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25 febbraio 2014 / miglieruolo

Monica Lanfranco: il vocabolario continua (G-L)

dal blog di Daniele Barbieri

G come Guerra

Bella parola eh? Pensavamo di studiarla nei libri, sbuffando sulle genealogie di re e condottieri che si lanciavano in mattanze e invece eccoci qui con internet a veder sterminare gente con profusione di creatività sadica e aguzzina. Sarà la modernità, ma questa parola così arcaica impregna il nostro quotidiano. E allora tocca averci a che fare, da dentro e da fuori, con la guerra: che, è bene ricordarlo, è cosa diversa dal conflitto. Questo secondo è un processo salutare, di trasformazione, faticoso ma alla fine, se governato, fruttuoso. La guerra no: è morte, punto e basta. Questo il femminismo sta cercando di dire da tempo, scegliendo per esempio di parlare, assieme al pensiero nonviolento, di avversario e non di nemico (o nemica), puntando al cambiamento anche a partire dal linguaggio, quindi, il modo di stare assieme e di convivere. Saranno anche un po’ cupe, ma come negare la forza simbolica di quelle donne in nero, che, nel sanguinoso contenzioso fra ebrei e palestinesi oltre 20 anni fa, si misero ferme e silenziose in una piazza a Gerusalemme, israeliane e palestinesi assieme, per dire che gli uomini dovevano smettere di uccidersi? Il sangue continua a scorrere, è vero, ma intanto queste scure presenze sono diventate centinaia di migliaia, in tutti i luoghi del mondo dove le persone dimenticano che siamo tutte e tutti fatti di carne, e che le pallottole, o le bombe o i coltelli fanno assai male.

In libreria

Le nuove guerre di Mary Kaldor, Carocci

Sulla violenza di Hannah Arendt, Guanda

La guerra a due voci di Laurence Deonna, Mursia

In guerra senza armi di Anna Bravo e Annamaria Bruzzone, Laterza

Donne e guerra di Jean Bethke, Mulino

G come Generazioni

Il cruccio e la delizia di ogni epoca: la relazione (o la non relazione) fra le generazioni, fra madri/padri e figlie/figli, the circle of life, tanto per citare il Re leone, che casca proprio a fagiolo. Gertrude Stein tagliava corto affermando che “si è sempre per natura ostili ai propri genitori e simpatici coi propri antenati. I genitori ci stanno troppo addosso, ci impacciano, si ha bisogno di essere soli”. Chi non ha mai detto, o pensato, “non sarò mai come mia madre”(o mio padre) alzi la mano. E’ destino che si cresca separandosi ed evolvendo (si spera, ma il Grande fratello ha inferto una discreta mazzata a questa aspirazione) dal modello genitoriale , e per traslato, collettivo e sociale. Salvo poi, guardandosi indietro dopo l’affannata corsa dei primi anni ribelli, annotare che di alcune cose si deve essere grate/i a chi ha sbagliato prima di noi. Le femministe hanno usato la chiave di lettura della genealogia per riscrivere la storia delle relazioni fra le donne, invitando le giovani donne a raccogliere l’eredità delle più grandi, a stringere patti e sodalizi con altre, a infrangere insomma il modello che ci vuole per forza in competizione. Non è facile, ma si può fare, e rischia persino di essere divertente e proficuo.

In libreria

Che razza di ragazza di Anna Del Bo Boffino, Rizzoli

Generazioni a cura della Società Italiana delle storiche, Rosenberg & Sellier

Mia madre non mi ha mai spazzolato i capelli di Marilyn French, Rizzoli

Parole per giovani donne di Monica Lanfranco, Solfanelli

Madri e figlie, a cura di Laura Freixas, Passigli

Madri e figlie, una rivoluzione di Elizabeth Debold, Baldini Castoldi

Film

«Generazione 1000 euro»

G come Globalizzazione

“Noi donne, in tutta la nostra vibrante e favolosa diversità, siamo testimoni della crescita delle aggressioni contro lo spirito, la mente ed il corpo umano, e la continua invasione ed assalto contro la terra e le sue diverse specie. E siamo infuriate”. Parola di Vandana Shiva, della fondazione Diverse Women for Diversity madre universalmente riconosciuta del pensiero ecofemminista e il cui ventennale lavoro ha dato il via alla creazione del grande e inarrestabile movimento di critica agli effetti della globalizzazione noeliberista.

Esaltata da più parti (di solito quelle ricche del pianeta) come la possibilità tanto attesa che tutto rende realizzabile attraverso le nuove tecnologie, al contrario  indicata come nuova e ulteriore trappola che strangola  i Paesi poveri, costringendoli a non trovare una loro strada originale per evolvere: la globalizzazione è oggi al centro anche della riflessione dei vari pensieri del femminismo, perché coinvolge in vario modo le donne, del nord come del sud del mondo, e le pone al centro di scelte e cambiamenti che appaiono sempre più come definitivi per la vita o la distruzione del pianeta. Vandana  indica nella difesa della diversità, a tutto campo, la medicina contro il totalitarismo culturale che la globalizzazione rischia di imporre: ”Dobbiamo imparare che la diversità non è una ricetta per il conflitto e il caos, ma la nostra sola possibilità per un futuro più giusto e più sostenibile in termini ambientali, economici, politici e sociali. E’ la nostra unica strada per sopravvivere”.

Tanto per cominciare si può già fare qualcosina anche da noi: da come si acquista, da ciò che si sceglie di mangiare, o vestire, si può determinare la vittoria o la fine di modelli di produzione e di vita. Si vota di più con il carrello del supermercato che nell’urna!

In libreria

Biopiraterie di Vandana Shiva, Cuen

No logo di Naomi Klein, Baldini e Castoldi

Un altro mondo in costruzione a cura di Anna Pizzo, Baldini e Castoldi

Losing control di Saskia Sassen, Il Saggiatore

Una strana dittatura di Viviane Forrester, Ponte alla Grazie

L’orrore economico di Viviane Forrester, Mondadori

Cambiare il mondo senza prendere il potere di John Holloway, Baldini e Castoldi

Film

«Food inc»; «Supersize me»; «La dea ferita»

I come Innamoramento

Tanto per non andare sul già sentito, eccovi queste perle di saggezza: ‘Gratta un innamorato, e trovi un nemico’(Dorothy Parker) oppure ‘Gli innamorati sono sempre un po’ idioti’ (Colette).

Siamo tutte e tutti ottimamente in grado di valutare, soppesare e preventivare gli amori altrui, salvo poi cadere nella più completa paralisi di ogni capacità cognitiva quando capita a noi. Nonostante le canzonette e l’aids, innamorarsi (di un’altra persona, di un ideale, di un progetto, di se stesse/i) resta, immutato nel tempo, uno dei compiti umani più complessi. Da quando, poi, le donne sono diventate adulte anche socialmente l’amore è venuto allo scoperto come  terreno di conflitto, di negoziazione, di mediazione. E, come dice la psicologa Iole Baldaro Verde, anche di regressione. A volte però, come suggerisce Emily Dickinson, pare che l’unica conclusione possibile circa lo spinoso argomento sia “l’amore è tutto ciò che sappiamo dell’amore”.

In libreria

Innamorarsi di Louise Poissant, Sonzogno

Amore e potere : la rivoluzione dei sessi nella coppia e nella società di Donata Francescato, Mondadori

Il normale caos dell’amore di Ulrich Beck ed Elisabeth Beck-Gernsheim, Bollati

Legami d’amore: i rapporti di potere nelle relazioni amorose di Jessica Benjamin, Rosenberg & Sellier

Soggetti d’amore: genere, identificazione sviluppo erotico di Jessica Benjamin, Cortina

L come Lesbica

Nonostante i balletti hard in prima serata, le pubblicità birichine e ammiccanti che reclamizzano ogni genere di consumo, l’omosessualità fa paura, e quella femminile ancora di più: che razza di animale è una donna senza uomo, che non lo desidera accanto e che rischia, quindi, di essere pericolosamente incontrollabile e addirittura autosufficiente in materia riproduttiva, se si fa inseminare artificialmente? Virago, scherzo di natura, antipatica e forse cattiva: tranne che nel chiuso delle cassette hard (dove è gradita) la lesbica è vissuta come una minacciosa mina vagante, in grado di confondere e traviare le vere donne, quelle etero che, già  turbate dal femminismo, possono cambiare rotta e perdersi per sempre. Sarebbe una bugia dire che nei movimenti di liberazione la comparsa della figura lesbica è stata accolta come una sorella. Per gli uomini è comunque un oggetto strano, e per le donne, anche per le femministe, apre non poche contraddizioni. Tant’è vero che è stato necessario, anche nel femminismo, aprire luoghi di discussione specifici e conflittuali fra donne sull’argomento. Istruttivo, per chi ancora non lo avesse visto, il film Women, in particolare il secondo episodio.

In libreria

Amiche, compagne, amanti di Daniela Danna, Mondadori

Cuori nel deserto di Jane Rule, Zoe

Eva e Eva di Rossella Simone, Muzzio

Favole per adultere di Maria G. Di Rienzo, Babilonia

Il bacio della Medusa di Melania Mazzucco; Baldini e Castoldi

Il pozzo della solitudine di Hall Radclyffe, Corbaccio

Lesbismo per tutti di Helen Eisenbach, La Tartaruga

M@iling Desire di Aa Vv, Il Dito e la Luna

Mamme e papà omosessuali di Monica Bonaccorso, Editori Riuniti

Pomodori verdi fritti di Fannie Flagg, Sonzogno

Un posto per noi di Patience e Sarah Miller Isabel, Zoe

Film

«Women (if these walls could speak)»

L come Linguaggio

Né puttane né madonne: solo donne, campeggiava in molti striscioni delle manifestazioni del primo femminismo. L’uso di certe parole non era, nei favolosi anni ’70, solo un fatto di marginale trasgressività: si trattava di dare uno scossone al modo di guardare la realtà, partendo dal forte impatto simbolico che il linguaggio ha nella comunicazione umana. Nominare, essere nominate: se comunque in principio era il verbo, allora che sia verbo segnato dalla sessualità di chi lo pronuncia. Anche se suona male parlare di sessuazione del linguaggio, che più semplicemente  significa nominare maschile e femminile, rifiutando il neutro (non uomo intendendo genere umano, tanto per capirci: se si vuol dire il genere umano sforzarsi di dire uomini e donne, please); cercare di considerare che esistono donne e uomini è uno dei gradini più importanti per popolare il mondo di due soggetti, e non di uno solo che parla per tutti. Se un’insegnante entra in classe dove ci sono due generi sessuati di persone e saluta con un miope: “Ciao ragazzi”, per favore, fate notare che è un errore rosso. La ricchezza della lingua italiana, e l’evidenza, vi soccorrono.

In libreria

Il linguaggio della dea: mito e culto della dea madre nell’Europa neolitica di Marija Gimbutas, Neri Pozza

La lingua materna : la condizione umana e il pensiero plurale di Hanna Arendt, Mimesis

Le parole per dirlo di Marie Cardinal, Bompiani

Le parole delle donne di Rosa Rossi, Editori Riuniti

Approfitto di questo spazio per segnalare (qui sotto) un seminario, anzi «un’officina dei saperi»  organizzata – ai primi di settembre ma bisogna iscriversi entro il 15 agosto –  dalla rivista «Marea». (db)


OFFICINA DEI SAPERI FEMMINISTI (A CURA DELLA RIVISTA «MAREA»)

SEMINARIO SUL RAPPORTO TRA DIVERSE GENERAZIONI

Corpo a corpo

LIBERTÀ, DIVIETI, RESPONSABILITÀ, MERCATO.

DIALOGHI E CONFLITTI TRA GENERAZIONI DI DONNE.

QUANDO

3, 4 e 5 settembre 2010. Dal venerdì pomeriggio alla domenica a pranzo.

DOVE

A Caranzano, 8 km da Acqui terme, provincia di Alessandria, presso Altradimora, www.altradimora.it

PROGRAMMA COMPLETO E ISCRIZIONE AI SITI

WWW.MAREAONLINE.IT E WWW.ALTRADIMORA.IT

LE  FACILITATRICI DELL’INCONTRO:

Monica Lanfranco; Laura Cima; Ferdinanda Vigliani; Laura Varlese; Valentina Genta; Lidia Menapace; Rosangela Pesenti; Dounia Ettaib;Barbara Romagnoli, Erminia Emprin, Giancarla Codrignani, Eleonora Cirant.

PARTECIPAZIONE E SOSTEGNO DELL’INIZIATIVA

Iscrizione: 15 euro

Dormire

  • 20 euro a testa al giorno per il pernottamento nella casa principale (5 stanze da tre/quattro letti, una da due a castello) con bagno al piano. La colazione è compresa.
  • 15 euro a testa al giorno per il pernottamento nella dependance (fino a 15 posti) bagno senza doccia in dependance e uso bagno nella casa principale. La colazione è compresa.
  • 10 euro a persona al giorno in tenda (da portare, due sono disponibili da 2 ). La colazione è compresa.

Mangiare

  • I pasti (vegetariani), pranzo e cena (a richiesta in anticipo all’atto dell’iscrizione anche vegano) sono offerti a 10 euro l’uno.
  • Ciascuna partecipante, se vuole, potrà portare un cibo vegetariano o una bevanda da condividere con le altre.

MATERIALIZZARE L’EVENTO

Ogni partecipante può portare un libro, una foto, un oggetto da raccontare alle altre come significativo e fondante per la sua storia e consapevolezza di donna.

COSA SI FARÀ

Accanto al momento seminariale e di dibattito saranno proposti video, e un momento di yoga collettivo gratuito.

ISCRIZIONI

Per garantire la migliore sistemazione si prega di comunicare la propria presenza entro il 15 agosto, specificando la preferenza (casa principale o dependance) quante notti, ed eventuali preferenze alimentari.

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