi The Man in the High Castle (1962, storia di una realtà alternativa in cui la Germania ha vinto la seconda guerra mondiale) e Do Androids Dream of Electric Sheep? (1968, da cui è stato tratto il film Blade Runner), e i racconti Impostor (1953), Second Variety (1953), The Minority Report (1956).

07Galaxy474-197111EVFredric Brown (1906-1972). Forse più noto come giallista che non per il suo lavoro in ambito fantascientifico, pur avendo scritto alcuni romanzi Brown è noto per i racconti… “alla Brown”, cioè quelli con un fulminante finale a sorpresa, difficilmente imitabili. Notiamo inoltre che i suoi lavori sono spesso segnati da una vena di umorismo. Segnaliamo i romanzi What Mad Universe (1949), Martians, Go Home (1955) e The Mind Thing (1961) e i racconti Arena (1944), Answer (1954), Sentry (1954).

08sturgeonGalaxy474-197301EVArthur C. Clarke[3](1917-2008). Autore britannico, ma trasferitosi nel 1956 nell’attuale Sri Lanka, esordì nella fantascienza nel 1937. Fu il primo (1945) a ipotizzare l’utilizzo dei satelliti in orbita geostazionaria per le telecomunicazioni. Laureato in fisica e matematica, presidente della British Interplanetary Society, fu un rappresentante della fantascienza hard. Tra i suoi lavori segnaliamo principalmente Childhood’s End (1953), City and the Stars (1956), 2001: A Space Odissey (1968; il romanzo, estensione di un racconto, nacque insieme alla sceneggiatura del film), ma sono molti i suoi lavori di gradevole lettura, specie nel campo del racconto.

Gli anni Sessanta e la new wave

09galaxy474-195210EVI fermenti letterari che hanno avuto inizio negli anni Cinquanta proseguono lungo la loro strada, e danno origine alla cosiddetta “new wave[4]. Da un lato abbiamo il bisogno di scrivere in uno stile che non sia quello “dei bestseller”, ma più raffinato (e spesso più di ricerca); dall’altro si offre spazio a nuovi temi (sesso, droga, ateismo, femminismo,...). Citiamo un articolo del 1962 di James Ballard:

I maggiori progressi dell’immediato futuro avranno luogo non sulla Luna o su Marte, ma sulla Terra; è lo spazio interiore (inner space), non quello esterno, che dobbiamo esplorare. L’unico pianeta veramente alieno è la Terra.[5]

Un importante punto di aggregazione è costituito dalla rivista britannica New Worlds, diretta da Michael Moorcock. Negli Stati Uniti, è da citare l’antologia Dangerous Visions, curata da Harlan Ellison. Tra gli autori di spicco del periodo segnaliamo principalmente Ballard, Moorcock, Silverberg (ma anche Brian W. Aldiss, John Brunner, Philip José Farmer, Samuel R. Delany, Roger Zelazny).

Attenzione: quando parliamo di movimenti principali del periodo, ciò non significa affatto che gli altri “generi” siano morti o abbiano smesso di svilupparsi. Per esempio, alla fine degli anni Sessanta abbiamo ancora ottimi romanzi (aggiornati al gusto del tempo, si intende) di Edmond Hamilton o di Paul Anderson (per quest’ultimo pensiamo ai cicli della Lega Polesotecnica e di Dominic Flandry, che proseguiranno negli anni successivi), e a partire dalla metà degli anni Sessanta Larry Niven dà nuova linfa al genere della “hard SF”.

10galaxy-50-11Tra i film segnaliamo 2001: A Space Odissey (1968), tra le serie televisive la nascita di Star Trek a opera di Gene Roddenberry (1966), che nei decenni successivi diventerà un fenomeno di massa (relativa), e tra gli autori di questo periodo:

James Graham Ballard (1930-2009). Autore britannico, nato a Shangai, esordì nel 1956 e in seguito dominò il movimento new wave. Negli anni Sessanta produsse una tetralogia dedicata alle catastrofi… ma diversa rispetto ai romanzi catastrofici precedenti. Con le parole di Davide Ghezzo[6] riguardo a The Drowned World: “la catastrofe […] non è soltanto di ordine climatico: c’è anche un disastro dello spirito, una perdita di alcune qualità tipicamente umane”. Tra le sue opere citiamo i romanzi The Drowned World (1962) e High Rise (1975) e le antologie The Terminal Beach (1964) e Vermilion Sands (1971).

11-6240507238_69ae8f5960_zMichael Moorcock (1939) è uno scrittore (non ha scritto solo fantascienza) e curatore di riviste britannico (diresse New Worlds dal 1964 al 1970). Tra le sue opere maggiori segnaliamo il ciclo fantasy di Elric di Melniboné (iniziato nel 1961), il romanzo breve Behold the Man (1966), il racconto The Black Corridor (1969).

Robert Silverberg (1935). Non fa parte della new wave, ma è stato un indubbio protagonista degli anni Sessanta-Settanta. Plurivincitore di premi Hugo e Nebula, oltre che del Grand Master Award nel 2004. Esordì nel 1954, e già nel 1956 vinse il premio Hugo come “Most Promising New Author”. Uomo di grande cultura, è autore di centinaia di romanzi e racconti, non solo di fantascienza e fantasy. Tra le sue opere segnaliamo i romanzi Dying Inside (1972), Nightwings (1969), To Live Again (1969), The Man in the Maze (1968), ai quali mi permetto di aggiungere il racconto The Man Who Never Forgot (1958), ma sono molte a essere di alto livello; chi lo desidera può visitare il suo sito “quasi ufficiale” http://www.majipoor.com

La “crisi” degli anni Settanta

1220px-Aerial_house3Si deve registrare un periodo di calo di interesse, ma anche di crisi letteraria. Da un lato i lettori si rendono conto che il realizzarsi di quanto era descritto nelle loro storie preferite non è poi così eccitante (cito, con un esempio su tutti, la “conquista dello spazio”); dall’altro, ci si rende conto dei limiti (cfr. Galaxies[7] di Malzberg) e, nel caso degli autori professionisti, anche dei limiti di mercato: la fantascienza richiede molto impegno e paga poco. Alcuni noti autori abbandoneranno sostanzialmente il campo (citiamo Malzberg e Silverberg), magari per poi ritornarvi in seguito. Comunque, prosegue l’attività degli autori della new wave (oltre che degli altri…).

Come rivista di riferimento indichiamo Fantasy and Science Fiction (che, ricordiamo, era nata nel 1949), come film segnaliamo Star Wars (1977), mentre sottolineiamo l’introduzione dei videogiochi, che poi si svilupperanno moltissimo negli anni successivi.

* * *

13clifford-simak-the-fisherman_analog-1961Per fare un attimo capire il cambiamento di clima, desidero riportare alcune citazioni tratte da Galaxies di Malzberg.

“Questo sarà un romanzo proprio quanto lo sono I battipalo di Arturo o Strisciando lentamente nel fango del pianeta limaccioso, titoli che gli stanno a fianco e che con le loro copertine offrono promesse che, permettetemi di essere onesto, non saranno mai mantenute.

Attualmente il romanzo, visto che appartiene al suo tempo, che è il quarantesimo secolo, un tempo inimmaginabilmente lontano, non può venir scritto, quantomeno non da questo scrittore, con nessuna delle tecniche disponibili, perché potrebbe venir compreso solo attraverso il linguaggio e i dispositivi tecnologici di un’epoca che, siamo sicuri, non esisterà prima di milleottocento anni.

14locandinagalaxyofterrorE continuando a essere sinceri, questi linguaggi e dispositivi non esisteranno mai, perché la fantascienza non è un insieme di modelli preparatori per il futuro, ma semplicemente un sottogenere della narrativa romantica che impiega il futuro come gli storici usano il passato, come il western usa la frontiera, come il porno usa la fornicazione. In breve, usa il futuro come una convenzione, ed è il centro del suo appeal.[8]

 “Considerazione. Fin dalla sua nascita ufficiale in questo paese nel 1926 come sottogenere romantico con la pubblicazione dei primi numeri di Amazing Stories di Hugo Gernsback, la fantascienza è nota soprattutto per le sue trame semplici e melodrammatiche che dimostrano la padronanza (o la perdita di controllo) della tecnologia da parte dell’uomo. Le convenzioni del genere richiedono che il perno del romanzo sia costituito dai tentativi dell’equipaggio di lasciare questa trappola e di tornare al loro pianeta di origine.[9]

15-f_e_sf2“Lasciato a me stesso, sarei più interessato a mostrare come l’equipaggio della nave e il carico possano adattarsi alla loro nuova esistenza, a come impostare il servizio delle pulizie in questo settore sconosciuto e difficile dell’universo, ma questo non sarebbe adatto a un romanzo di fantascienza. Dobbiamo competere con le vendite de I battipalo di Arturo. È importante capire, e sono certo che tutti voi lo farete, che nella testa dei suoi ideatori lo scopo della fantascienza classica americana era quello di fornire una mappa per aggirare l’impasse tecnologico, una mappa che ci mostrasse la strada da una tecnologia confusa e sopraffattrice alla società meravigliosa che questa avrebbe potuto donarci. La fantascienza, dunque, è finzione tecnologica, è un tentativo di alleviare l’ansia causata da macchine invadenti, e di mostrare alle persone come tali macchine possano essere utilmente usate. La scienza come tecnologia benigna. La prima concorrente di Amazing fu Astounding Stories of Super-Science. La super-scienza ci porta super-soluzioni. Eccitanti. Meravigliose. Sorprendenti. Storie.”[10]

“…gli scrittori di fantascienza che vanno contro il format pro-tecnologia fanno più fatica a trovare un pubblico e un editore di quanto faccia uno scrittore tradizionale.”[11]

16AldaniLaFantascienzamages“Disgraziatamente la fantascienza hard è per la maggior parte un mito: non c’è quasi niente di scientifico nella fantascienza, e mai c’è stato. I capolavori antologizzati degli anni Quaranta erano fantasie la cui base scientifica era quasi completamente inventata, o poteva esser stata trovata con una banale ricerca da cinque o dieci minuti. Con un basso compenso a parola, la ricerca non è né auspicabile né redditizia, dal momento che nell’editoria tutti pagano le storie con un prezzo standard, sia che gli scrittori siano meritevoli o che siano incompetenti. Si racconta che lo scrittore di fantascienza James Blish abbia detto: «Tutta la scienza di cui ho sempre avuto bisogno, l’ho trovata in una bottiglia di scotch».[12]

“Sono pochi fra noi quelli che conoscono la scienza, e ancora meno quelli che capiscono la letteratura, ma non c’è un solo scrittore di fantascienza che riesca a fare entrambe le cose.”[13]

17-385739380_3384325_1434350194_n“…per quanto mi riguarda, il canto delle pulsar è niente, niente rispetto ai suoni che provengono dalla zona recintata dell’Ippodromo nel Queens, New York, in un nuvoloso martedì estivo.”[14]

«No,» avrei potuto dire come il ragazzino di Cheever in Bullet Park, «No, basta con i tuoi concetti mozzafiato, le distanze infinite, i salti quasar, i vincolanti messaggi dalla Nebulosa del Granchio; vattene via con i tuoi anni luce, gli asteroidi, le fasce di Van Allen, i sistemi di metano e i pianeti pesanti. No, sono consapevole che ci sono quelli che vi trovano una verità ultima che cambia la loro vita verso la percezione, ma questo non fa per me. Dov’è il dolore, il rimorso, il rimpianto e il senso di colpa e il terrore? No, preferisco dedicare gli anni che mi restano della mia vita produttiva alla comprensione delle sofferenze di questo sobborgo della classe media nel nord del New Jersey. Fino a quando ci avrò a che fare, riuscirò a comprendere Ridgefield Park, per non parlare di Scarsdale, di Shaker Heights o delle sconosciute terre dell’ovest? Non datemi l’anno 2.000.000 che non vedrò mai. Datemi l’adesso.”[15]

“Velocità, spazio, grandi progressi e grandi sensazioni, non hanno portato alcun vero ampliamento dei limiti della coscienza e della personalità… e Lena, piuttosto che apprezzare le meraviglie del motore PVL, lo percepisce solo come un’ulteriore forma di prigionia e di limitazione.”[16]

18-39“Questo è un tema ricorrente nel mio lavoro: che l’espansione della tecnologia non faccia altro che delimitare la coscienza, aumentare il senso di alienazione, l’impotenza, la disperazione e così via, e che le strutture neuro-psicologiche della nostra specie siano programmate per registrare sensazioni aliene tanto fra le stelle quanto nel mare.”[17]

“La fantascienza è fatta da tutto ciò che la maggior parte di noi non sarà mai in grado di conoscere delle meraviglie tecnologiche del futuro, e se è vero che la maggior parte di noi non sono interessati al futuro, avendo già più di quanto possano gestire, cioè fare i conti con l’indicibile presente, c’è un piccolo gruppo di lettori per i quali significa qualcosa.”[18]

“Nel nostro genere, che cosa è un romanzo se non c’è dentro una storia futura? L’idea di una storia futura può sembrare frivola: dopotutto, potrebbe anche essere presuntuoso tracciare un futuro del quale ben pochi di noi comprendono il passato, per non parlare del presente, e se non possiamo comprendere il nostro futuro senza un senso della storia, allora la fantascienza finisce per essere il meno rilevante di tutti i rami della letteratura.[19]

19-David Mattingly Killer Station“Nella fantascienza i problemi sono più importanti delle persone, e anche quel tipo di fantascienza che dedica maggior attenzione alla caratterizzazione o al dolore, davanti alla fondamentale necessità di mantenere l’argomento scientifico, deve allontanarsi dalle questioni umane. Se volete scrivere di persone, è meglio che stiate lontani da questo genere, questa è una verità presa a cuore da tutti coloro che hanno sempre lavorato con successo dentro il genere, e l’autore non fa eccezione, dovendo mantenere l’effetto. La stella di neutroni si avvicina al ruolo di protagonista come non lo è mai stata in questo romanzo.[20]

“Effettivamente, molti di noi scrittori di fantascienza modernisti sono stati criticati per aver ignorato gli interessi intellettuali dei nostri lettori, e aver smesso di fornire loro una dieta nutriente a base di idee che completi i meccanismi tecnici e le evasioni caratteriologiche di cui si interessa ultimamente tanta letteratura del settore.”[21]

* * *

20Torniamo a presentare un paio di autori degli anni Settanta.

Ursula K. Le Guin (1929) è un’autrice di fantascienza e fantasy. I suoi personaggi, umani o non umani, sono ben caratterizzati a livello emotivo e secondo alcuni fa parte della fantascienza “soft” (contrapposta alla “hard). Tra i suoi lavori fantascientifici segnaliamo i romanzi The Left Hand of Darkness (1969) e The Dispossessed: an Ambiguous Utopia (1974).

Barry N. Malzberg (1939). Oltre che scrittore, è stato agente letterario e curatore editoriale. Secondo il critico Riccardo Gramantieri[22], “i romanzi di Malzberg descrivono l’alienazione e la paranoia causata dalla accelerazione del progresso tecnologico”. Alcune sue opere narrative non sono di fantascienza, ma sulla fantascienza. Un’ampia bibliografia è contenuta in [MAL11]; tra i suoi romanzi segnaliamo Beyond Apollo (1972), Herovit’s World (1973), Galaxies (1975).

(continua)

 21-Chayan Khoi Lost Worlds 04


[1] [COZ06], vol. 3, pag. 1181: “Edizioni Due Mondi” di Roma; [SAT80], pagg. 133 sgg. “Edizioni Mondo” di Roma (propendo per questa, ma occorrono altre ricerche); su Internet, http://womenincomics.wikia.com/wiki/Vera_Cerutti , troviamo anche “Edizione Mondiale”, come nel “Transformations” di Mike Ashley. Stando al frontespizio del primo di Galaxy, l’editore è “World Editions”, l’”Editor-in-Chief” Vera Cerutti e il vicepresidente Marco Lombi.

[2] [QUA13], pag. 89.

[3] Rimandiamo a [GHE11], pagg. 70-88, per maggiori dettagli.

[4] Per la new wave e i suoi principali autori inglesi, rimandiamo a [GHE11], pagg. 143-163.

[5] [GHE11], pag. 145.

[6] [GHE11], pag. 151.

[7] [MAL11]

[8] [MAL11], pag. 27.

[9] [MAL11], pag. 33.

[10] [MAL11], pag. 34.

[11] [MAL11], pag. 35.

[12] [MAL11], pag. 36.

[13] [MAL11], pag. 37.

[14] [MAL11], pag. 38.

[15] [MAL11], pagg. 38-39.

[16] [MAL11], pag. 49.

[17] [MAL11], pag. 49.

[18] [MAL11], pag. 71.

[19] [MAL11], pag. 168.

[20] [MAL11], pag. 178.

[21] [MAL11], pag. 179.

[22] [MAL11], pag. viii.

Ursula Le Guin

Ursula Le Guin

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