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19 febbraio 2014 / miglieruolo

Stelle (e balle) rosse nei cieli

dal blog di   Daniele Barbieri

recensione a «Il mistero dei cosmonauti perduti. Leggende, bugie e segreti» firmato da Luca Boschini (*)   

Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij o Tsiolkovsky

Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij o Tsiolkovsky

Ogni grande impresa umana – individuale e collettiva – nutre anche miti e balle. E’ così anche per la conquista dello spazio. Dalle farneticazioni secondo cui gli astronauti Usa non hanno mai raggiunto la Luna alle dicerie sui cosmonauti sovietici perduti nello spazio. Ed è su questa seconda questione che indaga il nuovo libro-quaderno del Cicap (ovvero il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, che edita fra l’altro la rivista «Query»): «Il mistero dei cosmonauti perduti. Leggende, bugie e segreti» è firmato da Luca Boschini. Lo si può acquistare su http://www.cicap.org/ e merita perché sono 470 pagine, molto illustrate, senza un attimo di noia: è disponibile sia come ebook (4.99 euri) che come cartaceo (14.90 euri). Nella prefazione Paolo Attivissimo – un esperto di «bufale» – ricorda fra l’altro quanto dobbiamo alla «gara spaziale», dunque alla «guerra fredda» in un certo senso, nella vita quotidiana: dai Gps… alle dirette mondiali di calcio.

Ingegnere elettronico ma così appassionato di astrofisica da avere un suo piccolo osservatorio, Boschini non parte dal 1961 ma giustamente dal 1935 quando muore Konstantin Tziolkoskij, padre dell’astronautica russa (e non solo). Dalla fine della guerra al 1957 la cronologia si addestra in scontri politici e burocratici nell’Urss sulla necessità di spendere soldi per le stelle. Poi si inizia a correre: il 4 ottobre 1957 il primo Sputnik; la cagnetta Laika; le sonde che sfiorano Luna, Marte e Venere; il 12 aprile 1961 il volo di Gagarin.

A quel punto la gara è iniziata e gli Usa hanno un ritardo clamoroso che però colmeranno in pochi anni e infatti nel ’69 “conquisteranno” la Luna. Le ragioni della disfatta sovietica sono 5, secondo l’approfondita analisi di Boschini. Pesa più di quanto si pensi «il fattore K» che però non è Krusciov (o il Komunismo) ma Sergey Korolyov – o Korolev, secondo un altro modo di traslitterare la lingua russa – il genio della cosmonautica sovietica. Ed è quando, nel gennaio 1966, Korolyov muore che la gara è davvero persa.

Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij o Tsiolkovsky

Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij o Tsiolkovsky

Questi i fatti noti. Da pochi anni sappiamo anche di fallimenti e vittime che Usa e Urss hanno nascosto. Il 24 ottobre 1960 in Urss esplode (a terra) un razzo: almeno un centinaio di vittime ma si riesce a tener nascosta la notizia. Ci sono poi, come minuziosamente ricostruisce Boschini, quattro cosmonauti sovietici morti a terra o in volo.

Ma le astronavi perdute, le intercettazioni di una donna russa che – su un razzo alla deriva – chiede aiuto, le “confessioni” dei transfughi, i documenti segretissimi degli archivi sovietici e tutte le altre storie di fallimenti dell’Urss che i giornalisti (occidentali) hanno raccontato? Boschini le smonta una per una pur senza tacere le bugie dell’Urss. Non ci sono dunque clamorosi segreti da svelare ma il libro appassiona sia nella parte epica (la conquista dello spazio) che in quella rigorosa dell’indagine. Chiudono il libro aneddoti molto divertenti e persino il racconto di un incredibile «pesce d’aprile» spaziale.
Dice bene Paolo Attivissimo nella prefazione: «Può sembrare difficile scrivere qualcosa di nuovo e appassionante sulla storia dell’astronautica, dopo tutti i libri prodotti nei cinque decenni che ormai ci separano dal primo volo umano nello spazio, ma Boschini c’è riuscito, esplorando un aspetto poco conosciuto e irresistibilmente intrigante di questa storia: l’altra faccia, quella russa, della “corsa allo spazio”».

(*) Su Gagarin, Korolev e più in generale sulla «corsa alle stelle» di ieri e di oggi ho scritto e scriverò ogni volta che posso ma sul blog c’è spazio per altre/i; lo dico perché scopro che questa passione accomuna ancora moltissime persone con la quasi totale esclusione di giornaliste/i made in Italy, chissà perché. (db)

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