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16 febbraio 2014 / miglieruolo

Guaritore Galattico di Philip K. Dick

Ovvero come sia facile anche per un grande cadere nel peccato mortale della pessima scrittura

di Mauro Antonio Miglieruolo

Quando, tanti e tanti anni fa, mi sembra di ricordare fossi giovane allora, lessi (faticosamente) per la prima volta “Guaritore Galattico” mi limitai a inserire il fascicolo nella collezione dei Romanzi di Urania e, senza altro fare e considerare, passai ad altro. Dick, allora, per me era solo uno dei tanti, un pessimo libro poteva senza eccessivi patemi d’animo essere annoverato tra le spiacevoli possibilità che riservava la vita. Oggi, decenni più tardi, dopo aver riconsiderato l’autore e averne apprezzato le tematiche di fondo, non mi è più possibile mantenere nella medesima pacata rassegnazione. Tanto più dopo essermi costretto a riportare  più volte l’attenzione sulle pagine di questo libro scriteriato. Ogni volta che mi ponevo le seguente due sbalordite domande: perché facevo tanto torto a me stesso e come aveva fatto Dick, l’agile e agevole Dick, a mettere insieme un simile insieme di insensatezze e di implausibilità.

29genn-GuaritoreGalattico-DickridÈ per tale motivo che rifiuto di presentare una vera sinossi del libro, dal quale mi ritiro inorridito. Passi che un qualsiasi mediocre ci affligga con il poco che è in grado di donarci, un grazie garbato gli spetta comunque; ma che Dick speri di farla franca con una storia come quella che unisce Joe Fernwright, guaritore di vasi; Heldscalla, cattedrale in fondo al mare; e il Glimmung, falso dio potentissimo e manipolatore; più un libro che sa e anticipa tutto di tutti, mi sembra davvero inverosimile. Una storia, questa di “Guaritore Galattico” priva di plot, priva di mordente e di un minimo di plausibilità. C’è solo da sperare che l’abbiano pagato bene, in misura adeguata all’oltraggio che ha inflitto a se stesso come scrittore pur di riempire le 200 scarse pagine di testo necessarie per ottenere la mercede.

Ora, per non sembrare che questa recensione sia frutto di un puro rigurgito di malumore, presento alcuni fastidiosi paragrafi, a mio parere significativi della “distrazione” con la quale Dick ha affrontato la stesura del romanzo:

pag. 124, quinto paragrafo: “Cominciamo dal desiderio sessuale” riprese il robot. “Come è ben noto, la forma di amore sessuale più piacevole è quella relativo all’incesto, giacché l’incesto è uno dei tabù fondamentali in tutto l’universo. Più è grande il tabù, più è grande l’eccitazione. Di conseguenza Amalita creò sua sorella, Borel. Il secondo aspetto più eccitante dell’amore sessuale è l’amore per una persona malvagia, per qualcuno che, qual’ora non l’amassimo, troveremmo abominevole. […] Il terzo stimolo più intenso per l’amore sessuale è l’essere innamorato di una persona più forte.”

(Nota: a parte il peccato originale della generalizzazione – può pure essere che per alcuni individui valgano certe norme, ma sicuramente non varranno per altri – c’è da considerare la costante confusione tra amore e attrazione sessuale. Nonché la falsa affermazione sul tabù dell’incesto, che NON è un valore universale. Non esiste tra gli animali ed ignorato da molte civiltà umane. La saccenza del robot gira nel vuoto di una abissale presunzione: cercando di sembrare intelligente e cosmopolita riesce solo a essere stupido e banale.)

Pag. 125, ottavo paragrafo: “Lei mi nomina Cristo” disse il robot. “Si tratta in effetti di una divinità interessante, giacché i suoi poteri erano limitati, la sua conoscenza era soltanto parziale, e addirittura poteva morire.”

(Nota: Addirittura!)

Pag. 126, primo paragrafo: “Esiste una divinità simile,” proseguì il robot “sul pianeta Beta Dodici. Questa divinità imparò a morire ogni volta che moriva un’altra creatura. Non poteva morire al posto delle altre creature, ma poteva morire insieme a loro. E poi, con la nascita di una nuova creatura, anche lei tornava a nuova vita. Così facendo, è passata per innumerevoli morti e innumerevoli rinascite. Diversamente da Cristo, che invece è morto una volta sola.”

Nota: ched’è? Dick ha forse scoperto a scoppio ritardato la dottrina della metempsicosi e ce la propina con insigne disinvoltura? O sono io che non capisco quello che è dato per non capire? Non capisco soprattutto quel che vuole significare. Perché infatti presume di poter diminuire Cristo dicendo che è morto una volta sola e valorizzare il dio parassita di Beta Dodici, che si serviva delle creature sue protette per assicurarsi una immortalità moltiplicata migliaia e milioni di volte? Queste sono bambinate di cui vergognerebbe un maggiore di cinque! Non è per caso che, subdolamente, Dick stia cercando di mandarci in manicomio?)

29gennDickGuaritoreUFict1383Detto ciò non rimane che raccomandare l’acquisto del volume. Per offrirsi l’opportunità di una meravigliosa sciacquata di testa. Vi farà bene, credetemi. Soprattutto per mettersi in grado di capire i pregiudizi che a tutt’oggi soffocano la fantascienza.

***

Philip K. Dick: Guaritore Galattico – Fanucci Editore – Euro 17

***

Già pubblicato sul blog di Daniele Barbieri

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