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24 febbraio 2014 / miglieruolo

Monica Lanfranco: il vocabolario continua (D-F)

da blog di Daniele Barbieri

D come differenza/diversità

“In questi tempi di pulizia etnica”, spiega Vandana Shiva nel suo Biopirateria, “mentre le monocolture si diffondono nella società e nella natura, riconciliarsi con la diversità diventa un imperativo per la sopravvivenza. Le monocolture sono una componente essenziale della globalizzazione, che si basa sulla omogeneizzazione e la distruzione della biodiversità. Questa guerra alla differenza non è del tutto nuova. La diversità è stata messa in pericolo dovunque sia stata vista come un ostacolo. Le radici della guerra e della violenza stanno nel trattare la diversità come una minaccia, una fonte di perturbazione e di disordine”. Senza nulla togliere alla necessità fondativa di stabilire socialmente l’uguaglianza dei diritti e dei doveri senza distinzione sessuale, è indubbio che l’ultimo scorcio del secolo appena passato e questo al quale ci stiamo affacciando hanno la differenza e la sua valorizzazione come orizzonte per chi crede che un altro mondo sia non solo possibile, ma assolutamente necessario. E tanto per complicarci la vita ecco qui una folgorante affermazione di Ivy Compton–Burnett, autorevole penna della letteratura anglosassone: “Ci sono più diversità all’interno di ognuno dei due sessi che tra l’uno e l’altro”. Che anche fra di loro le donne non siano uguali è stato, dopo il necessario sentirsi tutte uguali di fronte all’oppressione, la successiva matassa da dipanare, e che questa constatazione apra il problema dello stabilire modalità di riconoscimento fra ulteriori differenze (o disparità) è la grande scommessa della pratica politica femminista dell’oggi.

In libreria

Economia politica della differenza sessuale di Lidia Menapace, Felina editrice

Uomini e donne di Nadia Fusini, Donzelli

Con voce di donna di Carol Gilligan , Feltrinelli

Etica della differenza sessuale di Luce Irigaray, Feltrinelli

Oltre l’uguaglianza (Diotima) Liguori editore

D come dipendenza

Con la coscienza di sé il femminismo ha anche disvelato gli aspetti meno languidi del sentimento amoroso, dipanando il suo atroce contrario: il dipendere. Ecco quindi l’amore che si trasforma in prigione nevrotica (questo amore è una camera a gas!) o il cibo, nemico e rifugio dal quale fuggire e nel quale rifugiarsi, appaiato alla passione in un gioco al massacro senza fine. Il desiderio e il nutrimento, a un tempo, come eccesso e fonti di distruzione. Questo è accaduto a molte donne, dentro alle pagine dei grandi romanzi romantici, ma purtroppo anche nelle sfortunate e disperate vite quotidiane di milioni di donne, che non si possono spegnere come alla tv o chiudere e riporre sul comodino come un Harmony. E non è un caso che tutti e tre i libri che suggerisco siano andati a ruba tra il pubblico femminile, in vent’anni, dagli 80 a fine secolo. Nell’eterno dilemma fra il digiunare e il divorare, tra l’annientarsi nell’altro per un amore divenuto abnegazione o nell’ascesi che rinuncia alla relazione, c’è una terza vita: amarsi. Frequentarsi, fuori e dentro la stanza tutta per sé. E dunque, amare.

In libreria

Donne che amano troppo di Robin Norwood, Feltrinelli

Donne che mangiano troppo di Renate Göckel, Feltrinelli

Donne che corrono con i lupi di Clarissa Pinkola Estés, Frassinelli.

E come emancipazione

Il gradino indispensabile da salire per approdare al possesso di sé, non nascondendosi che l’accesso al denaro è fondamentale e che anche quello ai diritti di uguaglianza e pari opportunità è indispensabile. Emanciparsi ha significato affrontare i veti del mondo maschile per entrare nel mondo del lavoro, nella politica, ma anche nei club sportivi e dell’alta finanza only men fino a comparire in luoghi dove è messa a dura prova il senso del ridicolo, per alcune. A dire il vero non si sa se ci sia stato un guadagno effettivo a raggiungere, per esempio, le forze armate o il ring, ma si sa che per poter essere davvero libere bisogna avere la possibilità di scegliere. Dalle suffragette di fine ‘800 (che si facevano calpestare per ottenere il voto alle donne) la strada dell’emancipazione è irta di trappole: diventare come gli uomini è il prezzo che si rischia di pagare se l’emancipazione non è ben governata e corroborata da una sana presa di distanza dal modello (maschile). Molte donne si sono rese contro, dopo l’abbuffata di pseudo potere degli anni ’80, che non è un gran vantaggio sentirsi dire, a mò di complimento, che se si è brave è perché si hanno le palle. No, grazie, ho le ovaie, persino le mestruazioni, e sono brava lo stesso.

In libreria

Una donna di Sibilla Aleramo, Feltrinelli

Alle origini del movimento femminile in Italia di Franca Pieroni Bortolotti, Einaudi

E come erotismo

“L’amore erotico contiene tutte le esagerazioni sia dell’egoismo che della benevolenza, diventate entrambe passioni, e unite nello stesso unico sentimento”. Parola di Lou Andreas Salomè, una tra le più trasgressive autrici (e pensatrici) sulla materia. Territorio vietato storicamente e in parte sconosciuto alle donne fino all’irrompere del femminismo, l’erotismo oggi è spesso con-fuso con la merce dei grandi magazzini, laddove si tenta di vendere qualunque oggetto abbinato a una parte del corpo femminile (o maschile in tono minore) spacciando il pacchetto da multinazionale come eroticamente plusvalorizzato. Nemico della prestazione, l’erotismo ha tante sfumature quanti sono gli esseri umani. Una chiave di lettura la fornisce Emmanuelle Arsan: “l’erotismo è un moto dei sensi, un esercizio dello spirito. Non è l’eccesso del piacere, ma il piacere dell’eccesso”.

In libreria

Il delta di Venere di Anais Nin, Rusconi

La materia erotica di  Lou Andreas Salomè, Editori Riuniti

Black erotica di autrici varie , Frassinelli

Brivido Caldo –di autrici varie, La Tartaruga

Eros e conoscenza di Lou Andreas Salomè, Boringhieri

E come età

Uno dei lati deboli delle donne, perché è innegabile che nella nostra cultura si invecchia meglio se si è maschi: il capello bianco non è sinonimo di fuoriuscita dal mercato sessuale, anzi il brizzolo è così interessante…Nella sfavillante era della globalizzazione, dove un computer che ha più di due anni è praticamente antiquariato, come può essere un valore positivo avere le prime rughe? Eppure. Eppure, mentre anche gli uomini stanno iniziando a diventare un autentico business miliardario nel campo della cosmesi (e perfino del rifacimento chirurgico, le palpebre cascano anche a loro) ci si comincia a chiedere se valga la pena di rischiare la vita, o menomazioni orribili, causate da bisturi inesperti e rigetti delle sostanze innestate nel corpo, per sembrare perennemente giovani. Germaine Greer, autrice del mitico L’eunuco femmina lancia una provocazione: non sarà che invece proprio quel passare inosservate tipico delle donne sfiorite è un nuovo traguardo di libertà, fuori e oltre il luogo comune che ci vuole sempre in lotta le une contro le altre per primeggiare agli occhi del maschio di turno? Meditare, ragazze, meditare..

In libreria

Il tempo, grande scultore di Marguerite Yourcenar, Einaudi

La seconda metà della vita di Germaine Greer, Mondadori

Adagio un poco mosso di Elena Gianini Belotti, Feltrinelli

Tarda età di Hortense Calisher , Giunti

Chi ti credi di essere? di Alice Munro –E/O

L’età del malessere di Dacia Maraini, Einaudi

L’età pericolosa di Karin Michaelis, Giunti

F come femminilità

Usciamo dalla melassa rassicurativa della pubblicità, che ormai è diventata il linguaggio universale del pianeta benestante, e vediamo come trancia di netto il discorso Susan Brownmiller nel suo Femminilità: “La femminilità è essenzialmente un sentimento romantico, una tradizione nostalgica di limitazioni imposte. Piace agli uomini perchè permette loro di apparire, per contrasto, più virili”.

Una cosa è la femminilità, e un’altra è il femminile, afferma graffiando Brownmiller. Trovare una strada, fuori dall’ordine simbolico dominante che ci vuole tutte in prima serata ambasciatrici di femminilità, e tracciarne una che affermi senso e valori diversi dell’essere femmina è forse più eccitante che recitare un copione già predeterminato. O no? Del resto gli uomini – affermò poco prima del suo assassinio Indira Gandhi – ignoreranno la loro vera natura finchè non lasceranno le donne libere di realizzare la propria personalità. Non femminilità.

In libreria

Femminilità di Susan Brownmiller, Feltrinelli

La mistica della femminilità di Betty Friedan, Edizioni di comunità

Il potere della bellezza di Nancy Friday, Corbaccio

F come femminismi

Accanto all’elaborazione di Marx e alla psicanalisi non ci sono santi: è stato uno dei pezzi fondanti della rivoluzione del secolo scorso. Si può discutere su tutti gli aspetti che hanno caratterizzato, e che caratterizzano il femminismo, ma su questo non può non esserci concordia. Come ha scritto Robin Morgan nel suo folgorante Il demone amante (Giunti): “Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori. Si tratta della maggioranza della maggioranza del genere umano, che afferma che ogni problema la riguarda. Il femminismo è questo”. Al plurale rende meglio l’idea che è stato il solo movimento, ben prima di ogni altro, a riconoscere ed accettare che da un’idea possono (e devono) dipartire molti rivoli, differenti tra loro, per irrigare il mondo.

In libreria

Le donne entrano in scena di Annie Goldman, Giunti

Questioni di teoria femminista di Autrici Varie, Tartaruga

Il secondo sesso di Simone De Beauvoir , Il saggiatore

Questo sesso che non è un sesso di Luce Irigaray, Feltrinelli

Nato di donna di Adrienne Rich, Garzanti

Letteralmente femminista:  perché è ancora necessario il movimento delle donne di Monica Lanfranco, edizioni Punto Rosso

F come famiglia

L’accusa più grande fatta al femminismo e alle femministe: quella di aver minato le fondamenta cristiane della nostra civiltà esigendo libertà e rispetto. Ovvero di aver minato la famiglia e le sue regole ferree, che la vogliono un’entità rigorosamente eterosessuale, con ruoli ben distinti fra chi porta i pantaloni e chi la gonnellina, e soprattutto che sia regolarmente costituita. La gerarchia è fortissima, e se non sei dentro a questi canoni la tua è certo una famiglia di serie B; e la colpa di chi è? Ma è della donna: si è messa a lavorare, e quindi fa meno figli, o se ne fa è stressata perché deve dividersi in 18 pezzi per tenere insieme tutto. Perché non tornare a essere la regina della casa, perdio, e stare tranquilla a far girare le cose per bene? Benpensanti, tifosi di Arcore e fascisti a parte (che anche dopo Novi Ligure si ostinano a dire che i gay e le lesbiche non sono adatti a fare famiglia) l’emergere del concetto di famiglia come luogo della cura, e non delle funzioni astratte determinate a priori dal sesso di nascita, è una delle rivoluzioni del secolo passato, e lo si deve alla trasformazione del ruolo femminile. Famiglie, e non una sola famiglia per tutte e tutti: omosessuali, allargate, unipersonali, fluttuanti. Vincoli, relazioni, condivisioni al posto di ruoli, stereotipi, accentramento.

In libreria

Caro Michele di Natalia Ginzburg, Mondadori

Lessico familiare di Natalia Ginzburg, Mondadori

Figli sereni di amori smarriti di Donata Francescano, Mondadori

Una famiglia di donne di Olga Masters, Feltrinelli

Il romanzo della famiglia di Silvia Vegetti Finzi, Mondadori

Manuale per coppie diverse di Giovanni dall’Orto, Editori Riuniti

Monica Lanfranco

www.monicalanfranco.it

www.altradimora.it

www.mareaonline.it

www.radiodelledonne.org

“Non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone”

Audre Lorde

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