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4 marzo 2014 / miglieruolo

Visione d’insieme di Maria G. Di Rienzo

dal blog lunanuvola

(Il Belpaese e la violenza – parte due: dati e stereotipi)

Nel suo rapporto “Mission to Italy” (2012) l’inviata speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, dice del nostro paese:

Gli stereotipi di genere, che predeterminano i ruoli di uomini e donne nella società sono profondamente radicati. Le donne portano un grave fardello nei termini della cura domestica, nel mentre il contributo degli uomini alla stessa è fra i più bassi del mondo. Rispetto alla loro rappresentazione nei media, nel 2006 il 53% delle donne apparse in televisione non parlava; mentre il 46% era associato a questioni come sesso, moda e bellezza, solo il 2% aveva rapporto con l’impegno sociale o la professionalità.” (pag. 6, “General status of women within society”, i corsivi – in questo paragrafo e nei successivi – sono miei.)

La violenza contro le donne resta un problema significativo in Italia. Come forma di violenza maggiormente pervasiva, la violenza domestica continua ad investire le donne attraverso il paese. Il continuum della violenza nelle case è riflesso dal crescente numero di vittime di femicidio da parte di partner, sposi o ex compagni. In maggioranza le manifestazioni di violenza non sono denunciate, nel contesto di una società patriarcale dove la violenza domestica non è sempre percepita come un crimine; dove le vittime sono in larga misura economicamente dipendenti dai perpetratori di violenza; e persiste la percezione che i responsi da parte dello stato non sarebbero appropriati o d’aiuto alcuno.” (pag. 17, “Main challenges”, paragrafo 67)

Questo invece dice l’UNESCO nel suo studio “Gender-sensitive indicators for media” del 2012:  A paragone di molti paesi europei, l’Italia sta mostrando un preoccupante ritardo in merito alle eguali opportunità per le donne, dal settore economico a quello socio-culturale. (…) L’attuale sottorappresentazione delle donne nei media, in particolar modo quelli del mainstream, riflette una società che non è ancora stata capace di includere pienamente le donne. E’ così specialmente per le donne coinvolte nella sfera pubblica, che è la più visibile sui media. (…) La collezione d’immagini trovate nei media italiani relega le donne a pochi ruoli molto convenzionali: la donna come oggetto sessuale (espressione di una cultura “macho” ancora molto diffusa nel paese) e la donna come madre e casalinga. L’Italia ha adottato i provvedimenti europei che invitano ad una rappresentazione più bilanciata e meno sessista delle donne in tutti i settori dei media, enunciati nel Testo Unico della Radiotelevisione nel 2005. Ci sono tentativi di porre maggiore attenzione alla rappresentazione più bilanciata delle donne. Tuttavia, essa non è stata ancora raggiunta, nonostante il crescente numero di professioniste che lavorano nel campo dell’informazione. Lo scenario è comprovato dall’analisi di Global Media Monitoring Project, che ha trovato come il numero crescente di giornaliste, e in special modo di giornaliste televisive, non abbia condotto all’atteso cambiamento nell’ambiente dell’informazione, ne’ abbia avuto come risultato un contenuto più sensibile al genere nelle notizie.” (pag. 105, Italy)

Di seguito, inoltre, ho riassunto i risultati per l’Italia dell’inchiesta sull’equità di genere in Europa condotto da European Women’s Lobby:La disoccupazione crescente e i tagli alle spese sociali e sanitarie stanno avendo un grosso impatto sulle vite delle donne. Le recenti riforme del sistema pensionistico stanno mettendo sempre più donne anziane a rischio di povertà. Mentre la pensione media mensile, per un uomo, è di 1.311 euro, quella media di una donna è di 893 euro.

Nel 2012, il budget del Piano d’azione nazionale per combattere la violenza contro le donne fu tagliato da 20.000 euro a 18.000, mettendo ulteriore pressione su servizi alle vittime che sono già limitati (0,09 posti in rifugi per donne vittime di violenza ogni 10.000 abitanti).

Solo il 46,8% delle donne in Italia ha un impiego e il 48,2% viene classificato come “inattivo”. Fra quelle che hanno un’occupazione, un numero significativo lavora part-time con il divario di genere nell’impiego a tempo pieno del 25,7%, uno dei più alti d’Europa. Le responsabilità della cura impediscono alle donne la piena partecipazione al mercato del lavoro. Solo il 21% degli anziani non autosufficienti riceve assistenza formale; solo l’11% dei bambini sotto i tre anni hanno un posto negli asili pubblici. Il 58% delle madri con un figlio sotto i 15 anni d’età lavora. La percentuale cala al 54% per quelle con due figli piccoli e al 33% per quelle che ne hanno 3.

La violenza contro le donne è endemica in Italia. L’80% della violenza si dà all’interno delle case, con l’82% dei perpetratori che sono partner intimi. Nel 2010, 13.696 donne hanno cercato rifugio nelle case protette. Solo il 26% ha presentato una denuncia formale.

Mentre di principio l’aborto è legale e gratuito, in Italia, più del 70% dei medici rifiuta di praticare interventi, riducendo gravemente in pratica l’accesso. Simili restrizioni rendono difficoltoso l’accesso alla pillola del giorno dopo.” (“Women’s Watch 2012 – 2013: A Feminist Overview of Women’s Rights and Gender Equality in Europe”)

Ecco, dato più dato meno – ma se volete citiamo anche il misero 21% di donne in Parlamento e l’ancor più misero 6% di donne nei consigli d’amministrazione – questo è il quadro. Ed è un quadro che fotografa una situazione e un clima. Prendete qualsiasi studio, ricerca o rapporto in materia e troverete una variante della frase: gli stereotipi di genere sono l’ostacolo principale che una donna si trova davanti quando vuole semplicemente essere trattata come l’essere umano che è.

Per cui non si tratta di leggeri fastidi intellettuali o di pruriti moralistici quando siamo scocciate perché le telecamere si appuntano sulla scollatura della deputata o risalgono le gambe dell’attrice (qualche giorno fa Cate Blanchett, soggetta a quest’ultimo trattamento, ha chiesto all’operatore: Fa questo anche con gli uomini?) e le veline sculettano seminude ma aprire bocca è loro proibito per contratto. Non si tratta del mio gusto personale rispetto a quel che c’è in prima pagina, e cioè deretani, seni, scollature, trasparenze, lingue, topless e bikini – pezzi di donne, pezzi al posto di donne – e del mio conseguente dover stare zitta perché questo piace ad altri (scordatevelo). La rappresentazione ossessiva della donna come “oggetto sessuale, oppure madre e casalinga”, e cioè la rappresentazione stereotipata delle donne, è il principale alimentatore della violenza di genere. Tre nazioni in Sudamerica hanno leggi statali contro questa violenza simbolica proprio perché la riconoscono come sostrato di quella psicologica e fisica e degli impedimenti che le donne si trovano davanti quando cercano giustizia o piena partecipazione sociale. Ma ecco cos’ho letto io sui giornali italiani negli ultimi giorni:

Alcuni carabinieri, incaricati delle indagini su una donna scomparsa – Provvidenza Grassi, 27enne poi ritrovata cadavere – pensano che “Quella è una puttana, una zoccola. Il padre rompe sempre, è un coglione”.

Voi donne del PD siete qui solo perché siete brave a fare i pompini”, dice il cittadino con l’elmetto nonché deputato Massimo De Rosa, nel maggio scorso cofirmatario della legge di “Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”.

Quando esco ti scanno”, promette alla sua ex fidanzata Francesco Vono, 34 anni, condannato a tre anni di reclusione per stalking, subito dopo la lettura della sentenza: tranquillo, davanti al giudice che lo ha appena condannato. E ha qualche ragione di presumere del consenso sociale alle sue azioni, giacché sotto il pezzo si scatenano i commenti che lo scusano, che si chiedono cosa gli abbia fatto quella stronza e che chiocciano come gallinelle: Fa più scandalo questa roba qui di quel che succede a Monte Citorio (scritto così, amen)?

Un giornalista si produce in un pezzo che gira attorno alla nuova sigla dell’ex Fiat, scaturita dalle sue partnership con Olanda e Gran Bretagna, e cioè Fca (strizzata d’occhio, colpo di gomito): … a noi italiani di fca ce ne toccherà pochina o forse proprio per niente… a loro la fca, a noi il conto…

Un governatore di regione, sposato con figli, ha una relazione con una giovane donna: costei “vedrà preferito il suo curriculum a quello di altre 22 concorrenti e otterrà così un incarico pubblico quadriennale alle Pari Opportunità regionali, con tanto di nomina del Ministero del Lavoro”. Capito, alle Pari Opportunità, mi sembra proprio il posto giusto. Abbiamo lottato per creare questi spazi nelle istituzioni giusto perché venissero distribuiti da maschi generosi a femmine meritevoli. Ma gli articoli girano attorno alla “debolezza” da perdonare, alla povera “famiglia massacrata” dai media, e al fatto che il politico fa citazioni in Latino.

Oppure sentite questa: “Un commercialista ha cercato di uccidere una sua cliente a colpi d’ascia (…) L’uomo, 53 anni, ha aggredito una donna di 42 anni che, negli ultimi tempi, per questioni di carattere economico legate alla compravendita di un immobile, avrebbe avuto diversi dissidi con il consulente. Lui, esasperato, si è recato a un incontro con la sua cliente, portandosi dietro un’ascia nascosta all’interno di una borsa, con la quale, al termine dell’ennesimo litigio, in preda ad un raptus di follia, ha colpito la donna ferendola al volto e alle mani.” Il miglior commento, il più votato? Non era neanche tanto bravo con l’ascia, non l’ha uccisa.

Ultima ma non minore, c’è la tragedia familiare di Brugherio, dove un uomo “tranquillo e dedito alla famiglia … ha aggredito sua moglie in camera da letto, forse mentre stava dormendo, colpendola ripetutamente all’addome con un coltello da macellaio, per poi finirla con un violento fendente alla testa utilizzando una mazza da carpentiere”. La donna, casalinga di 57 anni, non usciva di casa se non accompagnata dal marito 64enne – che dopo aver eliminato l’oggetto della sua ossessione di controllo si impicca. Il vicino di casa spiega: “Credo le volesse davvero molto bene ma sì, forse era geloso. Lei era una bella donna, certo, ma pensava a fare la nonna.”

Sembrerà una cosa strana da dire, ma mi sto augurando che nessuno mai mi voglia molto bene (e vi voglia molto bene) in questo modo. Maria G. Di Rienzo

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