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18 febbraio 2014 / miglieruolo

Lo spirito della lotta

dal blog lunanuvola  di Maria G. Di Rienzo

(tratto da: “Workers of the World, Faint!”, un più ampio servizio di Julia Wallace, editrice del Cambodia Daily di Phnom Penh, 17 gennaio 2014, traduzione, adattamento e note Maria G. Di Rienzo.)

Poco più di due anni fa, alla fabbrica di indumenti Anful di Kompong, nella provincia di Speu, una giovane operaia di nome Chanthul e 250 delle sue colleghe collassarono in uno svenimento collettivo. Dovettero essere trasferite in ospedale. La linea di produzione si fermò.

Due giorni dopo, la fabbrica funzionava di nuovo, e gli svenimenti di massa colpirono ancora. Un’operaia cominciò a gridare ordini in un linguaggio che pareva cinese, e dicendo di parlare a nome di uno spirito ancestrale, chiese un rituale. Non fu ascoltata, e ancora più lavoratrici caddero a terra. La quiete, e la produzione, furono restaurate solo dopo che i proprietari dell’azienda ebbero organizzato un’elaborata cerimonia con copiose offerte di cibo ed altro allo spirito.

Questo episodio, per quanto bizzarro, non è singolare. Nel passato recente, la Cambogia ha fatto esperienza di una lunga serie di svenimenti di massa fra le lavoratrici del settore tessile: una dopo l’altra, centinaia di donne sono cadute sul pavimento delle loro fabbriche in un incantesimo di stordimento che si chiama “duol sonlap” in lingua Khmer. Gli svenimenti sono attribuiti, di volta in volta, al calore, all’anemia, all’eccesso di lavoro, alla scarsa ventilazione degli ambienti, ai fumi chimici e all’avvelenamento del cibo. Ma secondo un gruppo di medici, antropologi e psicologi che hanno studiato il fenomeno, due terzi di questi episodi sono associati in vario modo ai locali “ guardiani”, conosciuti come neak ta.

neak ta - casa albero

Gli svenimenti collettivi hanno paralizzato la produzione, fra la costernazione del governo, dei proprietari delle fabbriche e delle ditte acquirenti di abiti sul mercato internazionale. Gli Usa hanno aperto alle esportazioni cambogiane negli anni ’90, e la produzione di indumenti in Cambogia è da allora diventata un affare da 5 miliardi di dollari l’anno. Ci sono circa 600 fabbriche di vestiti nel paese, gestite per la maggior parte da compagnie di Taiwan, Corea, Cina, Hong Kong e Singapore. Molte sono state costruite affrettatamente nei polverosi sobborghi di Phnom Penh e in altre poche aree adibite al libero commercio: sullo stesso suolo in cui si crede i neak ta abbiano vissuto per generazioni.

Sebbene il Buddismo Theravada (1) sia la religione ufficiale della Cambogia sin dal 13° secolo, non ha mai soppiantato il pantheon esistente di spiriti ancestrali, dei locali e divinità braminiche. I neak ta sono forse i più importanti fra loro, spiriti intensamente legati ad una specifica forma naturale – una roccia, un albero, un appezzamento di terra. La connessione è così forte che in passato persino i re sono stati visti come quelli che “affittavano” la terra dai neak ta. Come questi re dell’antichità, il superstizioso Primo Ministro cambogiano Hun Sen, al potere da quasi trent’anni, evoca spiriti della terra e dell’acqua per maledire i suoi nemici. La maggioranza dei cambogiani, sebbene buddisti, placano questi spiriti con offerte di tè e focaccine poste su piccoli altari.

Al giorno d’oggi, quando i neak ta appaiono nelle fabbriche stanno di fatto sostenendo la causa delle giovani operaie cambogiane, perché registrano l’obiezione del loro corpo allo spietato regime quotidiano del capitalismo industriale: pochi giorni di ferie, un letto duro in baracche di legno, magri pasti di riso e curry racimolati e inghiottiti di fretta fra un turno e l’altro. Queste voci dall’aldilà stanno chiedendo una contrattazione collettiva qui ed ora, esprimendo le stesse lagnanze delle lavoratrici: l’essere sfruttate da forze che sono fuori dal loro controllo e la sensazione che le regole del lavoro in fabbrica stiano violando un’economia più antica e più giusta.

Giusto all’inizio di quest’anno, ho incontrato Sreyneang, una donna di 31 anni che lavora al Canadia Industrial Park, ad ovest di Phnom Penh. Di recente, un neak ta ha parlato tramite la sua voce, mentre dozzine di sue colleghe svenivano. Mentre era in questa trance, Sreyneang ha anche assalito il presidente del “sindacato” creato dal governo (e ad esso allineato), martellandolo di pugni e coprendolo di insulti.

Abbiamo chiacchierato sedute sul pavimento di terra della piccola casa di legno dove lei vive: non c’era altro su cui sedersi. Mi ha raccontato che si sentiva male, il giorno degli svenimenti, ma che l’infermiere della fabbrica rifiutò di lasciarla andare a casa. Non ricorda molto di cosa è successo poi, ma un guaritore spirituale le ha spiegato che un neak ta era entrato in lei, infuriato perché un albero di banyan (2) nei pressi della fabbrica – che era stato la sua casa per secoli – era stato abbattuto senza rituale propiziatorio ne’ scuse durante la costruzione dei capannoni.

Pochi mesi dopo questo evento, qualcosa di simile è accaduto in una fabbrica di articoli sportivi nei pressi della capitale, un sito di cui si mormorava fosse “infestato” sin dalla sua apertura nell’agosto 2012. Le lavoratrici hanno chiesto al loro supervisore, un uomo chiamato Ah Kung, se potevano tenere una cerimonia e offrire un pollo al neak ta infuriato per essere stato fatto sloggiare dal suo posto. L’uomo rifiutò. Due giorni più tardi, lo spirito entrò in una giovane operaia, Sreymom, e dopo aver detto, con la voce di lei, di essere “stato disprezzato” cominciò a gridare in un misto di Khmer e brevi sillabe veloci che le colleghe di Sreymom hanno preso per cinese. Dozzine e dozzine di altre operaie persero conoscenza e dovettero essere ricoverate nella clinica locale. Infine Ah Kung arrivò e si inginocchiò di fronte alla giovane, offrendosi di fare qualsiasi cosa il neak ta avesse chiesto. Quel che lo spirito stava chiedendo era: rispetto. Domandò fosse costruito un altare e vi si tenessero i consueti rituali. Domandò che il proprietario arrostisse un maiale e organizzasse la festa del capodanno Khmer per le lavoratrici. Il proprietario obbedì. Gli svenimenti cessarono.

In Cambogia, l’assoluta maggioranza dei lavoratori del settore tessile sono donne giovani. Molte sono le prime, nelle loro famiglie, a lavorare fuori dalle loro comunità che coltivano riso. Spesso mandano a casa una larga parte dei loro guadagni, e si sentono nel farlo sia fortunate sia disperate. “Le condizioni di lavoro sono terribili. Molto, molto brutte.”, mi ha detto Sreyneang mentre descriveva lo stare in fabbrica sei giorni la settimana per 120 dollari al mese, senza il permesso di prendere neppure un giorno per malattia. Nonostante gli sforzi per diversificare la produzione, l’industria degli abiti in Cambogia ammonta ancora all’80% sul totale delle esportazioni. Poiché l’economia è di conseguenza altamente vulnerabile all’instabilità nel settore, il governo ha spesso reagito duramente, persino con violenza, agli sforzi delle lavoratrici per unirsi in un sindacato o per intraprendere qualsiasi azione collettiva al fine di chiedere salari migliori. Durante i recenti scioperi (2 e 3 gennaio 2014), i lavoratori del Canadia Industrial Park e di un’altra fabbrica vicina a Phnom Penh sono stati aggrediti da soldati e polizia militare: almeno quattro sono stati uccisi e a dozzine sono rimasti feriti.

lavoratrici cambogiane in sciopero

I lavoratori cambogiani di frequente si lamentano dell’essere forzati a lavorare oltre orario e dell’essere minacciati quando tentano di unirsi a sindacati indipendenti anziché ad uno dei numerosi sindacati governativi o creati dai proprietari delle fabbriche, spuntati come funghi durante l’ultimo decennio. Per una manodopera stimata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro attorno alle 450.000 persone ci sono attualmente almeno 400 sindacati: quelli pro-governativi e pro-fabbriche occupano la maggioranza dei seggi dedicati al lavoro nel comitato nazionale che determina l’aumento dei salari. Il loro dominio complica la contrattazione collettiva.

Nel settembre 2010, quando il salario minimo su base nazionale era di 61 dollari al mese, circa 200.000 lavoratori scesero nelle strade per chiedere un aumento. Era il più grande sciopero mai effettuato dal settore della confezione di indumenti, ma dopo soli tre giorni arrivò ad una brusca fine grazie alla violenza della polizia ed alle minacce ai leader sindacali. Centinaia di operai in sciopero furono per rappresaglia illegalmente licenziati. La paga minima restò invariata.

Poi apparve il neak ta. Gli svenimenti di massa nelle fabbriche di abiti sono aumentati esponenzialmente nel 2011. Linee di produzione hanno chiuso dopo che le lavoratrici avevano chiuso i loro corpi, e gli spiriti hanno negoziato con gli amministratori. L’opinione pubblica ha cominciato a cambiare. Durante gli scioperi del 2010, pochi sembravano preoccupati dei diritti dei lavoratori. Persino i media stranieri e il principale economista della Asian Development Bank si chiedevano se le domande dei lavoratori avrebbero danneggiato l’industria. Ma quando cominciarono gli svenimenti di massa la preoccupazione crebbe: le lavoratrici stavano guadagnando abbastanza per nutrire se stesse? Erano esposte a prodotti chimici pericolosi?

Da allora, il salario base per i lavoratori del settore dell’abbigliamento è cresciuto da 61 dollari a 80, ed è previsto che arrivi a 100 dollari questo febbraio. Numerose conferenze su salute, sicurezza e lavoro sono state tenute. Fabbriche, il consorzio dei produttori di indumenti e i suoi clienti hanno commissionato studi sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche cambogiane. Le operaie hanno cominciato a ricevere bonus per la cura della salute e i trasporti.

Non tutti i miglioramenti sono da attribuire alle visite degli spiriti: i sei sindacati indipendenti del paese hanno lavorato duro per l’aumento salariale. E le condizioni di lavoro lasciano ancora moltissimo a desiderare. Gli attivisti per i diritti dei lavoratori stimano che il minimo mensile per consentire ai lavoratori di mangiare e avere una casa sarebbe di 160 dollari. Ma sino ad ora, se le condizioni sono generalmente migliorate, è in parte perché le persone prive di sensi sui pavimenti delle fabbriche hanno cambiato la cornice del dibattito. La brutale repressione effettuata dal governo dello sciopero di questo mese ha dimostrato che esso non tollera contrattazioni collettive su larga scala. Ma gli svenimenti di massa sono una forma d’azione di gruppo che è difficile sopprimere.

Ed ora, i neak ta stanno cominciando a mostrarsi per difendere altre vittime dello sviluppo. Gli spiriti sono apparsi durante manifestazioni e sit-in organizzati dall’opposizione politica, che contesta i risultati delle elezioni tenutesi nel luglio 2013, che hanno mantenuto il partito di Hun Sen al potere. Alle proteste contro gli sfratti coatti a Phnom Penh, maledizioni tradizionali animiste sono state lanciate alle istituzioni statali. Sale e peperoncini (3) sono lanciati nei tribunali, i medium evocano divinità locali affinché facciano trionfare la giustizia nelle dispute sulla terra.

L’anno scorso, in uno slum di Phnom Penh, una dimostrazione di residenti che erano stati sfrattati dal ricco proprietario ha visto un neak ta prendere possesso di una donna indigente, che viveva in un sottoscala con il marito diagnosticato come malato mentale (entrambi sofferenti di Hiv). La donna ha aggredito un ufficiale del posto che stava tentando di chiudere la protesta, forzandolo a ritirarsi. Anche in questo caso, in precedenza, il proprietario aveva tagliato un vecchio banyan ritenuto la casa del neak ta.

“Ho protetto quest’area per lungo tempo.”, gridava la donna, “E sono molto arrabbiata perché la compagnia ha demolito la mia casa. Sono davvero, davvero arrabbiata.”

(1) Forma di Buddismo introdotta nel 1295 dal re Sindra. Chiamata anche “Piccolo Veicolo” o “Insegnamento degli anziani” ha avuto origine in Sri Lanka, e si concentra sulla responsabilità di ogni individuo di raggiungere il nirvana tramite la meditazione e l’acquisizione di meriti (dare cibo ai monaci, adorare il Buddha, ecc.).

(2) Una specie di fico.

(3) Per la purificazione dell’area e la cacciata delle entità maligne.

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2 commenti

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  1. cristina bove / Feb 18 2014 14:19

    ce ne vorrebbero davvero anche da noi, di neak ta…
    vado a condividerlo su fb

    • miglieruolo / Feb 22 2014 13:33

      Grazie, Cristina. Pezzi come questi sono preziosi, meriterebbero la più ampia diffusione. Peccato che a volta qualcuno (cito ad esempio quello su Rosa Parks) resti confinato nel mio piccolo spazio angusto. Che si sta allargando, ma molto lentamente e con grande fatica.
      Ma conto molto su lettori del tuo calibro…

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