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28 gennaio 2014 / miglieruolo

Di mia madre – C. A. Amoruso

Di mia madre.

 

 

 

28genn-1000154_6905n

E’ notte, e tu sai, nel dialetto dei silenzi
lo spegnersi dei respiri
sai dei muri e della calce viva
– solo, talvolta,
la tua ombra a pezzarla di nero
quando tu, fatta muro
con un fremito al labbro contavi
gli anni del lutto
e scoprivi che in fondo
a vestirti a fiori non era più cosa
non ne eri nemmeno capace

Non hai mai sbagliato quel conto
nemmeno ora
che il tempo ha la meglio sul nero dei capelli
ora che mostri i nei sulla fronte
e dici
sono tutti tumori, ma piccoli
e ne ridi, quasi a perdonarli

Mena mi tocca
dice che ti trattieni a stento
che corri verso il bagno e il tuo corpo ti insegue

Mi torna l’odore di crine
acre
di urine tramandate
di sonni amari e sogni
troppi
costretti in fila ad aspettare
e un cigolìo di buio metallo che sentivo
prima che tu
quasi risorta da quei ritmi ignoti
venissi ad asciugarmi in volto.

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