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21 febbraio 2014 / miglieruolo

Angela e Andrea

dal blog  lunanuvola  di  Maria G. Di Rienzo

Dopo un ventennio di abusi e violenze da parte del compagno, e dopo l’ennesimo pestaggio subito davanti alla figlioletta Andrea di tre anni, Angela González Carreño fugge con quest’ultima. E’ il 1999. Ma per il signor Rascón – l’aggressore – non fa grande differenza. E’ il padre della bambina e ha il diritto di vederla, quindi di sapere dove le due stanno di casa, e continua a presentarsi loro a suo capriccio e a malmenare Angela. La donna teme per la propria vita, ma soprattutto per quella della figlia: durante gli anni presenta alla polizia più di trenta denunce, chiedendo fra le altre cose che le visite dell’uomo alla bambina avvengano sotto supervisione. Non la si ascolta. In un solo caso l’uomo viene multato per “molestie”. In momenti diversi i tribunali avevano decretato sia l’ordine di protezione per Angela, che il suo ex compagno violava senza conseguenze, sia l’ordine di protezione per la bimba – che fu subito ritirato perché “lesivo del diritto di visita del sig. Rascón”. E durante una di queste visite non monitorate, il 24 aprile 2003, il signor Rascón uccide Andrea (che non aveva ancora compiuto sette anni) e si suicida.

Angela con le fotografie della figlia

Angela con le fotografie della figlia

Dopo la morte della bambina, Angela ha cercato inutilmente giustizia portando il caso attraverso tutti i livelli del sistema giudiziario spagnolo, fino alla Corte Suprema e alla Corte Costituzionale. Ogni volta, il tribunale non ha riconosciuto ne’ la negligenza delle autorità competenti ne’ la violazione dei diritti della donna e di sua figlia. Allora, nel settembre 2012, si è rivolta al Comitato CEDAW (Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne, NU 1979), chiedendo la condanna dello stato per l’impunità che alimenta e permette la violenza di genere, per cui lei ha sofferto e per cui Andrea ha sofferto ed è morta, e il riconoscimento che il diritto di un minore di vivere una vita libera della violenza dovrebbe essere considerato interesse superiore al diritto di visita nelle cause legali. E’ una lotta straziante, quella di Angela, ma lei dice che la continuerà perché ha speranza di vedere un cambiamento sistemico, qualcosa che garantisca il non ripetersi del suo caso per altre donne e bambine/i vittime di violenza.

Il Comitato CEDAW è il solo organismo internazionale che si occupi specificatamente dei diritti umani delle donne fornendo pareri legali tramite il suo personale esperto, e definendo standard sulla violenza di genere che vanno ad interessare tutti i 187 stati che hanno firmato la Convenzione. Nella denuncia presentata dalla donna, ormai nota come “Angela González Carreño vs. Spagna”, si documentano le violazioni agli artt. 2 (obblighi generali – il fallimento nel prevenire, perseguire, indagare e punire la violenza commessa contro la bambina), 5 (stereotipizzazione – contenuta nelle risposte che i vari tribunali spagnoli le hanno fornito rigettando le sue istanze) e 16 (eguaglianza nel matrimonio e nelle relazioni familiari – giacché oltre a chiudere un occhio sulla violenza, polizia e giudici l’hanno chiuso anche sul fatto che il padre non provvedeva economicamente per il mantenimento della figlia).

A rappresentare Angela ci sono Paloma Soria Montañez e Gema Fernández Rodríguez de Liévana, due giovane avvocate di Women’s Link Worldwide, un’ong internazionale pro diritti umani che lavora per l’eguaglianza di genere in tutto il mondo.

http://www.womenslinkworldwide.org/

gema e paloma soria

Come la loro assistita, sperano che il Comitato identificherà chiaramente la stereotipizzazione di genere come una delle radici della violenza e della discriminazione: “L’applicazione degli stereotipi di genere da parte di autorità, giudici e tribunali è una della barriere più significative che stanno fra le donne e il loro accesso alla giustizia quando i loro diritti umani sono violati. Inoltre, il caso di Angela è tipico, non unico e non isolato. In Spagna, come in molti altri paesi, c’è un’alta incidenza di violenza contro le donne e la mancanza di risposte adeguate quando le donne cercano protezione e rimedi. Nel 2004, la Spagna ha adottato una legislazione specifica sulla violenza domestica, ma la sua implementazione è minima. I giudici sono riluttanti ad applicarla a causa dei loro stessi pregiudizi e nessun meccanismo li richiama alla responsabilità per questo atteggiamento; in più, a causa della mancanza di indagini giudiziarie, un alto numero di casi di violenza contro le donne sono lasciati cadere.” Maria G. Di Rienzo

(Fonti: Agenzia Donne delle Nazioni Unite, Women’s Link Worldwide, OpCedaw)

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